giovedì 18 ottobre 2007

Recensioni / Esteri / THE PRETTY THINGS : Balboa Island (Cote Basque/Cadiz Music/Venus Dischi) - 2007 by Pasquale 'Wally' Boffoli

E' proprio necessario spiegare chi sono stati The Pretty Things tra i '60 ed i '70? Forse sì! Alle nuove generazioni! Sempre che abbiano voglia di saperlo!
Diciamo per sintetizzare che nella prima metà dei '60 hanno conteso agli Stones insieme ad Animals e Yardbirds lo scettro di miglior band beat/r&b della nascente scena rock britannica, o british invasion in virtù di un grande e selvaggio cantante Phil May e di un chitarra solista, Dick Taylor, che proveniva dagli Stones e che dava lezioni di blues a Keith Richards ed Hilton Valentine.
Dopo un apprendistato di due album per la Fontana sulle covers dei padri del blues e del rock&roll (non lungo quanto quello dei R.Stones) e dopo un ottimo Emotions, nel quale cercavano attraverso un beat trasversale nuove direzioni melodiche e compositive scrivono con S.F.Sorrows un pezzo di storia rock incidendo l'antesignano di concept-albums di lì poco a venire come Tommy degli Who ed Arthur dei Kinks!
Lo riproporranno dal vivo agli Abbey Road studios nel 2003 .
Questo nuovo Balboa Island, dopo varie collaborazioni ed incisioni dal vivo negli anni 80 e 90 é il loro vero primo album in studio degli ultimi 8 anni, nonché l'undicesimo dei loro 43 anni di carriera.
Possiamo considerarlo un sunto musicale ed esistenziale in tal senso con flash vividi di un glorioso passato: The beat goes on, In the beginning, Livin' in my skin, nei quali vibranti toni autobiografici sono più che palesi:
l'urgenza malinconica della voce di Phil May soprattutto rinverdisce i fasti degli inizi!
Balboa Island é un album che solo i veterani del rock sapranno apprezzare con dedizione d'ascolto : in più di un episodio riemerge l'antica oscura energia pre-punk impregnata di blues urbano, ma anche di folk maturo e blues rurale.
Come gli otto minuti di (Blues for) Robert Johnson, omaggio ad uno degli indiscussi maestri del british blues, che sconfinano ad onor del vero nell'autocompiacimento esecutivo: si fatica un pò a stargli dietro!
Altrettanto deep/dark la lunga cover acustica della dylaniana The Ballad of Hollis Brown; coinvolgenti le altre covers emotive di Feel like goin' home e Freedom Song.
Altrove The Pretty Things ritrovano la leggerezza espressiva freakbeat delle pagine migliori di Emotions e S.F.Sorrows: in Dearly Beloved, Balboa Island, Mimi, Pretty Beat.
Balboa Island: un piccolo avvenimento che sarà magari liquidato con poche battute dalla stampa che conta.
Ma vi pare poca cosa un nuovo disco nel 2007 (senza che lo spirito originario sia andato perso) dell'unica band della 60s "British Invasion" che suona ancora con la line-up originale (unica eccezione il chitarrista Frank Holland con loro dal 1992) ?
Dopo alcuni ascolti, nonostante uno spirito autocelebrativo un pò accentuato speri che May, Taylor e c. non saranno così cinici dal farci aspettare altri otto anni per regalarci un altro timeless album così denso e generoso.
Si astengano i fans ad oltranza delle nuove fatue bands-meteora britanniche.

http://www.cotebasquemusicgroup.com/

http://www.myspace.com/alllightup
http://www.scaruffi.com/vol1/prettyth.html
http://www.venusdischi.com/

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