giovedì 31 maggio 2007

Rec. / Esteri ; L'indie-rock francese della 5jve Roses : ABSINTHE (PROVISOIRE) -SINCABEZA (Distile Rec.); PEST SOUND (Stunt Kite Rec.) by P.Boffoli


E’ tempo di Francia per la prolifica agenzia di promozione pescarese 5jve Roses, distributrice di numerose realtà e labels indie
(in senso lato) europee ed internazionali. Quelle che seguono sono le recensioni dei nuovi dischi di tre tra le più notevoli formazioni transalpine promosse dalla 5jve Roses.



ABSINTHE PROVISOIRE : Alejandra
(Distile Records/2006)


A mio parere la 5jve Roses il colpo grosso l’ha fatto con Alejandra della Distile Rec., uscito nell’ottobre 2006, seconda opera di Absinthe (Provisoire), una formazione di Montpellier che dopo i magnifici precedenti di Ulan Bator ed Enfance Rouge dimostra come in Francia ci sia una scena sotterranea inquietante ed ancor più radicale rivolta alle espressioni e sonorità contemporanee più estreme.
Tutti aggettivi e concetti che calzano alla perfezione alle scelte operate da Absinthe (Provisoire), lontani dal benché minimo compromesso commerciale o mainstream.
I loro brani fiume sono straordinari streams of consciousness, sinfonie moderne che superano tipologie come post-rock, indie, noise, ethereal, dark, poiché sono tutto questo e lo sublimano in lunghissime epifanie chitarristiche, sorta di sublimi ascensioni melodiche di sapore wagneriano che si spengono molto gradualmente in lunghi liquidi segmenti sospesi in inquietanti mistiche attese (…ricordate i Pink Floyd di Ummagumma, in particolare Careful with that axe Eugene ?).
Tre chitarre (Christophe Devaux, Sylvain Etchegaray, Alexandre Morand) che interagiscono con lucida e creativa follia: melodie, rumore, percorsi eterogenei, sino a saldarsi a tratti in un magma letale e terrorizzante.
Questa esplorazione estrema spazio-temporale pare un metodo (se ci è concesso usare tale termine!) in continua evoluzione: i 29 minuti iniziale di Kocka ne rappresentano un eloquente dilaniante sunto e prendono davvero alla gola!
Le poche parole sparse in questi tortuosi itinerari appaiono concetti minimali ma lapidari : “…il n’y a pas d’unité / la pluie tombe e casse les visages / nous tous, femmes, enfants, viellards, tassés sous dix mille tonnes de merde / est-ce que nous respirons ? «.
L’abrasiva Amour-Infidelite-Introspection vive di straordinari echi/riverberi chitarristici e di una minimalità armonica struggente.
L’amara elegia di Someone Sais Your Heart Belongs To The Dead ricorda il David Thomas dei primi Pere Ubu, quelli più disperati ed introduce l’ancor più straziata Love Song for A Dutch Bitch, serenata dark dallo sviluppo dapprima disarticolato/destrutturato, poi sublimato in scenari neo-ambient, in una psichedelica intrisa di umori free-jazz ed infine in un rumorismo seriale ancora una volta terrorifico ed immobilizzante.
17 minuti di imprevedibile, allucinante situazionismo sonico.
C’è da chiedersi seriamente in futuro Absinthe (Provisoire) di quali stupefacenti accadimenti sonici possano ancora macchiarsi!

www.myspace.com/absintheprovisoire
www.distilerecords.com
www.myspace.com/distile
www.five-roses.net
www.myspace.com/5jveroses


SINCABEZA : Edit sur passage avant fin ou montée d’instrument.
(Distile Records/2007)


Il trio di Bordeaux Sincabeza guidati da Philippe Rey (chitarra) debutta con un album interamente strumentale sempre per la Distile Records.
Difficile da etichettare perché sfuggente e mutevole, basato com’è su strutture e segmenti strumentali di un sapore math-rock
(più che post-rock) europeo poco debitore a formazioni americane come Shellac e Dom Caballero. Ed incastonati l’uno nell’altro come un puzzle inestricabile.
Le armonie sono molto ondivaghe e la titano parecchio in brani come Suce ma bete. Dimanche Martin, O 4, …Ni les équations,
polverizzandosi in alchimie ritmiche a volte un po’ cervellotiche. Tuttavia una poesia tenue e struggente priva di parole traspare dalle trame delicate di 0 4. Altrove, in …Ni les équations è una martellante ripetitività minimale gravida di continui stacchi ritmici a comunicare alienazione e masochismo di una ricerca sonica che si autofrattura con metodo seriale rigenerandosi in anfratti ritmici angusti e pericolosi. L’intesa tra i tre è notevole, anche nei momenti più disarticolati e densi.
Bandit Manchot allarga a dismisura le maglie aconfinando all’inizio in una sorta di free-form jazz per poi rientrare nel solito tormento/estasi di fraseggi seriali ipnotici colmi di micro-variazioni sul tema.

La breve Non, Rien allenta notevolmente le tensioni accumulate con schizzi di note di un nostalgico bandoneon.
Waar het on gaat a sorpresa cerca la melodia mutante come in certe opere canterburiane di Hatfield And The North e National Health; e chiude splendidamente su un lungo anello melodico in progressione (xilofono, chitarre, basso…) di rara e potente bellezza che non avrebbe sfigurato nell’incomparabile Tubular Bells di Mike Oldfield.
Una deliziosa ghost-track di due minuti con arpa, campanellini e wood.block di sapore decisamente nipponico conferma il misterioso eclettismo di Sincabeza.
Distruzione metodica della melodia e sua seducente ricostruzione: forse è in tale affascinante contraddizione l’appeal maggiore del sound di Sincabeza.

www.sincab.com
www.distilerecords.com
www.five-roses.net



PEST SOUND : 76 kilos laughing.
(Stunt Kite Recordings /2007)


Pest Sound, guidati dal gallese Neil Ovey sono un quartetto di stanza a Strasburgo ed ha realizzato all’inizio del 2007 76 kilos laughing, un pregevolissimo chiaroscurale disco che si nutre innanzitutto dell’asimmetrica notevole vena cantautorale di Ovey, dotato di una profonda eclettica timbrica vocale, un ibrido tra Lou Reed, Kurt Wagner e vagamente Nick Cave.
A vere sghembe mazzate soniche come Prizefighter, The Alsace Samurai, Sneaky Sips, o la schizzata A Gang with no Legs or Wires sguazzanti in un seriale brodo post/math rock, si alternano ballate malate, vagamente velvetiane, come Tailspin, Afternoon Film, Russian Roulette nelle quali Neil Ovey ha modo di blandirci col suo strascicato malato mood vocale (…anche un funzionale falsetto!) decisamente accattivante.
La struggente Spooned è una melodia dai mille tentacoli, straziata dalla lancinante chitarra di Ovey.
Il piano puntillista di Sylvain Dorange impreziosisce il delicato vocalismo dell’ambigua Misanthropic Wife.
Ma si conclude davvero degnamente con la crudele lenta I am the Golden Gun, ebbra di un riff chitarristico glaciale e tagliente e di abbandoni tastieristici arcani. L’agrodolce progressione drammatica del brano è mozzafiato e conclude un disco che (concedetemi una citazione!) “ …brilla come un diamante puro e glaciale, incisivo, delicato, vizioso, melodioso. Imperdibile” (Marie Daubert; Magic: Revue Pop Moderne).
Il disco esce per l'etichetta francese Stunt Kite ed é stato registrato con la solità lucidità e potente nitidezza di particolari da Steve Albini all’Electrical Audio di Chicago; quali altre deviate alchimie ci riserva Neil Ovey per il futuro?

http://www.pestsound.com
http://www.five-roses.net

PASQUALE BOFFOLI

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