venerdì 16 febbraio 2007

From The Past / TOM WAITS: "Blood Money & Alice" (Anti/Epitaph, 2002)

Il monumentale triplo "ORPHANS" (recensito in questo music-blog), uscito sul declinare del 2006 ha risvegliato inesorabilmente in tantissimi fans la febbre TOM WAITS, (forse avrete capito essere uno degli artisti internazionali preferiti in assoluto dal sottoscritto), per la quale non esiste antibiotico alcuno ! Ho cosi fatto mente locale : anche nel 2002 l'imprevedibile Tom aveva fatto uscire a sorpresa in contemporanea due stupendi lavori, "BLOOD MONEY" e "ALICE" e sono andato a risentirmeli: poi mi sono ricordato che ne feci uno speciale per MusicBoom, un sito cui allora collaboravo, e sono andato a cercarmelo . Ecco come lo introducevo : "... Tom Waits- mood per nottambuli e nostalgici perduti / ... questa non é più solo musica: é arte, pittura camuffata, teatro, poesia...vita!". Dopo nel 2004 Waits ha pubblicato l'ottimo REAL GONE, che aveva un approccio diverso. Qui vi ripropongo con qualche modifica dettata dal tempo trascorso la mia doppia recensione di "BLOOD MONEY" e "ALICE"  del 2002, raccomandandovi vivamente di andare a riscoprire questi due lavori, e se non li conoscete di recuperarli: sono un tassello imperdibile nella lunga trama artistica di questo songwriter imprescindibile del nostro tempo!

SOLDI SPORCHI DI SANGUE e FAVOLE-NUVOLE!

Due dischi di Tom Waits che escono in contemporanea! La notizia quando iniziò a trapelare qualche tempo fa, mandò i fedelissimi dell'impareggiabile songwriter (ed anche chi scrive!) in 'brodo di giuggiole'. Waits é come un male oscuro: una volta che ne rimani infettato non solo é impossibile trovarne l'antidoto, ma non vuoi proprio trovarlo! Il suo microcosmo musicale é ormai da tempo fuori dai trends e dai corsi e ricorsi che abbondano nel rock e pop-system: chiuso in se stesso, claustrofobico, burbero, esso é il risultato di un percorso eclettico e personalissimo che ha permesso agli iniziali profondi amori blues e jazz be-bop (con filo diretto con la beat-generation letteraria degli anni '50) di incrociarsi strada facendo con le suggestioni della cultura mitteleuropea dei primi decenni del '900, il cabaret di Kurt Weill in primo luogo.
Quello che pareva agli occhi dei puristi un connubio se non impossibile perlomeno azzardato é divenuto invece tenacemente e semplicemente 'Tom Waits mood', atemporale e sospeso perennemente come un equilibrista sul filo sottile delle emozioni.
Mule Variations (1999) era stato un disco carnoso e terreno, ombrosamente blues: BLOOD MONEY ed ALICE, ricavati da due lavori teatrali rappresentati in Europa nel 2.000 con la regia di Robert Wilson ed interamente musicati da Waits in simbiosi con la sua preziosa ed amata compagna Kathleen Brennan, sono invece calati in una densa dimensione espressionista, e portano impressi come un marchio i segni della colonna sonora.
Soprattutto Blood Money che dei due dischi é il più sagomato ed incisivo: contiene le canzoni che hanno sottolineato la piéce teatrale Woyzeck, tratta dall'omonimo lavoro del poeta realista George Buchner che narro' nell'800 per la prima volta nella letteratura tedesca l'esistenza infelice di un uomo del popolo. Tom Waits dimostra di andare musicalmente a nozze con queste tematiche grottesco/tragiche, forte dell'apporto di un pugno di strumenti e strumentisti magicamente sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda immaginifica: i fiati multiformi di Colin Stetson e Bebe Risenfors, l'harp del veterano Charlie Musselwhite, l'insostituibile ex-Canned Heat Larry Taylor al basso e poi marimbe, celli ... oltre il solito campionario/antiquariato di Tom, pump organ, toy piano, chamberlain e l'incredibile calliope, che dà il nome anche ad uno strumentale.
Ecco allora la marcia marziale di Misery Is The River Of The World, con voce da lupo mannaro, le altrettanto perentorie God's Away On Business e Starving In The Bell Of A Whale che sembrano sottolineare crudamente l'inevitabilità del destino; incedere quasi da processioni religiose hanno invece When The World Is Green e Another Man's Vine, attraversate da una malinconia indicibile, un senso di scoramento che appartengono solo al blues così come l'ha forgiato Waits nel corso dei suoi dischi... Completano il quadro di Blood Money alcune tenere, rudi, introverse ballate nella miglior tradizione di Tom, Coney Island Baby, Lullaby, The Part You Throw Away, un paio di porzioni strumentali dal sapore astratto e straniante ed un'incredibile finale, A Good Man Is Hard To Find nella quale il nostro gigioneggia vocalmente (ma proprio tanto!) come un novello Louis Armstrong.
Se si escludono alcuni episodi come Reeperbahn, Kommienezuspadt e Table Top Joe, nei quali ritorna il Tom Waits più sarcastico e mitteleuropeo, il tono generale di Alice, il secondo lavoro ispirato al racconto di Lewis Carroll ne riflette bene il contenuto favolistico ed irreale.
La produzione e il suono stesso di brani lenti ed oppiacei come Barcarolle, I'm Still Here, We're All Mad Here, Flower's Grave é molto meno fisico di Blood Money, quasi velato e placentale. Si ha l'impressione di attraversare una silente oscura foresta dagli alti fusti, accompagnati dalle melodie indolenti e dalla struggente intensa poesia di Lost In The Harbour, Watch Her Disappear, Fish & Bird, Poor Edward, No One Knows I'm Gone sino all'indicibile bellezza dei soffusi toni blues di Alice con un inarrivabile sax-solo di Colin Stetson.
La serie di strumentisti in Alice si allunga e prevalgono i toni languidi e nostalgici del violino, crepuscolari della viola e del cello, la solitudine serale e notturna del piano e delle tastiere di Tom.
Quelle di Alice sono favole dal fascino torbido, oscuro, finite male . Due dischi diversi ma complementari che ripropongono clamorosamente il fascino malato del songwriting di Tom Waits, un uomo, un artista con i piedi ben piantati ed intrecciati con le profonde radici della terra ma con la testa persa tra spessi banchi di nuvole sulfuree ed extraterrene.
PASQUALE BOFFOLI

1 commento:

digitoergosum ha detto...

Ho già commentato, nelle tue pagine, come sia piacevolmente interessato al caro Tom. Ho qualche perplessità sulla bontà di "Real Gone". E' un buon prodotto, ma un po' sotto lo standard qualitativo della maggior parte della sua produzione. Ma leggere di Waits e dalla tua appassionata penna è sempre...salutare!
Ciao! Marcello

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