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domenica 20 novembre 2011

NEWS FOR LULU: “They Know” (Uscita: 10 ottobre 2011, Urtovox)

# Consigliato da DISTORSIONI

Chissà se questi cinque giovanotti provenienti da Pavia hanno scelto il nome del loro gruppo ispirandosi all'omonimo disco di John Zorn. Di sicuro la loro musica non si ispira a quella dell'eclettico jazzista statunitense: i News For Lulu, partiti nel 2006 all'insegna del post-rock, si sono dedicati nel frattempo a esperienze soliste e con altre formazioni, prima di mettere a punto questo secondo

martedì 5 aprile 2011

DISTORSIONI SELECTIONS: March Moondogs (garage) playlist

Prende avvio la collaborazione con Moondogs,  trasmissione della webradio Sonikawebradio, che si puo' ascoltare, in diretta, tutti i mercoledì dalle 19.30 alle 20.30 in streaming  sul sito web, oppure in qualsiasi momento anche tramite la pagina su Soundcloud.  La tramissione si propone l'intento "di riportare alla luce sonorita' tipiche dei vecchi juke box: infatti la selezione musicale parte dagli albori del rock'n'roll della prima meta' degli anni '50  fino ad arrivare ai suoni psichedelici e alle chitarre distorte di fine anni '60, passando dal soul e dal rock piu' classico e senza però dimenticare la storica summer of love." Suoi curatori sono Gino e Riccardo IconOut, quest'ultimo responsabile delle selezioni musicali. Proprio Riccardo proporrà  periodicamente su Distorsioni una selezione dei brani tratta dalla programmazione del mese precedente. Si inizia quindi con marzo!


March Moondogs (garage) playlist
selected by Riccado IconOut

Era Of Sound, Girl in the miniskirt

The Montesas, Do the Slide

The Barons,  Now you're mine 

The BluestarsI Can Take It 

The CreepsShe's Gone 

The Pieces FitPieces Fit

Ognir & The Nite people,  I Found A New Love 

TR & The Yardsmen, I Tried

The Vy-CountzGoodbye

Hooterville Trolley, No Silver Bird 

venerdì 4 marzo 2011

IL JAZZ SU DISTORSIONI + First 'JAZZ SELECTION' by Marina Mercorillo

Se siete lettori ed amici di DISTORSIONI sapete che, pur trattandosi fondamentalmente di un rock-magazine, ho sempre voluto estenderne lo spettro estetico ed informativo ad altre valide forme espressive musicali; così si giustifica abbondantemente la nuova denominazione scelta e coerentemente con essa il JAZZ godrà presto di più spazio su queste colonne, alcuni suoi periodi temporali/sviluppi stilistici in particolare che mi stanno molto a cuore, come il jazz di Chicago degli anni '70 che fa riferimento all' Association for the Advancement of Creative Musicians (AACM) (fondata dal compositore/pianista Muhal Richard Abrams ed ancor oggi attivissima: Kalaparush Maurice McIntyre, Anthony Braxton, Don Moye, David Murray, Oliver Lake etc ... ) e la scena radicale europea fiorita sempre tra i '70 e gli '80 dello scorso millennio. Tranci vibranti di storia musicale che ho avuto la fortuna di vivere orgogliosamente in tempo reale pur vivendo nel profondo sud, grazie a tempestive rassegne culturali tenutesi in quegli anni così profondamente 'politici' ed alternativi (quando questo termine aveva ancora un senso!), nei quali anche la musica ed il jazz in particolare avevano connotati pesantemente 'politici', sia che si trattasse di musicisti di colore che avevano fatto loro ed estremizzato i fieri contenuti di affrancamento culturale e sociale del free-jazz e di icone come Ornette Coleman, John Coltrane, Pharoah Sanders, Cecyl Taylor, che di artisti europei impegnati in una lucida e creativa 'anarchizzazione' sonora. Ebbi in quegli anni la possibilità di accostarmi dal vivo ad alcuni illustri esponenti di quelle 'eroiche' scene: parlo di artisti incredibili come Peter Brotzmann, Alex Von Shlippenbach, Hank Bennink, Steve Lacy, Marc Charig, ma anche di validissimi italiani come Gaetano Liguori, Giancarlo Schiaffini e del mio concittadino Roberto Ottaviano.
In tema di Jazz su DISTORSIONI abbiamo già pubblicato, oltre a singole recensioni di novità internazionali nel corso degli anni (Colin Stetson, Alessandra Celletti, Alessandra Celletti-Roedelius, Robert Wyatt with Gilad Atzmon and Ros Stephen, MoonJune Records, Animation, Saalfelden Jazz Festival (2006), Forthyto), articoli su dischi fondamentali come "Bitches Brew" di Miles Davis (e di Davis parleremo senz'altro ancora) ed altri del panorama jazz-rock internazionale, discorso che Luca Sanna sta sviluppando ormai da un pò di tempo, diluendolo in puntate, su Distorsioni. (Wally Boffoli)

(fotografie, in ordine di pubblicazione: Kalaparush Maurice McIntyre, Steve Lacy, Muhal Richard Abrams, Peter Brotzmann)


First 'JAZZ SELECTION' by Marina Mercorillo
Alla vigilia quindi di un mio massiccio 'recupero' di materiale jazz (creativo) dei decenni di cui sopra ed aspettando fiduciosamente altri contributi collaborativi, ho pensato di proporvi in modo molto informale una prima Jazz-Selection (ne seguiranno altre se la rubrica incontrerà il vostro gradimento!) di dieci brani messi gentilmente a disposizione di DISTORSIONI da una mia giovane amica jazzomane (anche), Marina Mercorillo, conosciuta attraverso un social network che tutti voi conoscete benissimo.
Si tratta di brani di artisti 'apparentemente' molto distanti esteticamente, come John Coltrane, Paolo Fresu, Pharoah Sanders, Soft Machine, Joachim Kühn, Chick Corea, Jan Garbarek, brani accomunati da 'arditi' salti cronologici e stilistici; non credo comunque questo possa rappresentare un ostacolo ad una loro fruttuosa, attiva, godibile fruizione da parte vostra: il fil rouge che li attraversa é anche il buon gusto e la passione per il jazz di qualsiasi latitudine della mia (nostra) amica Marina Mercorillo. E vi sembra poco? (Wally Boffoli)




Satmar Rikud - Feldman/Caine/Cohen/Baron (Secrets, 2009)


Paolo Fresu & Raffaele Casarano (TUK Music, 2010)





Miles Davis: Ahmad's Blues (1959)


Improvisation mit Thierry Escaich und dem Jazzpianisten Joachim Kühn (2009)







Soft Machine: Fanfare + All White (1973)


John Coltrane: My Favorite Things (1961)









Alice Coltrane: "Blue Nile" (1970)


Chick Corea & Hiromi Uehara: Spain (2006)






Jan Garbarek & Anouar Brahem: Bahia! (1994)

Pharoah Sanders: The Creator Has a Master Plan 1/3 (1969)





(selezione a cura di Marina Marcorillo)

martedì 18 gennaio 2011

LA BREVE STAGIONE D'ORO DEL ROCK MESSICANO

Fra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta il Messico vide fiorire un numero considerevole di gruppi rock che si richiamavano alle analoghe esperienze musicali e culturali che si stavano verificando sia nei vicini Stati uniti che in Inghilterra. Fu una breve, ma intensa stagione, durante la quale musicisti provenienti soprattutto dalla capitale e dalle città del nord, Guadalajara, Tijuana, poterono esprimersi con grande libertà facendo nascere una vera ondata musicale rivoluzionaria che trovò il suo momento culminante l’11 settembre 1971 nel festival rock di Avandaro, quando ad ascoltare alcune delle principali rock band messicane si radunarono circa 250.000 giovani provenienti da tutto il Paese. Giovani che non erano lì solo per ascoltare rock, ma per testimoniare i loro ideali di pace e libertà, contro la repressione e la violenza poliziesca.
Il regime politico del Partito Rivoluzionario al potere si era distinto fino ad allora per una feroce repressione delle proteste studentesche, culminate nel massacro di Piazza delle Tre Culture il 2 ottobre 1968 e il 10 giugno del 1971 nell’assalto della polizia all’Università di Città del Messico con l’uccisione di decine di studenti.
Ma il rock fino a quel momento era rimasto immune dalla censura, del resto il Messico è uno strano paese, terra di esuli, ospitale verso i ribelli in fuga da regimi dittatoriali, capace di commissionare opere con cui abbellire le sue città ad artisti rivoluzionari come Diego Rivera o Siqueiros, di mostrarsi fieramente indipendente verso l’ingombrante vicino gringo e nel contempo di tollerare la feroce violenza dei fazenderos contro i campesinos, con un partito che lo ha governato ininterrottamente per quasi tutto il secolo in modo cinico e senza farsi troppi scrupoli, né nel far dilagare la corruzione, né nell’uso della violenza.
Ebbene quel raduno rock fu la goccia che fece traboccare il vaso, i “chavos de onda” ,“i ragazzi della onda” (Chavo de onda è una delle canzoni più famose dei Three souls in my mind i quali ad Avandaro dedicarono agli studenti massacrati a giugno dalla polizia una cover di Street fighting man),  che vi parteciparono e la loro musica furono accusati di essere dei drogati, degli ubriaconi dediti alle orge e al sesso più sfrenato, corruttori dei più profondi valori della morale e della cultura; dalla radio, alla televisione, dai giornali agli uomini politici fu invocato l’uso della censura, e per il rock messicano fu l’inizio della fine, bandito dalle radio, dalla tv, dai locali più importanti per i concerti, dai contratti discografici i musicisti si ritrovarono senza soldi e costretti a cambiare mestiere o genere musicale: esemplare il caso de La Revolucion de Emiliano Zapata, forse il gruppo allora più famoso, che abbandonarono il rock per darsi ad un facile pop commerciale. Sulla musica della nuova onda messicana scese l’oblio, fino alla riscoperta degli ultimi anni, avvenuta prima negli Stati Uniti e in Europa che in patria: gli Lp, molti introvabili e con quotazioni altissime sul mercato del collezionismo (il disco dei Kaleidoscope pare arrivi anche a 5.000 dollari!), oggi vengono ristampati e possono essere finalmente apprezzati per il loro valore musicale.
Con i musicisti e i brani presenti in questa selezione proverò a dar conto della ricchezza del panorama musicale messicano e stimolare la curiosità di chi ancora non la conoscesse: si va dal pioniere Javier Batiz (Coming Home da "Coming Home", 1969), considerato il miglior chitarrista messicano e maestro di Santana a band influenzate da ritmi black, con sezioni fiati che innervano la loro musica come i 39.4,:“Behind the mask” (EP, 1971) o i più hippie Peace and Love, dei quali abbiamo scelto una cover di I like Marijuana ("Avandaro", 2004") di David Peel registrata ad Avandaro, agli psichedelici Kaleidoscope (Colours”, da Kaleidoscope", 1969)
Ernan Roch (The Train da "Ernan Roch"),
Toncho Pilatos (Drunk again 2, da "Toncho Pilatos", 1971)
gruppo con influenze zeppeliniane di grande spessore,
La Revolucion de Emiliano Zapata (Nasty sex, da "La Revolucion de Emiliano Zapata"),
El Ritual (Peregrinaciones satanicas, da "El Ritual", 1971 -  Lucifer, da "El Ritual"), nel quale confluiscono elementi jazz, dark e hard-prog, a Grupo Ciruela (Nada nos detendra da "Regresso al Origen". 1972) e  El Amor (We need love da En vivo, 1971) in cui sono evidenti le influenze westcoastiane.
Ignazio Gulotta

giovedì 13 gennaio 2011

DR. FEELGOOD: The Kings of Pub Rock - Story and Selection

Tra il 1977 ed il 1978 in pieno boom punk, qualche loro brano rimase 'intrappolato' nelle varie "Punk-Collection" che allora circolavano, ricordo Baby Jane (Bishop, Nesbitt, Reed, Simmons) (from "Be Seeing You, 1977, United Artists") in particolare: stesso caso successo a rockers quali Larry Martin Factory, Graham Parker, Eddie & The Hot Rods, Ian Dury. In realtà alcuni di loro col punk avevano ben poco a che spartire; ma si sa, in quegli anni in Inghilterra (la Stiff Records) ed in Italia (soprattutto la RCA) non si andava tanto per il sottile e la tendenza a 'cavalcare la tigre' faceva magari comodo oltre che alle etichette agli stessi artisti che ne approfittavano per uscire allo scoperto dopo una dura gavetta.
Dr.Feelgood furono agli inizi Lee Brilleaux (lead vocal, harmonica), Wilko Jonhson (guitar) e John B.Sparks (bass), nel 1971, quando si formarono; a loro si aggiunse John Martin (drums): tutti provenivano da Canvey Island, cittadina dell'Essex (situata alla foce del Tamigi, sud Inghilterra) appestata dalla presenza di un impianto petrolchimico, praticamente il deposito inglese del petrolio americano.
Tutti i particolari della vicenda sono narrati nell'imperdibile film di Julian Temple, Oil City Confidential uscito a marzo del 2010.
Purtroppo molte cose preziose del film vanno fatalmente perdute quando si é visto (come é capitato a me) il film in lingua originale: a Canvey Island, in compagnia di fumi e nubi tossiche, i tre si fanno le ossa suonando blues nei pubs cittadini, tra operai ed impiegati del petrolchimico che sprecano il loro tempo libero tracannando rumorosamente pinte di birra! Sarà questa radice sociale, più che precisi connotati musicali, a caratterizzare quel genere (il Pub-Rock) limitrofo all'esplosione del punk di cui negli anni successivi saranno considerati i re incontrastati: quello forgiato da Lee e da quella testa matta di Wilko sin dalla prima metà anni '70 fu sporchissimo rhythm & blues misto a rock & roll, molto vicino a quello suonato dai primi Stones, Animals e Pretty Things; i maestri? Gli stessi: Chuck Berry, Howlin' Wolf, Jimmy Reed, Bo Diddley etc.; nei loro albums dei '70 ed '80 Brilleaux e c. suoneranno classici come Route 66 (Troup), Checkin' On My Baby (S.B.Williamson), Boom Boom, Dimples, Mad Man Blues (J.L.Hooker), I'm A Man (B.Diddley), Dust My Broom (E.James), Rolling and Tumblin' (Morganfield).
Qualcuno vuol approfondire questo loro lato più 'raw' e basico? Deve cercare "Mad Man Blues (1985, Lolita)" ed il live "Stupidity (1976, United Artists)". Anche i loro primissimi due albums "Down By The Jetty" e "Malpractice (1975, United Artists)" sono largamente illuminanti delle loro radici.
Per rendere però loro piena giustizia non si sbaglia affermando che del 'punk' anticiparono più di qualcosa: l'approccio selvaggio ed iconoclasta al palco e nel contatto con l'esagitato ed 'abbirrazzato' pubblico 'proletario', ad esempio. La scena dei loro primi turbolenti concerti (ma che si perpetrerà negli anni!) nelle hall inglesi: Lee Brilleaux, piantato saldamente al centro del palco, che sputa/vive 'febbrilmente' i brani (suda in abbondanza) e soffia con tutta l'aria che ha nei polmoni nella sua mouth-harp. Si sconvolge a tal punto da rovinare in continuazione l'aplomb inglese del suo completino approssimativo - spesso brandisce a gambe aperte il microfono come un cazzo in erezione - fuma, beve in scena tra un brano e l'altro come fosse al pub all'angolo di casa sua, a Canvey Island.
E Wilko? Beh lui si accontenta di 'imitare' spudoratamente Chuck Berry nei soli e nel 'passo dell'oca: in più però punta minacciosamente (gli occhi sbarrati) il manico della chitarra verso il pubblico come un'arma impropria, durante le sue passeggiate 'schizzate' sul palco. Tutto questo si vede nei video girati duranti i loro primi concerti ma anche in Oil City Confidential.
Ho avuto la fortuna di godermi i Dr.Feelgood live alle porte di Bari negli anni '80 prima che Lee Brilleaux soccombesse alla brutta bestia del cancro nel 1994: me lo ricordo seduto, solo, al bar prima di salire sul palco, fare il pieno!
E dopo ...un concerto incredibile, una band gasatissima, rhythm & blues e rock&roll a piene mani senza risparmio di energie, sudore e caldo, tanto caldo! Io e la mia gang (!?) ci appostiamo sul palco, a destra: la band e Lee non hanno nulla da eccepire! Poghiamo e strilliamo con Brilleaux, che alla fine é stremato, rosso in viso e sudatissimo, perché lui la giacchetta non se la levava mai! Dopo la sua morte fu sostituito dai front-men Pete Cage e poi da Robert Kane (attuale cantante) ma c'é bisogno che lo dica? Non fu più la stessa cosa. Gli ultimi suoi due concerti (24 e 25 Gennaio 1994) furono immortalati nell'album "Down At The Doctors (1995, Grand)".
Wilko Johnson invece gode a tutt'oggi di ottima salute ed é proprio lui il narratore principale nel film Oil City Confidential.
Nella mia selection ho incluso anche brani meno conosciuti di Dr.Feelgood a testimonianza di una varietà stilistica (pur nell'ambito dei dettami suddetti) rivelatasi nel corso degli anni, a dispetto di una fallace e frettolosa disamina.

Wally Boffoli





From "Down By The Jetty (1975)": She Does It Right










From "Malpractice, 1975": Going Back Home Live









From "Stupidity, 1976": Riot In Cell Block No9 & I Don't Mind

I Was Lookin Back - Stupidity - You Be Mine (Live)







From "Be Seeing You", 1977: As Long As The Price Is
Right








From "Sneakin' Suspicions, 1977" : Sneakin' Suspicions

Lights Out (Live 1977)







From "Private Practice, 1978": Take A Trip

Milk And Alcohol








From "A Case Of The Shakes, 1980": Drives Me Wild







From "Fast Women, Slow Horses, 1982": Crazy About Girls

martedì 11 gennaio 2011

CONTRIBUTI - FIRST ITALIAN BEAT, Selection by Salvatore D'Urso

Il BEAT ITALIANO come saprete mi sta particolarmente a cuore (ho 2 gruppi a tema su Facebook) e la scelta per questa prima selezione, che pur non è stata facile, è caduta su questi 10 pezzi per una serie di considerazioni: ho voluto indicare alcuni brani che anzitutto non erano covers, con autori ed esecutori realmente italiani e che hanno in qualche modo operato una svolta nel modo di fare musica qui in patria.
Pur a malincuore, ho dovuto quindi restringere il campo a pochi nomi, alcuni molto noti ma altri meno: perciò rispetto a Un ragazzo di strada dei CORVI (che è senz'altro una canzone straordinaria, ma pur sempre una cover) ho preferito il retro Datemi una lacrima per piangere (1966), scritta da NISA (ovvero Nicola Salerno) che all'epoca fungeva da autore presso la Ariston, etichetta del gruppo, ma l'interpretazione e l'arrangiamento che ne danno i quattro di Parma è incredibilmente innovativo per l'epoca: garage-beat al 100% sostenuto da una ritmica deragliante e una chitarra fuzz, piuttosto inediti per il panorama nazionale.
Altro esempio arcinoto è quello dell' EQUIPE 84, con uno dei brani più rappresentativi quale 29 Settembre (1967), una delle opere prime di Lucio Battisti in fase psichedelica, brano assolutamente POP (all'epoca superò il milione di copie vendute) e accattivante, ma allo stesso modo rivoluzionario (l'intermezzo del giornale radio rimane nella storia).
A seguire una formazione meno nota della mia città, infatti i FANTOM'S erano parte della nutrita scena torinese degli anni 60 e questo singolo (di cui ho scelto un solo pezzo, Le Insegne Pubblicitarie (1966) ma ne conteneva TRE originali) pur uscendo in tiratura limitata, risulta di importanza fondamentale; alcuni lo indicano come il primo disco psichedelico uscito in Italia e di fatto, per essere datato 1966, risulta senza precedenti: il testo affronta il tema del consumismo e della alienazione moderna, ma il tappeto sonoro è stralunato e lisergico, con cambiamenti di tempo repentini e bizzarri.
Altro gruppo non molto fortunato furono i milanesi MESSAGGERI e questo brano Qui (1967) doveva seguire un primo singolo inciso nel 1965, in cui già erano nette le loro radici 'byrdsiane', ma purtroppo non venne mai pubblicato (se non molto dopo in una compilation postuma): l'impressione è quella di trovarsi di fronte ai BYRDS in versione locale, il suono è folk rock della miglior specie, con intrecci vocali e strumentali sublimi.


Dei NOMADI ho scelto uno dei frutti migliori delle loro collaborazioni con Guccini: l'immortale Noi non ci saremo rimane tra i classici della canzone di protesta, ma in un contesto folk-beat dove non c'era spazio per la retorica o per il conformismo.

A seguire i primissimi POOH con Per Quelli Come Noi (1966) una canzone pubblicata nel 1966 e oltremodo coraggiosa (tenendo conto che la censura ai tempi non scherzava affatto) dove i nostri futuri idoli per teen-agers declamavano la cultura beat nello spazio di pochi minuti, con testi crudissimi e suoni oltremodo acidi.
I RAGAZZI DAI CAPELLI VERDI erano di stanza a Padova, nati dalla scissione dei Ranger sound, città veneta molto attiva in quegli anni nella quale rappresentavano il versante più garage ed arrabbiato. Di loro ho scelto Un tipo per te(1967).
Situazione simile anche per i RAGAZZI DEL SOLE, leggendario gruppo torinese di cui abbiamo già parlato ampiamente in questa sede (con una intervista esclusiva all'ex tastierista Piercarlo Bettini), ascoltare Atto di Forza n.10 (1966) per credere !
Sempre da Padova ecco i ROYALS con Una porta chiusa(1966), anche loro molto influenzati dal folk-rock (oltretutto avevano il manager in comune con i NOMADI) ed infine un altro classico del garage-beat italiano, Era un Beatnick (1966) con i torinesi TESTE DURE, fondati dal chitarrista Bruno Avanzato nel 1963 e arrivati ai primi posti nel grande concorso Rapallo Davoli all'inizio del 1966 (così come gli stessi CORVI di Parma).
Buon ascolto!

Salvatore D'Urso
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