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giovedì 13 ottobre 2011

LIVE EVENTS: "SUPERSONIC FESTIVAL" (21-22-23 Ottobre, Birmingham, U.K.) + INTERVISTA a JOHN RICHARDS (DIRTY ELECTRONICS)

Il Supersonic Festival che si terrà a Birmingham dal 21 al 23 Ottobre è da molte parti considerato uno dei migliori festival di musica indipendente al mondo. La particolarità del Supersonic a mio avviso è il

sabato 1 ottobre 2011

MUSICAL BOOK REVIEWS - "Retromania, Musica Cultura Pop e la nostra ossessione per il passato", di Simon Reynolds (15 Settembre 2011, ISBN Ed.)

Il libro di Simon Reynolds (già autore del monumentale “Post Punk. 1978-1984”) coglie un aspetto fondamentale della cultura pop, nel senso più ampio del termine, degli ultimi dieci anni: l’ossessione per il passato, in tutte le sue forme, ciclicamente riproposto, (blandamente) rivisitato, tritato, spolpato, rinato dopo morte apparente. Viviamo in un’epoca che Reynolds definisce “ri-decennio”, caratterizzata da ristampe, reunion, revival, retro, riedizioni …

domenica 11 settembre 2011

"11 SETTEMBRE 2001 - 2011"

Oggi ricordiamo ed onoriamo nel decennale, con la morte nel cuore, le innumerevoli vittime dell’attacco terroristico alle Twin Towers americane del 2001, a prescindere da quell’avvenimento ‘mediatico’ e consumistico assoluto che è diventato, alla stregua del Natale, della Pasqua, di San Valentino, della festa della mamma e del papà! Avvenimento così importante come se il mondo – dice il mio amico Claudio stra/giustamente – fosse iniziato con quella data!

lunedì 22 agosto 2011

LONDON’S BURNING: i tumulti, 6 –10 agosto 2011

Il titolo di uno dei più accesi inni punk dei primi e più politicizzati Clash é stato scelto non a caso dalla nostra corrispondente da Londra MYRIAM BARDINO, per questo articolo in cui, dietro mia sollecitazione, analizza impietosamente i recentissimi tumulti giovanili anglosassoni, ora che sembra si siano spenti. L'impressione é che la 'rivolta bianca' che Joe Strummer e c. descrivevano e si auspicavano in quella song così come in White Riot, Police on my Back, Police and Thieves e tante altre, si sia fatalmente avverata a Londra ed altre metropoli inglesi in questo agosto 2011. Sono passati quasi 35 anni dai giorni di fuoco descritti in quelle song, ma si é riproposta (deterrente micidiale!), peggiorata nel frattempo moltissimo, la stessa rischiosissima situazione sociale e giovanile. (wally boffoli)

domenica 14 agosto 2011

"PSICOANALISI AL FEMMINILE"

La psicoanalisi è, tra le discipline umane, quella che ha raggiunto più presto la parità tra i sessi. Fin dagli inizi il mondo psicoanalitico venne frequentato da forti personalità quali la scrittrice Lou Salomé, amica di Nietzsche e amante di Mahler e poi di Rilke.
Chi era questa donna dal fascino irresistibile che riesce ad entrare nelle grazie, anzi, a far perdere completamente la testa, alle menti più illuminate del suo tempo? Era una donna completamente diversa dallo stereotipo del tempo. Era bella? Sì,

sabato 13 agosto 2011

MUSICA -SOCIETA'-MEDIA: "Arte, Sogno e Psicoanalisi"

La storia dell’ arte, dice lo psicoanalista Otto Rank, è la storia della liberazione dell’inconscio. Ogni opera d'arte è, così come il sogno, l'adempimento velato di un desiderio represso, rimosso, e i desideri consistono nel formare il momento ideale dell'opera d'arte (www.antoniobellanca.it). L’arte, dice Lacan, è la difesa del desiderio dalla bruttezza del reale. La funzione sociale dell’arte, se può essercene una, è la stessa del sogno: esprimere l’inesprimibile.

mercoledì 6 luglio 2011

MEI - I vincitori del nuovo festival per emergenti, Targa Giovani Supersound 2011 - 23, 24, 25 settembre 2011, Faenza)

Il M.E.I. presenta  i vincitori under 25 della Targa Giovani Supersound 2011: I Cani, Be Forest, Carlot - ta, Heike Has The Giggles e Simona Gretchen - Premio speciale MEI ad Erica Mou - I premi saranno consegnati a Supersound, venerdì 23 settembre al Teatro Masini di Faenza

domenica 3 luglio 2011

QUARANTENNALE DELLA MORTE DI JIM MORRISON: Doors e Area, Jim Morrison e Demetrio Stratos, un accostamento incauto ma possibile

Il suo essere un grandissimo tra grandi ed anche in considerazione della sua prematura scomparsa fa sì che per Demetrio Stratos si possa valutare un possibile parallelo con la famosa band d'oltreoceano il cui cantante morì appena 8 anni prima. Il danno che fu arrecato agli Area fu in proporzione pari idealmente a quello che si ebbe per i Doors. Jim Morrison ormai sdoganata icona del movimento lisergico californiano sempre impavidamente pronto

giovedì 30 giugno 2011

DVD - “È STATO MORTO UN RAGAZZO. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia” di Filippo Vendemmiati (2010, Promo Music - DVD + libro)

“Non vorrei apparire cinico, ma le politiche di Difesa del Giovane sembrano pure misure cautelari per preservarsi la futura pensione. Bisogna impedire al giovane di ubriacarsi e drogarsi e fumare tabacco e andare in discoteca. In generale, di farsi male. Se proprio deve andare in motorino, che vada, ma con tanto di targa, patentino in tasca, casco in testa, ciambella di salvataggio e preghiera di Sant’Orsola nel portafoglio.

giovedì 9 giugno 2011

FRANCO BOLELLI/LORENZO 'JOVANOTTI' CHERUBINI “VIVA TUTTO!” (2010 Add editore)

Lorenzo Cherubini da Cortona, cantante, Franco Bolelli da Milano, filosofo. Nove mesi di e-mail in cui il racconto quasi quotidiano di pensieri ed esperienze scivola fluido e naturale, sincero e onesto dando corpo e vita a un diario epistolare in continua evoluzione, quella biodiversità in evoluzione tanto cara a Franco Bolelli che in Lorenzo vede concretizzarsi, contatto dopo contatto, il concetto taoista di filosofia evoluzionista. Non solo compiere l’azione, ma essere noi stessi l’azione. La crescita quotidiana di un nuovo disco, il suo lento e a tratti frustrante divenire squarciano il velo sul progredire della vita stessa nei suoi aspetti minimi e meravigliosi, come il gioco di una bimba o un giro in bici nel bosco o la sofferenza di una madre nel suo lento distaccarsi dalla consapevolezza e dal mondo, e il comprendere come questi siano non solo parte della spirale naturale, ma essi stessi nello stesso istante vita e morte, luce e buio, yin e yang.

martedì 7 giugno 2011

VISIONI DAL FUTURO - GEORGE ORWELL: "1984", The Big Brother + Soundtracks

VISITA ILNUOVO SITO DI DISTORSIONI: 


Questo articolo dello scrittore di 'noir' savonese Maurizio Pupi Bracali, nostro collaboratore, mi sembra non solo d'attualità ma obiettivamente addirittura proiettato nel futuro: partendo da una squallida, attuale tematica mediatica, attraverso l'analisi di '1984', famoso grande romanzo scritto nel 1948 da George Orwell, Pupi ci prende sapientemente per mano, spiegandoci quale incredibile funzione abbia avuto quel romanzo di vera e propria 'cassandra' delle mutazioni sociali a venire, disegnando inquietanti scenari di là a venire che riguardano tutti noi (wally)

Il Grande Fratello?
Un quotidiano savonese di qualche giorno fa titolava testualmente un articolo di cronaca locale della zona in cui vivo: Il grande fratello sulle strade di Savona: telecamere in diversi punti della città. Avendo letto il giornale al bar, poco dopo lo abbandonavo su una sedia del dehor dove veniva fatto preda da un gruppo di ragazzi, due maschi e due femmine, che, seduti al tavolino accanto, cominciavano a sfogliarlo. Giunti alla pagina dell’articolo citato, lo stupore e l’incredulità di quei giovani diventavano maggiori del tasso zuccherino delle brioches e dei cappuccini che avevano davanti. Quei quattro non riuscivano a crederci: a Savona si sarebbero svolte le selezioni per partecipare al Grande Fratello.

lunedì 18 aprile 2011

LIVE REPORT from ENGLAND – “Ether Festival: Pantha Du Prince, Apparat & Pfadfinderei “ (8th April 2011 – Queen Elizabeth Hall, London)

Ether è un festival con cadenza annuale che si svolge a Londra, nella zona del Southbank, sulle rive del Tamigi. Il tema del festival è l’innovazione nell’arte, nella tecnologia e nella musica. Quest’anno l’unico evento del festival che sono riuscita a seguire è stato il live di Apparat e Pantha du Prince. Il concerto si è svolto nel foyer del Queen Elizabeth Hall per, sicuramente, permettere alle persone di ballare ma dal mio punto di vista una discoteca con un migliore impianto sonoro e strutture sarebbe stata più idonea.
Apparat alias Sascha Ring, sale sul palco con Pfadfinderai (compagno anche nel suo precedente progetto, Moderat) attorno alle 10.00pm. Apparat è una delle realtà più eccitanti della dance elettronica, una miscela esplosiva di Techno, IDM e Elektro. Durante tutto il set non sta fermo un attimo. Stasera, è felice di esperimentare con i suoi ritmi e suoni, la gioia cresce tra il pubblico, che suda e balla sempre più freneticamente. Vengono lanciati anche centinaia di bastoncini fluorescenti che aiutano le danze della platea ad essere ancor più elettricamente colorate. Un improvviso cambiamento di ritmo e partono gli applausi e le grida del pubblico, sempre più eccitato. Non mi convincono le visuals di Pfadfinderai, che trovo molto amatoriali, anche se a chiusura del concerto, improvvisamente, dallo spazio infinito pullulato di triangoli colorati escono fuori delle forme sensuali: il ritmo si fa sempre più vertiginoso, le forme si trasfigurano nella Morte che, con le sue movenze, in una tensione elettrizzante e delirante, sembra volere avvolgere e distruggere emotivamente il pubblico presente in sala. Delirio, la temperatura sale e a fine concerto c'é un caldo quasi insostenibile. Gli enormi vetri del Queen Elizabeth Hall si appannano e si scorgono appena le luci dei lampioni che illuminano le rive del Tamigi e l’ora sull’orologio della Shell Mex House, uno degli esempi squisiti dell’architettura art deco di Londra.
E’ all’incirca mezzanotte quando l’enigmatico Pantha du Prince inizia il suo set: sul palco, vestito rigorosamente in nero con una maschera argentata. Vicino al computer e ai vari congegni elettronici, dei cristalli di luce che riflettendo la luce di uno spot, irradiano luce e splendore in tutta la sala. Siamo all’entrata di un nuovo mondo di cui il maestro è Hendrik Weber, che si nasconde dietro la maschera, un altro genio tedesco della musica elettronica. Il suono, sempre dance, è molto più scuro e possente di quello di Apparat e ti prende direttamente allo stomaco. Anche se i riferimenti sono quelli della techno minimale e di Detroit, nel suo suono si trovano anche riferimenti al punk rock gotico dei Bauhaus, X-Mal Deutschland, Alien Sex Fiend, e durante il set mi è anche sembrato di udire le linee di basso di Simon Gallup di A Forest. Ma si sentono anche gli Animal Collective e LCD Sound Systems. Non per nulla, il suo suono è stato definito dallo stesso Pantha du Prince come “Black Noise”, un suono che si dovrebbe percepire come presagio prima delle calamità naturali, quella frequenza che non può essere udita dall’uomo. Quando l’anima della tecnologia raggiunge la natura e i suoni diventano indistinguibili. Il pubblico, anche se più calmo, sembra essere completamente ipnotizzato. Indubbiamente il set di questo concettualista musicale romantico è avvolgente e magnetico. Hendrik sorride, è cosciente anche lui che il suo messaggio è pervenuto forte e chiaro alla folla del Southbank. Non so cosa sia successo durante le due ore successive, senza rendermene conto mi ritrovo a camminare verso casa. Il mio cuore ancora pulsa con i ritmi di Hendrik e Sascha che coprono il rumore dei miei passi e invadono la notte silenziosa lungo il Tamigi.

Myriam Bardino

N.B.: I commenti a questo articolo che non recheranno nome e cognome, per dar la possibilità all'autore della recensione (che si é firmato) di non rispondere ad un Anonimo, non saranno presi in considerazione e non saranno moderati (Gli Amministratori)

giovedì 24 marzo 2011

BOOK REVIEWS - BORIS VIAN: “Musika & Dollaroni - Contro l'industria della canzone" (2008, Stampa Alternativa)

BORIS VIAN  (Ville d'Avray, 10 marzo 1920 – Parigi, 23 giugno 1959)
La sincope è un’alterazione in medicina: il cuore smette di battere, i sensi ti abbandonano. In musica è il cambiamento, il tempo va dal forte al debole. Inizio questa recensione parlando della sincope perché è il termine che più facilmente e diffusamente si può accostare a Boris Vian. Non solo perché morì per il suo cuore sincopato, ma perchè trascorse tutta la sua breve vita ad un ritmo irregolare, frenetico. Lontano dal clichè dell’artista maledetto, morì a 39 anni in un cinema, maledicendo gli americani rei di aver travisato a loro piacimento la trasposizione su grande schermo del suo romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”. Una morte carica d’ironia, visto il cammino parallelo tra Vian e la cultura americana. Vian ne era attratto visceralmente, sapeva cogliere il meglio di ciò che offriva l’America e sapeva essere un beffardo amico con lei. Un rapporto patafisico per eccellenza, prendeva i dettami americani e li rovesciava, li accettava e poi li esorcizzava. Si finse scrittore afro americano, Vernom Sullivan, e scrisse alcuni romanzi sulla scia dei noir-hard boiled facendo quasi una parodia degli stessi romanzi americani. Il primo ad uscire sotto pseudonimo fu proprio “Sputerò sulle vostre tombe”, romanzo in cui Vian gioca d’anticipo sulla mitizzazione dell’era adolescenziale dipinta su un telo nero. La vendetta di un nero sulla pelle bianca si gioca sul sesso, sulle macchine, sul ballo, sull’alcool, in uno stile asciutto, secco e crudo. Ma anche qui il tutto è il contrario di tutto, vista la finalità denunciatrice del razzismo che ha il libro. Esattamente come da perfetto ingegnere riesce a manipolare le parole e crearne di nuove (pianocktail forse vi dirà qualcosa), così riesce a manipolare e filtrare con perspicace ironia e sarcasmo i messaggi delle sue opere. Un comun denominatore della vita artistica di Vian sembra essere la critica sagace contro un mondo che si sforza di apparire perfetto dopo quel terribile virus conosciuto come seconda guerra mondiale. Prende in prestito la missione degli artisti Bebop, genere jazz che introdurrà in Francia, facendo suonare i suoi amici Duke Ellington, Miles Davis e Charlie Parker, scrivendo di jazz (celebri le sue critiche per la rivista Le Jazz Hot), suonandolo con la sua fedele tromba tascabile ("trompinette") nel Les Saint-Germain Club Tabou e producendolo come direttore artistico del reparto jazzistico della Philips prima e poi della Fontana Records.

“Musika & Dollaroni - Contro l'industria della canzone”
La simbiosi antropologica che ebbe Boris Vian con la musica era di una lucidità disarmante e prova ne dà l’ultimo saggio che scrisse “En avant le zizique”, pubblicato in Italia come “Musika & Dollaroni – Contro l’industria della canzone”. C'è un elemento che dovete tenere in considerazione quando iniziate la lettura di questo saggio: 1958, anno di stesura. Sarà un dato che metterete in dubbio quando terminerete. In un centinaio di pagine Vian regala una critica al vetriolo contro l'industria discografica, impegnata all'epoca a gettare le basi per edificare il suo potere. Quale futuro avrebbe avuto la canzone quando le logiche aziendali e commerciali sarebbero divenute le coordinate su cui dirigerla? La risposta non prefigge vincitori o vinti, ma solo variabili volte a contrastare la mediocrità, colpevole di piegarsi al volere della massa e non del pubblico. Un capitolo, una parte dell'ingranaggio intorno alla musica: interpreti, editori, disc jockey, musicisti, critici, tecnici di registrazione, nessuno sfugge al tiro di Vian. L'intero processo produttivo intorno a quei tre minuti schizzanti di note è passato al setaccio, deriso e analizzato con un occhio proiettato avanti di decenni. Il nostro scriveva già nei primi anni cinquanta un concetto straordinariamente d'avanguardia:

“(...) il pubblico ha diritto di esigere che gli venga fornita, se lo chiede, la registrazione dell'opera completa di Duke Ellington o di Fats. Ciò fa parte del patrimonio musicale umano, ed è intollerabile che se un tizio non vuole ristampare un disco non si possa mai più ascoltare quel disco. Insomma, viva i pirati; come nei film in technicolor, sono i più simpatici”
.

Inconsapevolmente, Vian aveva messo nero su bianco i nomi di coloro che avrebbero compiuto la vendetta contro il sistema discografico. Tra le pagine di "Musika & Dollaroni", condite di accenni sulla cultura e la società francese e sempre quel delizioso sberleffo, si respira la necessità di ridare libertà alla musica, sbarazzarsi del dettame “perchè si venda deve essere una m ...”.
La cultura dell'uomo incolto doveva stare lontana da processi fordisti, da ministri pronti a sbattere i musicisti nel gradino più basso della scala evolutiva, da

“un insieme di falliti, impotenti e cacasotto, che si basano sul disgusto che ispirano ai creativi e truccano le loro piccole combine con impudenza”,

da una stampa non libera sempre preoccupata di accontentare e non di rischiare pur di non perdere lettori, dai suoi critici che sprigionano ego autocelebrativo dalle loro penne, doveva invocare una rivoluzione in nome del microsolco. Questa era la fotografia scattata da Vian nella sua epoca, un obiettivo che sembra oggi puntato su una scala di tempo statico. Nonostante alcuni degli auspici invocati da Vian si siano avverati, come la creazione di congegni elettronici capaci di avvicinare espressioni musicali tra loro lontane o l'adozione della cultura del Do It Yourself da parte degli artisti, l'industria musicale non ha rinunciato a costruire le sue pentole d'oro, dimenticando i coperchi essenziali per non annegare. Sia chiaro, non è un messaggio utopico quello che troverete: Vian conosce troppo bene la vita per non sapere che i compromessi sono talvolta necessari. Ma il compromesso non è una giustificazione per gli errori e per la scarsa qualità di ciò che abbiamo tra le mani, piuttosto è il momento in cui mettersi in gioco e saper creare e vendere un prodotto discreto, ma ragionevole. Un po' come nella vita cerchiamo di adeguarci ai compromessi rimanendo leali a noi stessi. O almeno lo speriamo. "Musika & Dollaroni" è un promemoria essenziale per chiunque ami la musica e si innalza ogni giorno a novello Don Chisciotte in suo nome.
Crizia Giansalvo
Boris Vian

Selezione di brani di o scritti da Boris Vian:
Le Déserteur
La Java Des Bombes Atomiques
Les Joyeux Bouchers
Le Petite Commerce
Magali Noel – Alhambra Rock
J'suis snob
Live at Saint Germain At Presse

mercoledì 23 marzo 2011

CONTRIBUTI - PHIL SPECTOR, GEORGE MARTIN, JIMMY MILLER: "Tre grandi produttori: le beautiful minds che cambiarono la musica"

Dal rock nel penitenziario alle sinfonie tascabili
 Il lungo percorso, ormai cinquantennale e passa, della musica giovane nelle sue mille accezioni riunite sotto il comune denominatore della definizione "Rock" è costellato da decine di artisti fondamentali per capire la storia, i mutamenti, e l'evoluzione degli stili e dei suoni che nel tempo hanno fatto tendenza. Ma una figura chiave, dalla insospettata importanza nel processo creativo della musica, spesso rimane nell'ombra, relegata alle laconiche note di copertina dei dischi, tutt'al più nota agli specialisti di settore o ai cultori di un determinato artista: quella del Produttore Discografico. Chi era costui e come agiva ai primordi del Rock'n'Roll?
Il ruolo del produttore alla metà degli anni ‘50 e' spesso una sola cosa con quello del fonico: la dote di base richiesta era quella di capire e catturare con gli sparuti mezzi tecnici dell'epoca (un paio di microfoni e un registratore ad uno o due canali) tutta l'energia e la carica di un'esibizione istantanea, per forza di cose Live in studio, per poi mixarla in un'unica traccia monofonica, cercando di enfatizzare l'aspetto comunicativo della canzone, fosse essa una languida ballata come Love Me Tender di Elvis Presley o un assalto sonoro come
Train Kept 'a Rolling di Johnny Burnette. Sam Phillips, demiurgo delle prime incisioni di Presley, e Cosimo Matassa, deus ex machina della discografia Jazz e Rock'n' Roll di New Orleans degli anni ‘50, sono fra le figure di spicco dell'epoca, capaci di trasferire concretamente sul nero vinile la rauca e onesta vitalità e purezza del Rock delle origini.

Phil Spector

Ma già nel 1958, seppur nelle provvisorie vesti di musicista teen-ager, autore del mega successo To Know Him Is To Love Him, appare sulla scena americana colui che cambierà le regole e, a buon diritto, e' considerato il primo vero rock producer cioè una figura che al pari dell'esecutore possa aggiungere un contributo creativo, scaturito da un'idea, un progetto, una visione sonora, all'esecuzione musicale stessa. Il suo nome è Phil Spector. Musicalmente colto, autore, cantante e strumentista di valore egli stesso, manifesta da subito uno smisurato ego e perfezionismo, e cieca convinzione nelle proprie intuizioni creative, inventando un modus agendi in sala d'incisione poi largamente imitato e uno stile definito "Muro del Suono" (Wall of Sound). A pieno e assordante volume vengono registrati più strumenti dello stesso tipo e genere, comprese le parti orchestrali, a formare un  tessuto sonoro denso e compresso dall'impatto prorompente, con largo uso di effetti quali eco e riverbero che creano spazialità e profondità.
Su queste basi si inseriscono melodie vocali e ritornelli semplici e accattivanti ma sempre scrupolosamente eseguiti da cantanti e coristi costretti da Spector a ripetere le parti dozzine di volte, all'estenuante ricerca dell'esecuzione perfetta. La formula funziona a meraviglia e nei primi anni ‘60 una lunga serie di successi testimonia l'efficacia della visione wagneriana di Spector e del suo fido arrangiatore Jack Nitzsche: una tempesta sonica dai crescendo impetuosi che lascia il segno nella mente dell'ascoltatore.

George Martin
Sull'altra sponda dell'Atlantico nel frattempo, i giovani talentosi Beatles si avvalevano della assistenza creativa di George Martin che, in particolare dall'album "Rubber Soul" (dicembre 1965) in poi, diventa de facto in studio il quinto elemento della band. Proveniente da studi classici, ma con un'apertura mentale e una curiosità sonora assoluta, Martin avrà il doppio merito di curare egregiamente l'aspetto tradizionale della pulizia e brillantezza acustica delle incisioni dei Fabs e al contempo di capire, assecondare e realizzare le intuizioni estreme, innovative e follemente sperimentali dei baronetti di Liverpool.



La comparsa di strumenti alieni alla tradizione dei dischi rock, le tecniche di registrazione inusuali o di nuova invenzione, l'incisione di parti strumentali eseguite al contrario, i collage sonori da frammenti casuali di nastri magnetici, e la richiesta continua di produrre sonorità ed effetti mai sentiti da parte dei Beatles avrebbero messo a dura prova personalità ben più navigate, ma George Martin con geniale creatività e spirito pionieristico semplicemente realizzò le magie tecniche richieste, valorizzando i quattro Beatles al massimo delle loro possibilità e mettendo alla prova egli stesso la propria competenza sulle macchine di studio e la propria immaginazione di arrangiatore per i capolavori che tutti conosciamo. L'impronta indelebile lasciata da Martin nella storia della produzione discografica e' quella di chi riconosce e apprezza la statura dell'artista con cui collabora e il valore in nuce di una composizione, mettendo la propria esperienza tecnica e il proprio giudizio critico a servizio della canzone stessa, senza imporre all'artista una propria visione prestabilita, ma collaborando fino a trasformare l'idea iniziale in un classico senza tempo.


Jimmy Miller
 Accanto al nobile pop sperimentale che di lì a poco virerà nella psichedelia sulla scia dei Beatles, l'altro stile musicale dominante nell'Inghilterra del 1966 era basato sulle serrate ritmiche del rhythm and blues, ormai metabolizzato e modernizzato dalle migliori band britanniche dell'epoca.









La componente ritmica, il beat primitivo e viscerale che invita al ballo, al divertimento e al rituale della socializzazione fra i sessi è alla base del Rock fin dalle origini, e con il progresso delle tecniche e apparecchiature di registrazione in stereofonia sul finire degli anni ‘60 è possibile finalmente ottenere suoni ben distinti per il basso e la batteria.
Jimmy Miller, batterista, produttore ed arrangiatore di nascita e cultura musicale americana sbarca a Londra nel 1966 e scrive e produce un classico immortale come Gimme Some Lovin', canzone dall'impatto esplosivo e dallo stile percussivo martellante incisa dallo Spencer Davis Group di Steve Winwood; sempre del 1966 è l'altro grande hit single dello Spencer Davis Group, I'm A Man, prodotto da Jimmy Miller, un altro classico senza tempo. Negli anni a seguire Miller collaborerà, fra gli altri, con i Rolling Stones e i Traffic segnandone profondamente le sonorità e le attitudini stilistiche.
Il suo approccio e' precisamente quello di enfatizzare le parti ritmiche, il battito della Madre Terra, mediante l'inserimento di diversi tipi di percussioni, di varia provenienza geografica, che oltre a creare swing variano e colorano le tessiture armoniche, creando una sorta di "musica etnica", tre lustri prima che questa definizione fosse coniata. Il suono delle sue produzioni coinvolge istantaneamente sul piano della vibrazione corporea, si segue il ritmo fino ad essere stimolati al ballo. La collaborazione di Miller con i migliori ingegneri del suono inglesi dell'epoca, Glyn Johns ed Eddie Kramer, veri maestri della complessa arte della microfonazione di studio, rende inoltre i suoi lavori ricchi di calore nella resa degli strumenti acustici (chitarre acustiche e pianoforte) e ci regala un suono di batteria ben definito, corposo e difficilmente migliorabile. Molti altri personaggi di spicco e di genio caratterizzeranno le produzioni discografiche dei decenni successivi, ma quasi tutti, fosse anche in maniera inconscia e subliminale, attingeranno alle diverse lezioni stilistiche, concettuali e tecniche dei tre caposcuola qui celebrati.


APRITE LE VOSTRE ORECCHIE

Phil Spector
The Ronettes: "Be My Baby", (singolo, 1963): insieme al gemello Baby I love You l'epitome del "muro del suono" spectoriano, impatto sonoro devastante con voci femminili melodiche e coretti dalle parti del paradiso.
The Righteous Brothers: "You've Lost That Loving Feeling", (singolo, 1964) ripete la formula con un gruppo maschile, la durata inusuale oltre i 4 minuti ne fa una piccola sinfonia da tasca.
Ike &Tina Turner: "River Deep, Mountain High", (singolo, 1966), la sua produzione più ambiziosa e perfetta, ma il muro del suono qui si espande fino a diventare prigione: dopo il flop di vendite Spector si chiuderà per anni in un isolato, deluso e paranoico ritiro spirituale nei meandri delle proprie ossessioni.


George Martin
The Beatles: "Rubber Soul" (album 1965), dove la musica giovane diventa adulta: qui si fa sul serio, l'ambizione artistica prende il sopravvento sulla innocente Beatlemania, e la critica mondiale la legittima.
The Beatles: "Revolver" (album 1966), ormai il confine stilistico e' legato solo alla libertà e al coraggio della propria creatività e alle esplorazioni ed invenzioni mentali e tecniche perpetrate in studio.
The Beatles: "Sgt.Pepper" (album, 1967), insieme a "Pet Sounds" dei Beach Boys l'album che definisce, riassume e caratterizza la nuova avanguardia giovanile degli anni ‘60.


Jimmy Miller
The Spencer Davis Group: "Gimme Some Lovin'"/Blues In F (singolo 1966)
The Spencer Davis Group: "I'm A Man"/I Can't Get Enough Of It (singolo 1966). Due canzoni da ballare fino all'oblio, primi esempi del connubio Milleriano fra tradizione Rhythm and Blues e futuribili passi etno-dance.
The Rolling Stones: "Beggars Banquet" (album 1968): Miller inaugura il suo sodalizio con gli Stones riportandoli sugli antichi binari del Blues delle origini, meravigliose tessiture acustiche, country blues d'altri tempi, ma anche il manifesto rock-samba Sympathy For The Devil e la rabbia barricadera di Street Fighting Man.
The Rolling Stones: "Let It Bleed" (album 1969): la formula e' simile, ma la visione acquista tinte gotiche negli intrecci ritmici di chitarre blu notte, romanticismo da vita on the road, nei polverosi soul-blues e maestoso lirismo nel gospel pagano You Can't Always Get What You Want.
Traffic: "Mr.Fantasy" (album, 1967)
Traffic: "Traffic" (album, 1968) (No Time to Live)

Andrea Angelini

lunedì 14 marzo 2011

MUSICA - SOCIETA' - MEDIA / CONCERTI ESTEMPORANEI ONLINE: "BandstandBusking", "The MusicSessions".

Parte una rubrica che intende illustrare e dibattere sul rapporto esistente nel terzo millennio tra la musica e le novità della sua fruizione 'sociale' attraverso i diversi media esistenti. E' significativo che Myriam Bardino concluda questo pezzo scrivendo 'la ricerca di canali alternativi di promozione musicale esiste anche nell’era digitale': ma non voglio anticiparvi nulla, vi lascio gustare questo significativo articolo. (wally)

In questi ultimi anni c’è una tendenza a filmare gli artisti che si esibiscono in posti diversi dal palcoscenico. Solitamente, questi eventi sono acustici e filmati professionalmente da registi indipendenti. Una posizione contro la moda diffusa di mettere su internet filmati, di scarsa qualità, dei concerti registrati dai fan di tutto il mondo per mezzo dei loro cellulari. Filmati il cui risultato è di generare un’idea distorta dell’artista e dell’evento. Le sessioni musicali acustiche sono filmate da giovani registi indipendenti e sono il risultato di un incontro tra cinema e musica che offre allo spettatore un modo diverso e intimo per conoscere gli artisti. Filmati molte volte in modo spontaneo, in un momento di pausa dallo studio di registrazione o tra un’intervista e un’altra, tra due tappe del tour, gli artisti danno l’impressione di suonare piu’ per il loro divertimento che per assolvere un altro compito promozionale. Un modo moderno di documentare la musica e di ritagliare all’artista un posto diverso e di qualita’ per esprimersi, che sembra sia convenuto a un gran numero di artisti come The Kooks, National, Beirut, Patrick Watson, Piers Faccini e molti, molti altri.

L’idea di queste sessioni musicali e’ partita da Chryde (nella foto su a destra), il fondatore della Blogotheque che voleva trovare un modo diverso di condividere la musica su internet. L’incontro con Vincent Moon (nella foto su a sinistra), regista indipendente francese, e’ stato fondamentale per riuscire a pubblicare  filmati musicali di qualita’ ineccepibile. Sono passati quasi cinque anni e la Blogotheque ha accumulato piu’ di 200 live di artisti in luoghi alquanto improbabili (chiese, fontane, mercati, zoo, salotti, ascensori, metro, negozi ...) e dato il successo del seguito del pubblico, anche la Burberry ha voluto iniziare le sue live sessions: Burberry Acoustic, vestendo giovani musicisti in erba. Durante questi cinque anni, sono inoltre apparsi  siti internet che usano luoghi per far suonare gli artisti alquanto unici e originali. Dai taxi londinesi delle BlackCabSessions, al lavasecco delle DirtyLaundryTV ai balconi in giro per il mondo di BalconyTV, fino ai gazebo dei parchi londinesi di BandstandBusking. Per un elenco completo dei vari siti che propongono dei live acustici, potete cliccare su TheMusicSessions.

Durante un pomeriggio estivo dell’anno scorso, ebbi l’occasione di assistere a un BandstandBusking di Frightened Rabbit, Hundred in Hands, Sky Larkin e Vivian Girls: c’era una leggera brezza che agitava dolcemente le fronde degli alberi, dei bambini si rincorrevano attorno al gazebo, dei vecchi seduti sulle panchine e passanti in bicicletta guardavano con curiosita’, chi mangiava un panino, chi beveva un caffè. Si respirava una rilassatezza generale sia del pubblico che dei musicisti come se si fosse nel loro cortile di casa. Un’occasione di festa, di celebrazione, di pura condivisione della musica che troppe volte si perde a discapito del classico formato: palco, set pre-stabilito di 90 minuti, amplificazione e illuminazione da spot-lights. La ricerca di canali alternativi di promozione musicale esiste anche nell’era digitale, un’angolazione diversa per considerare un musicista, con un’unica condizione: non indossare l’impermeabile Burberry.
Myriam Bardino

(nelle foto: Vivian Girls a destra, Sky Larkin a sinistra)

Vivian Girls
Vivian Girls
Frightened Rabbit