lunedì 25 giugno 2007

Speciale / CHROME CRANKS : Diabolical Boogie ed altre storie dalla grande (?) mela, by Pasquale Boffoli

Era da tempo che volevo scrivere un articolo consistente sui Chrome Cranks, una delle mie bands preferite degli anni '90.
L'uscita della monumentale doppia raccolta DIABOLICAL BOOGIE, tutt'altro che frattaglie, con tutte le sfaccettature di cui erano capaci, me ne offre occasione e non ho lesinato certo in enfasi !
(P.B.)
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DIABOLICAL BOOGIE (Atavistic Records / 2007)

“…oltre due ore di oscura ferocia”, così predica lo stick apposto sulla confezione della doppia raccolta Diabolical Boogie dei newyorkesi Chrome Cranks, uscita per l’Atavistic Rec. a gennaio del 2007.
Ed ancora, una citazione dal New York Press : “ una desolazione talmente bruciante da far liquefare il makeup di una puttana da cinque dollari”.
Decisamente affascinanti metafore per descrivere il sound dei Chrome Cranks, quartetto newyorkese che ha attraversato come una meteora gli anni ’90 facendo terra bruciata attorno, concludendo impietosamente lo scorso millennio e lasciando ai posteri crudi documenti di un cocktail assolutamente devastante di punk, garage, noise e blues; quanto e forse più di bands altrettanto micidiali e seminali loro contemporanee che giocavano sullo stesso terreno sonico ma con modalità diverse (Gories, Oblivians, Fireworks, ’68 Comeback, Bassholes, Honeymoon Killers, Cheater Slicks), in virtù di un approccio assolutamente allucinato e dilaniato.
Un’epopea tutta americana forse di nicchia ed oggi affievolitasi, ma destinata nel tempo a suggellare fieramente a fuoco il declino di un millennio che per quanto riguarda il rock ne ha viste di tutti i colori.
Diabolical Boogie, il cui libretto interno è stato curato dallo stesso Peter Aaron, lead-vocal/guitarist della band, consta di 33 brani, b-sides, demo e brani tratti da sessions di registrazione di album ufficiali e 7 ”, inediti tratti da tributi e compilations, live rarities, tutti registrati tra il 1992 ed il 1998; un’imperdibile occasione per i neofiti di avvicinarsi ad una band che ancor oggi, passata a miglior vita, non teme rivali, anche se nel 1997 la stessa Atavistic, Chrome Cranks ancora vivi e vegeti, aveva fatto uscire una prima buona antologia, Oily Cranks, i primi rozzi vagiti lo-fi (per etichette varie, Munster, Insipide, Sympathy…), di una band ancora di stanza in Ohio, prima del salto fatale nella grande mela. Tra le altre cose un’ipnotica cover di Cool As Ice dei Suicide incisa per il tributo Your Invitation To Suicide nel ’94.
Dice Aaron, a conclusione del libretto e con una modestia che gli fa onore : “ No, non necessariamente i Chrome Cranks hanno creato il più rimarchevole ed adorato segmento nell’immortale continuum blues-punk; spero solo, e questo sarebbe abbastanza per me, voi apprezziate questo materiale che rischiava di andare perduto. In caso contrario, rimane tra il meglio noi abbiamo mai prodotto”.
Come dar torto ad Aaron ? Il suo vocalismo debordante, le chitarre al cianuro devastanti di William G.Weber e dello stesso Peter rendono sublime omaggio in Diabolical Boogie ad eroi rock e loro maestri riconosciuti come Marc Bolan con The Spider, Sky Saxon con Nobody Spoil My Fun, Devo con Auto Mo.down, gli AC/DC con Dog Eat Dog .
La versatilità musicale ed il ricchissimo background ispirativo dei Cranks escono decisamente allo scoperto : lo stesso Aaron definisce la loro Collision Blues come un incrocio tra American Girl di Tom Petty e Mirror Blues degli australiani Died Pretty.
Ma i picchi diabolici li trovate nella cover lasciva di Shut Down di Darby Crash & The Germs (anche i Germs scrivevano blues..commenta Aaron!), in quella deragliante e travolgente di Street Waves da Modern Dance (un brano dei Pere Ubu del 1975 in anticipo sui tempi allora come oggi dice Peter…) con il basso killer di Jerry Teel , densa di straordinarie intuizioni chitarristiche, in quella Little Johnny Jewel dei primissimi Television, qui perfidamente jazzata, le due chitarre che flirtano urticanti, nella spettrale The Devil is in the Texas di Daniel Johnston (dalla comp. Juke-box del Diavolo, Fridge Rec./2001).
Ed ancora, tra i brani originali : le feroci, sature all’inverosimile versioni live di Stuck in a Cave e Draghouse, con Aaron che tortura senza pietà le corde vocali con urla strozzate ed i riffs perforanti di Weber.
Lost Time Blues cattiva e cupa come mai in studio; Dyin’ Style, grande e feroce punk-song compressa tratta dalle sessions di Love In Exile, il rockabilly noir tragico Wrapped in red con il basso minaccioso di Jerry Teel e la drums oppressiva di Bob Bert.
Il boogie ossessivo di Dead Man’s Suit ( da Dope, Guns and Fucking in the streets / Amphetamine Reptile Rec., 1995) con la slide penetrante di Weber.
Sacred Soul, serialmente sulle orme dei Gun club di Fire of Love (fuzz e slide sugli scudi) ! Pin Tied, minacciosa come un temporale che si avvicina, le corde di Weber ed Aaron impazzite!
E come definire la schizzata Red Dress, prova in studio per un singolo giapponese mai uscito, l’oppressiva Safe From The Blade, l’impareggiabile omaggio ansiogeno agli MC5, Black To Comm registrato da un fanzinaro al CBGB.
Un’ulteriore cartina al tornasole di quanto ‘live i C.Cranks fossero eccezionali ed adrenalinici!
Ringrazio Aaron che tutti questi scarti sublimi siano giunti sino a noi in a un’unica soluzione.
Un full iniziale di potenti inedite songs: dalle potenti Love And Sound e More Than Alrite al blues Raw Power(izzato) di Remember me con William Weber in splendida forma, sino alle contorsioni noise dolorose di The Big Rip-off ed alla torturata Slow Crash, con Aaron ancora una volta sadicamente vocal-killer e Weber dagli spunti visionari.
La perfida e dark Some Kinda Crime (S.F.T.R.I./ 1993) conclude degnamente una doppia raccolta che si configura come un sontuoso testamento (pur con qualche alto e basso) di una band che ha realmente e con crudo espressionismo rappresentato il ventre bieco di New York, la disperazione ed il nichilismo suburbano americano di fine secolo.
Il loro no-future prendeva corpo non tanto attraverso i testi quanto era insito, conditio sine qua non, negli stessi moods soffocanti ed asfissianti del loro punk intriso di blues paludoso, dotato di un potere catartico unico, con cui i quattro sublimavano una visione esistenziale colma di disperazione e di frustrazione
Il punk non come denuncia sociale e dai connotati politici ma come urlo straziato di chi ha perso ormai ogni speranza in una società priva di qualsiasi forma di umanesimo e lo denuncia in un sadico attacco sonico, amaro e noisy, viatico un blues fetido ed epico allo stesso tempo, tracciando una via all’autolesionismo più bieco.

UN PO' DI STORIA ED I DISCHI

All’inizio di tutto c’era Peter Aaron, un giovane delinquente cresciuto nel New Jersey, ad un’ora da New York, trasferitosi per un periodo a Cincinnati nell’Ohio, dove fulminato sulla strada del punk cresce, serialmente eclettico, con dosi letali di Television, Pere Ubu, annaspando negli estremismi minimali no-wave del disco-manifesto No New York, ma anche trovando la rivelazione nell’avanguardia jazz storica di John Coltrane e dell’Art Ensemble Of Chicago.
Nasce qui il futuro eclettismo della discografia dei C.C..
Qui, dall’incontro, verso la fine degli ‘80 di Peter con il genio versatile del chitarrista William G.Weber nacque il primo nucleo dei Chrome Cranks, con una visione già chiara di ciò che volevano: blandire il punk con il blues e con le mille sollecitazioni di una vita consumata sulla strada!
Una volta tornati a New York, Aaron e Weber, entrambi dal poliedrico background rock e musicale, si uniscono al bassista Jerry Teel, potente e cavernoso bassista che aveva fondato e si era fatto le ossa nei seminali Honeymoon Killers (già campioni di crossover garage-blues) ed al batterista Dan Willis; inizia una frenetica attività segnata da incessanti tours in Europa, Canada ed Usa e da molteplici incisioni, singoli, EP, partecipazioni a tributi, compilations e tranci di colonne sonore.

Cinque albums ed un video nella primigenia MTV: grande riscontro di critica, ma pochi soldi, dice un amareggiato (?) Peter Aaron, sino allo scioglimento nel 1998.
Con Dan Willis incidono solo il primo album, Chrome Cranks, per la PCP, nel 1994; che contiene alcuni tra i loro crudi classici maggiori, schizzati come forse mai più dopo, Dark Room, Drag House, Stuck In A Cave, Bakdoor Maniac, Driving Bad, nei quali il blues è ancora troppo sottopelle ma con influenze molto nitide: Stooges, Mc5, Jesus Lizard.
E’ con l’arrivo di Bob Bert, batterista dall’energia primitiva che aveva condiviso gli epici inizi dei Sonic Youth e le contorte geometrie noise-garage dei Pussy Galore di Jon Spencer (il meglio del rock ‘altro’ a stelle e strisce tra gli ‘80 ed i ‘90, quello che raccolse attraverso una mirabile e lucida visione contemporanea l’eredità del rock dell’oltraggio di Mc5 e Stooges) che prende forma la line-up definitiva.
Con Bob Bert i Chrome Cranks incidono nel 1994 per la Crypt il loro secondo album epocale, Dead Cool, molto più introverso e criptico, Cramps e Suicide sugli scudi.
Incubi oscuri e sotterranei, come Dead Cool, Nightmare In Pink, Down So Low, Way Out Lover paiono la soundtrack ideale per crimini efferati in fetidi vicoli suburbani, la superba Desperate Friend (forse Aaron non raggiungerà mai più tale tragica intensità!) ed una coraggiosa sussultante cover di Lost woman degli Yardbirds, giocata sul filo del rasoio.
Netto è il calo del tasso di emotività in Love In Exile, dalla produzione incomprensibilmente asettica e ‘seduta’ (PCP/1996), ma che meglio delinea la linea compositiva di Aaron e dei Cranks. Contiene altri classici eseguiti in seguito live dalla band con ben altra energia: Lost Time Blues, Hit The Sand, Hot Blonde Cocktail, Down For The Hit il traditional See That My Grave Is Kept Clean, We’re Going Down.
E Live In Exile, uscito nel 1997 (Konkurrel / Au-go-go), dopo l’antologia Oily Cranks di cui parliamo sopra è il manifesto di questo assioma.Uno dei dischi più ‘forti’ usciti nel corso degli anni ’90 dello scorso millennio.
Un sordido ‘capolavoro’ registrato in alcuni malfamati clubs olandesi come il Vera di Groningen, sigillando a fuoco il loro marchio di fabbrica che stravolgeva blues, rock e tradizione sfigurandoli in una fumigante e disperata lava noise!
E’ in dischi come questo che i Chrome Cranks stigmatizzano violentemente il brusco stacco e la distanza abissale dal revivalismo di gruppi anteriori come Long Ryders, Green On Red, Dream Syndicate imponendo un vangelo noise e garage/punk intriso di crudezza suburbana .
Se non vantate una certa dose di masochismo auricolare è difficile reggere per intero il disperato attacco sonico dell’angosciato vocalismo e delle urla straziate di Peter Aaron, uno che sembra perennemente sull’orlo del suicidio, un incrocio tra l’indimenticato Darby Crash e il sordido Lux Interior, delle chitarre assassine di William G.Weber ed Aaron, vere e proprie rasoiate spaccatimpani, supportate dalla drums inossidabile di Bob Bert e dal basso minaccioso di Jerry Teel.
Oltre ai loro classici Lost Time Blues, Hit The Sand, Way-Out Lover, Hot Blonde Cocktail, rese dal vivo con cattiveria da serial killers vi segnalo una devastante, assatanata Dead Cool e le covers del traditional blues See that my grave is kept clean (violentato a dovere!) , di The Slider (T.Rex), Fire Escape (Scientists) e addirittura The Pusher (dei mitici Steppenwolf) che da loro è velocizzata e stravolta da far paura.
Prendere o lasciare !
A questo disco ho dedicato un pezzo a parte che potrete leggere poco più sotto in questo magazine.

CHROME CRANKS LIVE !

Il 18/04/1998, l’anno del loro scioglimento, i Chrome Cranks fecero un tour anche in Italia : li vidi all’Hype Pub di Trani (Bari); fu un’esibizione devastante, senza dubbio una delle performances più esaltanti cui abbia assistito in vita mia.
Per tutto il concerto uno stravolto Peter Aaron galvanizzò un’audience nutritissima (mi è dispiaciuto leggere in altra sede che ad esempio la data del 24 al Mamamia di Senigallia (An) fu disertata alla grande, provocando una stizzita reazione della band che dopo tre quarti d’ora abbandonò il palco!) stregata dalle sue minacciose e carismatiche movenze sul palco: maltrattò la sua chitarra sino a distruggerne le corde, incitava lascivo la gente come un ossesso, sino a lanciarsi dal palco tra le prime file creando il caos!
Quelle immagini, a distanza di quasi dieci anni, sono ancora bene impresse nella mia testa e nelle mie pupille : in quei momenti (ed ancora oggi) ho pensato fosse il legittimo ed assatanato erede della sacra asse Iggy Pop-Lux Interior-Jeffrey Lee Pierce-Darby Crash.
Ma tutta la band dimostrò in quel concerto una coesione ed una potenza esecutive straordinarie !
Ho contattato Peter Aaron per saperne di più di tutto……


http://www.grunnenrocks.nl/bands/c/chromecr.htm
http://www.myspace.com/chromecranks

PASQUALE BOFFOLI

giovedì 21 giugno 2007

La Top 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND BARI

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese ,
Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI(Tf. 080 5721239 -
e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .
(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)
Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI
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La Top 3 della settimana (n°.6)





1) TELEFON TEL AVIV: REMIXES COMPILED
(HEFTY RECORDS)

Dopo 3 anni dal loro ultimo lavoro i TELEFON si presentano con questo cd molto particolare e ben fatto.
Si tratta dei migliori remix composti dal duo durante i loro primi 7 anni di attivita' e la musica che ne viene fuori e' armoniosa, dilatata da glitch cupi e incoronata da arpeggi pianistici eleganti e ricercati.
UN MUST.
(Ninni Portoghese)





2) APPARAT : WALLS (SHITKATAPULT)
Dopo la bellissima collaborazione con la grande ELLEN ALLIEN l'artista e produttore piu' importante dell'ultima generazione arriva al nuovo lavoro con entusiasmo e genialita'.
WALLS e le 13 tracce che lo definiscono sono un
traguardo perfetto di aggiornamento POP.
Groovy...suoni meravigliosi...elettronica rarefatta...
BRAVO!
(Ninni Portoghese)




3) MATTHEW DEAR: ASA BREED
(GHOSTLY INTERNATIONAL)

Ottimo nuovo lavoro per questo artista quasi sconosciuto ma molto quotato nel giro del minimal electro-pop.
Forse da noi forse nessuno si ricorda del suo esordio osannato dalla critica ma penalizzato dalle vendite.
Eppure l'uomo di Detroit oggi rivela un approccio alla musica cosi' vera e colta da legittimare ASA BREED quale incrocio tra le ambientazioni di BRIAN ENO e le ritmiche di DAVID BYRNE.
MERAVIGLIOSO
(Ninni Portoghese)

mercoledì 20 giugno 2007

Inserzioni : Creative Commons : Appunti sulla gestione on-line dei magazine/blogger by Antonio Petrucci



Ricevo dal solerte e prezioso collaboratore Antonio Petrucci (già gentilissimo nel fornirmi quella declaratoria o disclaimer che dir si voglia che leggete all'inizio di questo magazine subito sotto il sorriso canadese, la barba incolta e la vecchia chitarra della nostra spiritual guide, l'impagabile Neil Young!) e pubblico questa chiarificazione in merito alla controversa materia delle pubblicazioni in Internet, in questo caso dei magazine mascherati da blogger, che come nel nostro caso sono dei veri giornali on-line con approfondimenti a volte notevoli!
Spero queste notizie siano utili e chiarificatrici per molti che operano on-line come me, soprattutto ai magazines amici di www.musicbx.blogspot.com e possano regolamentare con più serenità i nostri rapporti futuri in rete!
.
Una spruzzata rigeneratrice di vecchio Aerosol su una nuova materia?
Spero di sì, confido nella saggezza del buon vecchio Hammill
e c. e della loro 'macchina grigia' (mi é venuta così stà cosa !); che ci assistano e rendano tutti col tempo più informati e comunicativi in materia .
Peace, love and psyche-rock !(P.B.)



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ANTONIO PETRUCCI

martedì 19 giugno 2007

Cinama UNDERGROUND (il meglio del cinema in dvd) n°.6 by Antonio Petrucci



Titolo: Double Vision,
Taiwan/Hong Kong 2002 - Colore, 106 minuti
Regia: Chen Kuo-Fu
Genere: Horror
DVD edizione: Columbia Tristar


Il film ambientato a Taiwan vede come protagonisti due investigatori di cui uno dell'FBI interpretato da David Morse che indagano su alcuni misteriosi omicidi; nelle vittime viene ritrovata traccia di un misterioso fungo che forse ha causato la loro morte, ma le cose non saranno così semplici, infatti col passare del tempo l'indagine porterà gli investigatori a sospettare che in tutto questo sia coinvolto uno spirito malvagio.
Film con nessuna velleità artistica, che comunque si dimostra una buona pellicola di intrattenimento ben fatta con interessanti spunti narrativi, che mantiene sempre un buon ritmo ed offre allo spettatore svariati colpi di scena.
(Antonio Petrucci)





Titolo: Dark Water,
Giappone 2002 - Colore, 101 minuti
Regia: Hideo Nakata
Genere: Horror
DVD edizione: Dolmen


Durante la pratica di separazione dal marito una giovane donna insieme a sua figlia si trasferisce in un nuovo appartamento in una palazzina in pessime condizioni; da quel momento nella nuova casa iniziano ad avvenire inquietanti fenomeni. Il regista creatore della saga THE RING firma questo bellissimo horror di grande originalità che indirettamente affronta temi quali il rapporto madre figlio, il dramma della separazione e della perdita.
La situazione precipita con la scoperta del fantasma di una bambina morta due anni prima, che porta la storia verso un epilogo drammatico e struggente; infatti solo il sacrificio della donna potrà salvare la figlia dalla sete di vendetta del fantasma della bambina.
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=_mt0_a68SSc
(Antonio Petrucci)



Titolo: L'enigma di Kaspar Hauser,
Germania 1974 - Colore, 110 minuti
Regia: Werner Herzog
Genere: Drammatico
DVD edizione: RHV


Il film racconta (un fatto realmente accaduto) di un uomo tenuto prigioniero sino ad una certa età, da un misterioso personaggio che un giorno decide di liberarlo lasciandolo in una piazza di una città della Germania. Kaspar viene accolto da una famiglia e da questo momento inizia a conoscere il mondo, ma se da una parte scopre la bellezza del mondo ne scopre anche le sue brutture. L'ormai adulto Kaspar si rivelerà essere una persona molto speciale e questo attirerà l'attenzione di misteriosi personaggi (forse legati al suo triste passato) che decideranno di ucciderlo.
Questa brevemente la trama del film ma ci sono retroscena di questo storia non affrontati dal regista che rendono questo film unico ed originale. Infatti si racconta che all'epoca dei fatti nel 1800 era attesa la nascita del futuro Imperatore della Germania che con le sue qualità avrebbe riunificato l'Europa riportando la pace, ma alcuni cospiratori che non volevano che ciò avvenisse rapirono il bambino e lo tennero segregato per alcuni anni per poi liberarlo sperando che nelle condizioni in cui era avrebbe potuto solo mendicare, ma come descritto dal film le cose andarono diversamente.
Il film si presta a svariate interpretazioni ma il messaggio più importante è che non si possono uccidere speranza e ideali, si può rallentare la loro avanzata ma non si possono fermare! Grande film intenso, magnetico, ha ricevuto anche il Gran Premio della Giuria Festival di Cannes, 1975.
Ottima l'edizione RHV che contiene come extra un inedito documentario in cui Werner Herzog parla del suo cinema.
(Antonio Petrucci)

lunedì 11 giugno 2007

News : The Flowers and Alcool 'live' al Wabi Sabi - Bari





L' Associazione culturale Wabi Sabi,
sita in via Cifarelli 22 (vicinanze conservatorio)

Vi invita...a partecipare a due serate all'insegna della buona musica

Due concerti da non perdere !!!



** Giovedì 14 Giugno 07 **

"The Flowers"

Le strade del rock:
dal blues, attraverso i sixties sino alla nuova canzone d'autore rock

** Pasquale ' Wally ' Boffoli : Lead vocal, harmonica & percussions **
** Ninni Pirris : Guitars and acustic guitars **
** Roberto Andreini : Bass Guitar **
** Ciro Neglia : Guitar, vocals and drums **


www.theflowers.it


** Venerdì 15 Giugno 07 **
"Alcool"

Claudio De Pascale (chitarra acustica e voce)
Marco Pernice (chitarra elettrica)

danno vita ad una rilettura fresca e agile di classici del rock-blues in chiave semiacustica, con frequenti aperture jazz

Start ore 21,30
(ingresso gratuito, partecipazione obbligatoria)

wabi.sabi@fastwebnet.it

venerdì 8 giugno 2007

Recensioni / From The Past / CHROME CRANKS : Live In Exile (Konkurrel/Wide - Au-Go-Go; 1997) by Pasquale Boffoli



Non é un mistero per chi mi conosce che considero THE CHROME CRANKS una delle migliori bands in assoluto degli ultimi 15 anni.
Mi hanno sempre fatto letteralmente uscire di testa con il loro noise-blues privo di compromessi e perforante!
L'uscita all'inizio del 2007 per l'Atavistic del doppio di rarità, singles e demos Diabolical Boogie (di cui mi occuperò quanto prima!) ha ridato linfa vitale all'ardente culto mai morto che nutro per loro !
Nel frattempo vi propongo un flashback su uno dischi migliori della loro bollente discografia, Live In Exile. Originariamente il pezzo lo scrissi nel maggio del '98 ed appare per la prima volta on-line, rivisto e corretto.
Presto anche maggiori ragguagli su questa band ormai defunta, ma la cui eco é ben lungi dallo spegnersi! (P.B.)


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CHROME CRANKS (Live in Exile – 1997)
(Konkurrel/Wide/Au-go-Go )



Uno dei dischi più ‘forti’ usciti nel corso degli anni ’90 dello scorso millennio é Live In Exile dei Chrome Cranks (disciolti ormai da anni), pubblicato nel 1997.
Quartetto newyorkese in giro dai primi anni ’90 registrò questo sordido ‘capolavoro’ nel ‘96 in alcuni malfamati clubs olandesi come il Vera di Groningen, sigillando a fuoco il loro marchio di fabbrica che stravolgeva blues, rock e tradizione sfigurandoli in una fumigante e disperata lava noise!
Non potrebbe essere diversamente visto che vi militavano ex Pussy Galore e Sonic Youth come Bob Bert (drums), ovvero le due bands che hanno trasfigurato a cavallo tra ’80 e ’90 il suono rock americano, staccandosi bruscamente dal revivalismo di gruppi come Long Ryders, Green On Red ed imponendo vangeli noise e garage/punk intrisi di crudezza suburbana .
Il bassista Jerry Teel, fondatore dei Chrome Cranks era nei primi anni ’80 l’animatore degli Honeymoon Killers, gruppo lo-fi newyorkese seminale che sporcava il blues con il punk, al pari dei gloriosi Gories di Detroit.
Se non vantate una certa dose di masochismo auricolare è difficile reggere per intero il disperato attacco sonico dell’angosciato vocalismo e delle urla straziate di Peter Aaron, uno che sembra perennemente sull’orlo del suicidio, un incrocio tra l’indimenticato Darby Crash e il sordido Lux Interior, delle chitarre assassine di William G.Weber ed Aaron, vere e proprie rasoiate spaccatimpani, supportate dalla drums inossidabile di Bert e dal basso minaccioso di Teel.
Oltre ai loro classici Lost Time Blues, Hit The Sand, Way-Out Lover, Hot Blonde Cocktail, rese dal vivo con cattiveria da serial killers vi segnalo una devastante, assatanata Dead Cool e le covers del traditional blues See that my grave is kept clean (violentato a dovere!) , di The Slider (T.Rex), Fire Escape (Scientists) e addirittura The Pusher (dei mitici Steppenwolf) che da loro è velocizzata e stravolta da far paura.
Prendere o lasciare !

http://www.scaruffi.com/iweb/vol5/chromecr.html
http://www.grunnenrocks.nl/bands/c/chromecr.htm
http://www.myspace.com/chromecranks


Pasquale Boffoli

Cinema UNDERGROUND (il meglio del cinema in dvd) n°.5 by Antonio Petrucci



Titolo: Takeshis', Giappone 2005
Regia: Takeshi Kitano
Genere: Drammatico
DVD edizione: Dolmen


Dopo l'acclamato Zatoichi, Kitano torna con questo film autobiografico ricco di situazioni surreali ed ironiche, che racconta di TAKESHI affermato attore che incontra un suo sosia KITANO che vuole diventare anche lui un attore famoso.
Questo incontro darà il via ad un continuo scambio dei ruoli in cui sogno e realtà si mescolano: un ottimo film del regista giapponese che ci dimostra che si può fare del cinema veramente libero e personale.

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=7SDlBPpTCpM

(Antonio Petrucci)






Titolo: Bangkok Dangerous, Thailandia 1999
Regia: Fratelli Pang
Genere: Drammatico
DVD edizione: Eagle Pictures


Molti conoscono l'ultima produzione dei fratelli Pang, legata in prevalenza al genere horror; questa pellicola del 1999 li vede impegnati in un film di azione, anche se non mancano le citazioni del cinema di genere occidentale.
Il film riesce ad avere una sua personale connotazione, con interessanti spunti e rielaborazioni che rendono la visione piacevole e mai scontata.

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=lNgRK7mZCeo

(Antonio Petrucci)




Titolo: OLD BOY, Corea 2004
Regia: Park Chan-Wook
Genere: Drammatico
DVD edizione: Lucky Red


Secondo film della trilogia sulla vendetta del regista coreano Park Chan-Wook, vincitore anche al festival di Cannes con il premio della giuria; opera molto discussa che ha dalla sua parte una forza drammatica ed una bellezza formale che difficilmente può passare inosservata.
La sua forza è anche nella sceneggiatura che mantiene sempre alta l'attenzione dello spettatore.
Personalmente ritengo che della trilogia questo sia il film meglio riuscito.

Trailer : http://www.youtube.com/watch?v=YLn1y9v6yno

(Antonio Petrucci)

mercoledì 6 giugno 2007

Recensioni / Italiani / THE SOUTHERN KROSS : The Southern Kross (2006 / Sugna Rock Productions) by Pasquale Boffoli



Molti sono i riferimenti (o gli eroi se preferite!) rock che leggo nelle info dei baresi Southern Kross, dagli anni '70 ad oggi.
E sin dall'iniziale La Croce del Sud della loro omonima seconda demo sbattiamo contro un eclettico sound hard che vede protagonista l'agile e tosta chitarra Les Paul di Nicola 'Nikk Wylde' Virgilio.
La successiva Lovin' Ms.Lucy Pher mette meglio le cose in chiaro: quella dei Southern Kross é una psichedelia hard/dark dalle forti ascendenze '70 (Blue Cheer, Black Sabbath, Gran Funk Railroad...), chiare anche nel vocalismo del bassista Cicco 'Cycoccio' Ronchi, rivisitata con la tipica 'pesantezza' stoner dei '90 (Kyuss, Q.O.T.S.Age...).
Suggestivo l'inserimento dei keyboards psyche di Domenico Bisceglie ed appassionante l'uso del wah-wah di Nikk.
La loro propensione sudista appare chiara dai primi liquidi accordi di Marmelade Sky: aromi forti di Allman Brothers per una fascinosa ballata ricca di chiaroscuri, impreziosita da un serpentino ispirato solo chitarristico e 'stonerizzata' nel finale. Ancora sobri ed efficaci i keyboards in sottofondo.
La funkeggiante What a Good Ol'Style con un ennesimo intermezzo tastieristico crepuscolare culmina in una mini-epopea chitarristica di Wylde dalle pregevoli sfumature blues (come il suo background...leggo!) che conferma il suo talento espressivo.
Si conclude qui, troppo presto, la seconda demo dei Southern Kross (dopo Rock&Roll From The Desert del 2003) che a mio parere, se riusciranno nel loro prossimo lavoro a coagulare e mettere a fuoco meglio le varie componenti molto valide del loro sound ottimizzerebbero quello che già sono: una solida realtà del panorama rock pugliese e non.
Nel solco tracciato da una gloriosa formazione barese psycho-stoner, i That's All Folks! .

http://www.myspace.com/thesouthernkross

Pasquale Boffoli

lunedì 4 giugno 2007

La Top 3 della settimana. in collaborazione con UNDERGROUND BARI

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese,
Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI(Tf. 080 5721239 -
e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .
(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)
Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI
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La Top 3 della settimana (n°.5)


1) WILCO : SKY BLUE SKY

Jeff Tweedy (e c.) confeziona un album cristallino, puro come l'acqua sorgiva, cosa che il titolo eloquente fà già presagire.
Evidentemente sta attraversando una fase esistenziale (ed ispirativa) molto diversa da quella che produsse un'opera complessa e sperimentale come A Ghost Is Born (2004).
Sky Blue Sky ne é lontano anni luce con brani sereni e colmi di temi ed melodie suadenti come Impossible Germany, Either Way, Please be patient with me, On and on and on, dove riecheggiano (anche nelle interpretazioni vocali di Tweedy) le armonie country/psychedelic- oriented di Jerry Garcia ed i suoi Grateful Dead, la dolcezza country lancinante di Gram Parsons e gli agili duelli chitarristici degli Allman Brothers.
Un'opera preziosamente 'rootsy' corroborata dal songwriting di un Jeff Tweedy molto rilassato ed ispirato!
(Pasquale Boffoli)




2) BJORK : VOLTA

Ogni volta che si ascolta un nuovo disco dell'artista islandese non si può non provare un senso di spaesamento di fronte alla decisa non ortodossia delle sue proposte musicali. Anche Volta dilata come tutti i suoi lavori precedenti un concetto di 'pop' contemporaneo dai connotati decisamente aristocratici .
Earth Intruders, Pneumonia, la fascinosa Wanderlust, Vertebrae by Vertebrae sono il prodotto di un audace meltin' pot sonoro dove severi ottoni 'classici' convivono con ritmi sintetici, e le arcane complesse armonie sono padroneggiate dal vibrante metafisico vocalismo di Bjork!
Due meravigliosi duetti con Antony Hegarty (Antony & The Johnsons) impreziosiscono il disco : i quasi 8 minuti dell'evanescente The Dull Flame of Desire che da soli giustificherebbero l'acquisto del disco e l'altrettanto fascinosa My Juvenile.
Ma Bjork e Volta dispensano anche il parossismo in crescendo di Declare Indipendence, i profumati cromatismi etnico/orientaleggianti di I See Who You Are ed i toni accorati di Vertebrae by Vertebrae.
Se amate avventurarvi in lande sonore sempre imprevedibili non potete fare a meno di Volta e della piccola...grande Bjork!
(Pasquale Boffoli)




3) SPARKLEHORSE : DREAMT FOR LIGHT YEARS IN A BELLY OF A MOUNTAIN


Non stiamo parlando certo di un novità discografica (il disco risale al Settembre 2006) ma vista la recente esibizione della band di Mark Linkous dalle nostre parti...
credo di poterlo recuperare (ed altrettanto chi legge) tranquillamente.
12 ballate cariche di fascino slow-core ai limiti del narcolettico (uniche eccezioni le movimentate Ghost in the sky e It's not so hard): con See the light, Mountains, Morning Hollow (con Tom Waits al piano e Jane Scarpantoni al cello!), Some Sweet Day, Mark Linkous sigilla a fuoco una vena introversa ed intimistica che scava nel profondo dell'animo dell'ascoltatore consegnandoci un piccolo capolavoro di pathos discreto del nostro tempo.
Molte le sottili suggestioni pop in questi solchi (!?) dalle melodie avvolgenti : dai Beach Boys di Brian Wilson (Don't take my sunshine away) a Bowie ed ai Beatles, sino al trip-hop di Getting it wrong, con la voce filtrata di Linkous, uno dei brani che 'prende' di più dell'intero album.
Linkous é anche uno polistrumentista ed in Shade and honey, Some Sweet Day e Ghost in the sky fa tutto da solo!
Si chiude con gli oltre 10 minuti strumentali di Dreamt for light years in the belly of a mountain (aka Maxine),vellutata sinfonietta guidata dal piano di Linkous, semplicemente magnetica!
(Pasquale Boffoli)

venerdì 1 giugno 2007

Rec. / Italiani; RUSTIES : Live In Germany (Rusties/Feel Hippie& Grumpy Prod. FHG/IRD. - 2007) & Younger Than Neil (FHG/IRD-2005) by Pasquale Boffoli




Fatemelo dire senza mezze misure: per quanto Neil Young ha prodotto dai '60 ad oggi per il rock, quello cantautorale e quello forte, chitarristico, e per la linfa vitale che costantemente vi ha iniettato meriterebbe 10, 100, 1000 cover-band come i Rusties. Intendo brave, efficaci e professionali come i Rusties.
I Rusties sono guidati da Marco Grompi, qui in veste di cantante e chitarrista ma nella vita da sempre giornalista musicale (Buscadero, Jam etc.), traduttore, promoter, scrittore, ufficio stampa, dall'altro chitarrista Osvaldo Ardenghi (anche ai cori) e comprendono Dario Filippi (basso) e Paolo Guerini (batteria): agiscono sin dalla fine degli anni '90 dedicandosi completamente al repertorio acustico ma soprattutto elettrico del grande canadese; si sono esibiti in centinaia di concerti in Italia ed all'estero.
Dopo un primo cdr autoprodotto nel 2002, Rusties Never Sleep realizzano il primo vero album, Younger Then Neil (parafrasando intenzionalmente il titolo di un famoso album dei Byrds o no Marco?) nel 2005, ben bilanciato tra il repertorio più 'rugginoso' ed elettrico di Young, come Cowgirl In The Sand, Words (between the lines of age), Over And Over, Mansion On The Hill e quello più delicato ed intimistico per cui tanto l'abbiamo amato attraverso quattro decadi: Old Man, Birds, I Believe In you, Harvest Moon, Don't Cry No Tears.
Younger Than Neil é stato anche il tributo personale dei Rusties per la celebrazione dei 60 anni di Neil Young.
I Rusties riescono in questo album ad oscurare il lato più deleterio del concetto di cover-band grazie ad una semplicità/spontaneità d'approccio ed al contempo personale passionalità nelle reinterpretazioni che aggirano il problema del confronto con gli originali.
Non c'é nulla di forzato o di imitatorio nella voce di Grompi, ma solo freschezza e linearità, né nel gioco di chitarre suo e di Ardenghi che 'duellano' in modo creativo ed appassionato, nella più pura tradizione rock, quella appunto forgiata dai Crazy Horse di Young.
Quest'ultima carta direi é giocata alla grande ed amplificata nel loro nuovo Live In Germany, registrato giusto un anno fa, il 25 maggio 2006 a Beverungen, durante l'Orange Blossom Special 10, grande raduno tedesco dedicato alla musica roots americana.
Decisamente la dimensione 'live' giova ai Rusties perché le loro lunghe versioni elettriche in Live In Germany di Love To Burn, della politicizzata Ohio, di Cortez The Killer (gioiello tratto da Zuma!), dell'intramontabile Southern Man, di Love and Only Love con i lunghi e rabbiosi scambi di soli chitarristici di Grompi e Ardenghi innalzano la temperatura ed il feeling esecutivi a dismisura.
A mio parere i brani dove queste caratteristiche raggiungono l'apice sono Love To Burn dal riff ipnotico ed accattivante ed Only And Only Love nei quali Grompi canta benissimo, con giusta grinta ed i soli chitarristici si alternano davvero pregevolmente con mood diversi in un crescendo contagioso.
Davvero azzeccato anche l'intermezzo strumentale tutto chiaroscuri di Ohio, dal sapore quasi reggae/Clash.
La sofferta e torturata Cortez The Killer é rivisitata e movimentata (bravo Guerini alla batteria) con spirito lancinante!
Gradevolissime le pastorali Long May You Run, Lookin' For A Love, Birds (tra le ballate più liriche scritte da Young) ed in conclusione l'entusiasmante, rabbiosa, significativa Rockin' In The Free World.

www.rusties.135.it
www.myspace.com/rustiesband
www.ird.it

giovedì 31 maggio 2007

Rec. / Esteri ; L'indie-rock francese della 5jve Roses : ABSINTHE (PROVISOIRE) -SINCABEZA (Distile Rec.); PEST SOUND (Stunt Kite Rec.) by P.Boffoli


E’ tempo di Francia per la prolifica agenzia di promozione pescarese 5jve Roses, distributrice di numerose realtà e labels indie
(in senso lato) europee ed internazionali. Quelle che seguono sono le recensioni dei nuovi dischi di tre tra le più notevoli formazioni transalpine promosse dalla 5jve Roses.



ABSINTHE PROVISOIRE : Alejandra
(Distile Records/2006)


A mio parere la 5jve Roses il colpo grosso l’ha fatto con Alejandra della Distile Rec., uscito nell’ottobre 2006, seconda opera di Absinthe (Provisoire), una formazione di Montpellier che dopo i magnifici precedenti di Ulan Bator ed Enfance Rouge dimostra come in Francia ci sia una scena sotterranea inquietante ed ancor più radicale rivolta alle espressioni e sonorità contemporanee più estreme.
Tutti aggettivi e concetti che calzano alla perfezione alle scelte operate da Absinthe (Provisoire), lontani dal benché minimo compromesso commerciale o mainstream.
I loro brani fiume sono straordinari streams of consciousness, sinfonie moderne che superano tipologie come post-rock, indie, noise, ethereal, dark, poiché sono tutto questo e lo sublimano in lunghissime epifanie chitarristiche, sorta di sublimi ascensioni melodiche di sapore wagneriano che si spengono molto gradualmente in lunghi liquidi segmenti sospesi in inquietanti mistiche attese (…ricordate i Pink Floyd di Ummagumma, in particolare Careful with that axe Eugene ?).
Tre chitarre (Christophe Devaux, Sylvain Etchegaray, Alexandre Morand) che interagiscono con lucida e creativa follia: melodie, rumore, percorsi eterogenei, sino a saldarsi a tratti in un magma letale e terrorizzante.
Questa esplorazione estrema spazio-temporale pare un metodo (se ci è concesso usare tale termine!) in continua evoluzione: i 29 minuti iniziale di Kocka ne rappresentano un eloquente dilaniante sunto e prendono davvero alla gola!
Le poche parole sparse in questi tortuosi itinerari appaiono concetti minimali ma lapidari : “…il n’y a pas d’unité / la pluie tombe e casse les visages / nous tous, femmes, enfants, viellards, tassés sous dix mille tonnes de merde / est-ce que nous respirons ? «.
L’abrasiva Amour-Infidelite-Introspection vive di straordinari echi/riverberi chitarristici e di una minimalità armonica struggente.
L’amara elegia di Someone Sais Your Heart Belongs To The Dead ricorda il David Thomas dei primi Pere Ubu, quelli più disperati ed introduce l’ancor più straziata Love Song for A Dutch Bitch, serenata dark dallo sviluppo dapprima disarticolato/destrutturato, poi sublimato in scenari neo-ambient, in una psichedelica intrisa di umori free-jazz ed infine in un rumorismo seriale ancora una volta terrorifico ed immobilizzante.
17 minuti di imprevedibile, allucinante situazionismo sonico.
C’è da chiedersi seriamente in futuro Absinthe (Provisoire) di quali stupefacenti accadimenti sonici possano ancora macchiarsi!

www.myspace.com/absintheprovisoire
www.distilerecords.com
www.myspace.com/distile
www.five-roses.net
www.myspace.com/5jveroses


SINCABEZA : Edit sur passage avant fin ou montée d’instrument.
(Distile Records/2007)


Il trio di Bordeaux Sincabeza guidati da Philippe Rey (chitarra) debutta con un album interamente strumentale sempre per la Distile Records.
Difficile da etichettare perché sfuggente e mutevole, basato com’è su strutture e segmenti strumentali di un sapore math-rock
(più che post-rock) europeo poco debitore a formazioni americane come Shellac e Dom Caballero. Ed incastonati l’uno nell’altro come un puzzle inestricabile.
Le armonie sono molto ondivaghe e la titano parecchio in brani come Suce ma bete. Dimanche Martin, O 4, …Ni les équations,
polverizzandosi in alchimie ritmiche a volte un po’ cervellotiche. Tuttavia una poesia tenue e struggente priva di parole traspare dalle trame delicate di 0 4. Altrove, in …Ni les équations è una martellante ripetitività minimale gravida di continui stacchi ritmici a comunicare alienazione e masochismo di una ricerca sonica che si autofrattura con metodo seriale rigenerandosi in anfratti ritmici angusti e pericolosi. L’intesa tra i tre è notevole, anche nei momenti più disarticolati e densi.
Bandit Manchot allarga a dismisura le maglie aconfinando all’inizio in una sorta di free-form jazz per poi rientrare nel solito tormento/estasi di fraseggi seriali ipnotici colmi di micro-variazioni sul tema.

La breve Non, Rien allenta notevolmente le tensioni accumulate con schizzi di note di un nostalgico bandoneon.
Waar het on gaat a sorpresa cerca la melodia mutante come in certe opere canterburiane di Hatfield And The North e National Health; e chiude splendidamente su un lungo anello melodico in progressione (xilofono, chitarre, basso…) di rara e potente bellezza che non avrebbe sfigurato nell’incomparabile Tubular Bells di Mike Oldfield.
Una deliziosa ghost-track di due minuti con arpa, campanellini e wood.block di sapore decisamente nipponico conferma il misterioso eclettismo di Sincabeza.
Distruzione metodica della melodia e sua seducente ricostruzione: forse è in tale affascinante contraddizione l’appeal maggiore del sound di Sincabeza.

www.sincab.com
www.distilerecords.com
www.five-roses.net



PEST SOUND : 76 kilos laughing.
(Stunt Kite Recordings /2007)


Pest Sound, guidati dal gallese Neil Ovey sono un quartetto di stanza a Strasburgo ed ha realizzato all’inizio del 2007 76 kilos laughing, un pregevolissimo chiaroscurale disco che si nutre innanzitutto dell’asimmetrica notevole vena cantautorale di Ovey, dotato di una profonda eclettica timbrica vocale, un ibrido tra Lou Reed, Kurt Wagner e vagamente Nick Cave.
A vere sghembe mazzate soniche come Prizefighter, The Alsace Samurai, Sneaky Sips, o la schizzata A Gang with no Legs or Wires sguazzanti in un seriale brodo post/math rock, si alternano ballate malate, vagamente velvetiane, come Tailspin, Afternoon Film, Russian Roulette nelle quali Neil Ovey ha modo di blandirci col suo strascicato malato mood vocale (…anche un funzionale falsetto!) decisamente accattivante.
La struggente Spooned è una melodia dai mille tentacoli, straziata dalla lancinante chitarra di Ovey.
Il piano puntillista di Sylvain Dorange impreziosisce il delicato vocalismo dell’ambigua Misanthropic Wife.
Ma si conclude davvero degnamente con la crudele lenta I am the Golden Gun, ebbra di un riff chitarristico glaciale e tagliente e di abbandoni tastieristici arcani. L’agrodolce progressione drammatica del brano è mozzafiato e conclude un disco che (concedetemi una citazione!) “ …brilla come un diamante puro e glaciale, incisivo, delicato, vizioso, melodioso. Imperdibile” (Marie Daubert; Magic: Revue Pop Moderne).
Il disco esce per l'etichetta francese Stunt Kite ed é stato registrato con la solità lucidità e potente nitidezza di particolari da Steve Albini all’Electrical Audio di Chicago; quali altre deviate alchimie ci riserva Neil Ovey per il futuro?

http://www.pestsound.com
http://www.five-roses.net

PASQUALE BOFFOLI

lunedì 28 maggio 2007

Recensioni/Italiani: Les:Petits:Enfants/Terriblez (Mizar Records/Audioglobe/Fleisch Agency - 2007) by Pasquale Boffoli



Non devono trarre in inganno i primi due tre minuti di Superdance, primo brano dell’album di debutto dei mantovani Les:Petits:Enfants/Terriblez, dal titolo omonimo: avvio prettamente electro-sintetico, con la voce di Andj filtrata al vocoder (chiara la matrice Kraftwerk) cosa che torna con eleganza intrigante in Land Of Peaches ed altri episodi dell’opera.
Questo disco è quanto di più eclettico si possa immaginare, votato ad un crossover moderno ed insinuante in misura crescente ad ogni nuovo ascolto.
La successiva ballata umanoide ad esempio, la chiaroscurale The Day Before The Crash si tinge di bagliori new-wave ‘80 ancora intrisi di sussulti punk.
Invitation au voyage : brano seducente a chiare tinte dark recitato più che cantato in francese; sembra un brano degli Ulan Bator più melodici, con le chitarre di Andj ed Andrea soverchiate nel finale da un’epifania di synth che penetrano i neuroni suadentemente.
Pnx vol.2 (strumentale), Jeunesse, No, Martina, Concept svelano una colta componente noise, fredda ed avvolgente sfociante in melodie ammalianti che qualifica L.P.E.T. tra i più diligenti e rigorosi allievi dei Sonic Youth.
Rimane il loro sound un albero che allunga i suoi rami in tutte le direzioni in virtù anche dell’ennesimo splendido lavoro di produzione e tecnico di Fabio Magistrali; si prendano Vampyrotheuthis Infernalis e You know nothing you know: tessiture chitarristiche preziose e sommessi vocalismi di sapore post-rock sbocciano in irresistibili walls of guitars.
La serpentina The Cake, quasi gotica ed alimentata da voce sintetica e synth sfocia più volte in ennesime catarsi chitarristiche e vive splendidamente di pieni e di vuoti .
Un cupa chitarra trattata con un e-bow risplende nella malinconica Teatro dell’aqua, attorcigliata ad altre delicate corde: un epilogo strumentale intimamente discreto per un album che sintetizza con arte sopraffina più di trent’anni di mutazioni e sussulti del rock venuto dopo il punk, ma che pesca anche negli anfratti intellettuali tra i ’60 e ’70 europei, teutonici in particolare.

http://www.lpetz.net/
http://www.mizar-records.com
http://www.fleisch-agency.com
http://www.audioglobe.it

Collaborazioni: NINE INCH NAILS e Controinformazione by Antonio Petrucci



Un breve ma intrigante articolo di Antonio Petrucci sui retroscena del nuovo lavoro dei Nine Inch Nails, "Year Zero" (un pò inquietante l'omonimia con il titolo della trasmissione di Santoro...non trovate?).(P.B.)


Oramai è trascorso più di un mese dall'uscita di "Year Zero" che musicalmente mantiene la struttura degli album precedenti con qualche novità interessante.
In definitiva si tratta di un buon album, ma la vera novità di YEAR ZERO riguarda l'attenzione data dal gruppo di Trent Reznor ai testi, ma ancora di più all'aspetto multimediale sviluppato intorno al disco che coinvolge vari artisti.

Su internet i giorni seguenti l'uscita si sono susseguite notizie di messaggi, decifrabili sia dalla copertina del CD sia dai brani stessi, che evidenziano alcuni indirizzi di siti internet dai contenuti inquietanti, in cui si immagina un futuro poco rassicurante; ritengo sia questa la vera interessante novità dei NIN che potrebbe avere interessanti sviluppi in futuro.

In un momento storico come questo di appiattimento culturale in cui prevale una comunicazione falsata trovo che queste iniziative facciano ben sperare per il futuro.
Per chi fosse interessato ad approfondire tale progetto riporto di seguito gli indirizzi di alcuni di questi siti internet e "buona navigazione".

http://www.nin.com/ (sito ufficiale del gruppo)
http://www.opensourceresistance.net/
http://www.exterminal.net/
http://www.churchofplano.com/
http://www.artisresistance.com/
http://www.redhorsevector.net/

Antonio Petrucci

Cinema UNDERGROUND (il meglio del cinema in dvd) by Antonio Petrucci, n°.4



Titolo: BLADE RUNNER, USA 1982
Regia: Ridley Scott
Genere: Fantascienza
DVD edizione: Warner Bros 2006


A 25 anni dalla sua uscita ancora oggi si parla di questo fondamentale film.
In questa sede non voglio aggiungere altre considerazioni sulla forma e sui contenuti, mi interessa solo sottolineare un elemento importante che emerge dalla sua visione.
Oltre a racchiudere in sé il meglio del cinema, belle scenografie, un'emozionante colonna sonora e ottima recitazione la pellicola si spinge oltre offrendo allo spettatore una visione di un futuro in cui l'umanità è vittima di una scienza al servizio del potere e ci mostra tutte le conseguenze che lo potrebbero caratterizzare.
L'indimenticabile finale ci induce a provare un senso di pietà verso i replicanti che scelgono l'autodistruzione per salvare gli uomini dalla follia di una scienza malata.

Trailer: www.youtube.com/watch?v=vD2wRsVdVaQ

(Antonio Petrucci)







Titolo: FATA MORGANA , Germania 1970
Regia: Werner Herzog
Genere: Documentario
DVD edizione: RHV Home Video


Herzog rappresenta per me il cinema della conquista e della lotta; tutto il suo cinema ne è impregnato, i suoi film come i suoi documentari.
In questo senso l'obiettivo può essere raggiunto solo attraverso un reale sacrificio, egli mette in campo delle forze che si trasformano in pensieri, sensazioni o immagini: da questa alchimia nascono i film di Herzog.
Anche Fata Morgana non sfugge a questa regola, girato in condizioni avverse in giro per l'Africa nel 1970. Il regista insieme all'operatore ci svela immagini di grande durezza ma anche di struggente poesia; questo documentario alla fine si rivela un duro atto di accusa verso l'occidente colonizzatore che ancora oggi riesce a comunicare con i propri simili meno fortunati solo con la sopraffazione e la violenza.
Questa ottima edizione della RHV contiene tra gli extra anche due inediti documentari del regista girati sempre in Africa.

(Antonio Petrucci)







Titolo: Nightmare Detective - Il cacciatore di sogni, Giappone 2006
Regia: Shinya Tsukamoto
Genere: Horror
DVD edizione: Raro Video 2007


Ultimo film distribuito in Italia del poliedrico regista Shinya Tsukamoto che in un'intervista dichiara di avere voluto creare un'opera di transizione ed allo stesso tempo raccolto tutti gli elementi delle sue opere precedenti.
Il film unisce il genere horror con il thriller psicologico in modo originale anche se per essere apprezzato richiede più di una visione; la trama è abbastanza canonica ma la cosa straordinaria é la forma in cui il regista integra e sviluppa gli eventi sino ad arrivare al finale che definirei metafisico.
Ottima l'edizione della Raro Video che comprende come extra anche un'intervista a Enrico Ghezzi e al regista. Consigliato ovviamente agli estimatori del regista ma anche a coloro che sono alla ricerca di un cinema in cammino verso nuovi orizzonti.

Trailer: www.youtube.com/watch?v=9npZM41PJ9Q

(Antonio Petrucci)