martedì 22 febbraio 2011

Talking with DOM MARIANI (THE STEMS): Distorsioni interview

Dopo l'ottima monografia di Ricardo Martillos sugli Stems di Dom Mariani, il solerte Ricardo stesso a completamento del 'pacchetto' Stems ha realizzato per Distorsioni e il suo pubblico affezionato, con il prezioso aiuto di Myriam Bardino per l'English translation, una lunga e appassionante intervista con Mariani, il leader storico dei magnifici Stems, che si rivela in alcuni punti anche un intrigante spaccato della fertilissima scena rock Aussie negli anni '80. Poco dopo il 2010 Farewell Tour degli Stems di cui si parla nell'intervista, é uscito il secondo album solista di Dom Mariani, "Rewind and Play" (dopo "Homespun, Blues & Greens" del 2004) che fa supporre che per nostra fortuna l'artista sia intenzionato a continuare a produrre musica. Buona lettura e ... stay cool! (Wally)

Dom Mariani interview

Ricardo/Distorsioni: "Sul web non si trovano molte notizie su The Stems: quindi ne approfitto per farti conoscere meglio ai tanti appassionati italiani, in numero crescente anche dopo il vostro minitour del 2010. Questa storia delle lezioni di chitarra a Richard Lane nel 1983 è vera? Cioè in seguito a queste jam chitarristiche hai maturato l'idea di formare il gruppo?"
Dom Mariani:
"Si è vera, è piu’ o meno quando il gruppo iniziò. Conobbi Richard via Gary Constantine, un amico in comune. Vennero a vedermi suonare con un’altra band al Wizbah (una sala nel centro di Perth). La mia band gli piacque e mi chiese delle lezioni di chitarra. In quel periodo insegnavo un po’ ma non al punto di considerarmi come un proprio e vero insegnante di chitarra. Solo dopo poche lezioni mi accorsi che Richard sapeva suonare bene e scoprii che suonava anche le tastiere, l’armonica e si divertiva anche a cantare. Parlammo molto di musica, gli piacevano i Sunnyboys, The Saints e lo introdussi alla musica sixties con la quale non aveva familiarità. Di lì mi venne l’idea di chiedergli di far parte di una nuova band che avevo in progetto. Questa band divenne The Stems."

Quanto è stato importante per te l'ascolto ripetuto del garage-punk Usa dei 60', Electric Prunes, Standells, The Chocolate Watch Band oltre ai connazionali The Masters Apprentices e The Missing Links, in merito alla decisione di formare la band?
Gli Eletric Prunes sono stati una grande influenza. Li scoprii per la prima volta su Nuggets e subito dopo trovai una copia di “Underground” in un negozio di dischi in saldo. Fu come trovare l’oro. E’ ancora uno dei miei dischi preferiti in assoluto. The Standells, Chocolate Watch band, Music Machine, tutti ebbero la loro influenza sugli Stems come anche dei gruppi australiani: The Masters e The Easybeats. The Masters sono incredibili, ho scoperto i Missing Links un po’ piu’ tardi.


Dopo i primi due splendidi 7" degli Stems, tipicamente sixties, a cosa è dovuta la decisione di ammorbidire il vostro sound a favore di linee più melodiche, già chiaro nel vostro primo ep "Love will grow"? Fu un tentativo di allargare il vostro seguito o solo una naturale evoluzione sonora?
La composizione ebbe una progressione naturale ma anche il fatto di andare con Rob Younger in uno studio piu’ grosso e sofisticato (Trafalgar) e la produzione del team di Alan Thorne, hanno avuto la loro influenza sul suono del disco.


Come mai la grande Citadel Records di John Needahm si è fatta sfuggire la pubblicazione del vostro splendido primo album? Sinceramente pensi che con Rob Younger alla consolle sarebbe suonato differente, magari più grintoso? A proposito della Citadel è curioso il fatto che i vostri due album in studio non siano usciti per questa label, mentre la stessa ha pubblicato ben tre vostre antologie. Come si spiega?
Fu piuttosto un caso di opportunità. A quei tempi, John non poteva permettersi di pagare per la registrazione di quei dischi, cosi dovemmo andare con chi potevamo. John era anche manager dei Died Pretty, che in quegli anni, furono il suo focus principale. Ho sempre mantenuto delle buone relazioni con John e quando fu possibile gli detti la possibilita’ di pubblicare la nostra musica.

Ti pesa il fatto che The Stems viene sempre considerata "la band di Dom Mariani"? Osservavo che nei vostri dischi Richard Lane firma spesso anche brani suoi, Tears Me In Two, Under Your Mushroom, Rosebud , e molti altri; qual'è in realtà il suo contributo in termine compositivo?
Dipende da come vedi la band. Anche se sono considerato il principale compositore negli Stems, Richard contribuì con delle canzoni nei primi anni, ma le canzoni cantate da Richard sono per lo più  scritte da Julian Matthews (basso) che solitamente non ha nessun credito.

Cosa significa per un musicista ‘aussie’ il nome Radio Birdman che insieme a The Saints sono stati i due gruppi dei '70 più influenti di sempre? Com'è il vostro rapporto con le altre grandi band di Perth, The Triffids e The Scientists?
Non c’è dubbio che i Radio Birdman e i Saints sono stati fondamentali nella costruzione della scena degli anni '80. Per quel che mi riguarda, i Saints mi hanno maggiormente influenzato rispetto ai Radio Birdman. Soltanto nel 1985, quando ci trasferimmo a Sidney iniziai ad apprezzare un po’ di piu’ i Birdman e  anche ad accorgermi dell’importanza che avevano avuto sulla scena di quella città. Non sono mai stato un fan dei Triffids, ma gli Scientists erano un grande gruppo. Li vidi più volte in concerto e penso che siano il gruppo piu’ importante originario di Perth. Alcuni di questi concerti agli inizi degli anni '80 sono stati fantastici e mi spinsero a varare la storia degli Stems.


La tua decisione di sciogliere The Stems nell'ottobre del 1987 in realtà a cosa è dovuta? Ci ha trovato tutti un po' spiazzati visto che il gruppo era all'apice artistico e di popolarità: i vostri dischi erano sempre in vetta alle ‘Australian alternative charts’.
Successe proprio in quel modo. Hanno giocato il loro ruolo i tour incessanti, un cattivo management e delle tensioni all’interno del gruppo. Registrare l’album “At First Sight, Violets Are Blue” non fu un processo liscio e le cose iniziarono a deteriorarsi. Il gruppo era diventato alquanto famoso e l’impegno con una major significò molti più tour e anche il dover essere disponibile per tutte quelle cose che vanno di pari passo con la promozione di un gruppo in ascesa. Il gruppo scelse un management professionale che alla fine non aveva a cuore gli interessi del gruppo. Inizai a dubitare di tutto questo e alla fine decisi di andare via.

La reunion del 2003 con conseguente tour europeo era un’idea che avevi in mente da tempo o è conseguente alle pressioni dei fan, soddisfatti immagino di The Someloves e DM3 ma evidentemente nostalgici delle canzoni di The Stems? E in Europa come è stata l'accoglienza del pubblico?
La nostra prima reunion fu nel 1997 (10 anni  dopo il nostro scioglimento) e un anno più tardi (’98) suonammo al Mudslinger festival, ma quei concerti erano soltanto a Perth. Non fu prima del 2003 che l’idea di una reunion fu una seria proposta. L’idea venne da un promoter che ci suggerì un tour dell’Australia e le cose si susseguirono. Questo ci portò a stare insieme per altri sette anni: in questo lasso di tempo ci fu anche la registrazione di un altro album e un tour in Europa, Giappone e America e fu un periodo molto divertente.

Che mi dici del tour 2007 con Hoodoo Gurus and Radio Birdman? In particolare puoi raccontarci qualche aneddoto su Rob Younger e Deniz Tek, due  personaggi fondamentali della scena rock Aussie, suoneresti mai in una band con loro o sono troppo egocentrici?
E’ stato un tour molto cool, al momento giusto per noi. “Heads Up” era uscito soltanto da un paio di settimane. Avevamo qualcosa da promuovere, il nostro primo album in vent’anni. Sia Rob che Deniz sono veramente delle persone in gamba. Conosco Rob un po’ meglio avendo lavorato con lui sulle prime registrazioni degli Stems e recentemente sul mini album “The DomNicks” (Dom Mariani e Nick Sheppard dei Cortinas, Off The Hip Rec., 2010). Lavorerei con entrambi senza problemi. Sono delle persone appassionate della propria arte, la musica.

Quale dei due album che avete inciso identifica meglio The Stems sound? Io sono molto affezionato alle sonorità sixties dei primi 2 singoli, ma mi colpisce molto nei seguenti lavori la vostra facilità di abbinare belle melodie a testi incentrati sull'amore come Love Will Grow e At First Sight, due dei vostri brani più noti.
Penso che l’ultimo album “Heads Up” sia più vicino al suono della band in quel periodo. La parte piu’ caratteristica del suono degli Stems è soprattutto la melodia,  senza per altro che questo intacchi il lato rock del suono. Preferisco il suono di “Love Will Grow” a quello dell’album “At Fist Sight”. Ci sono delle buone canzoni in “At First Sight”, ma non penso granchè della produzione.


Nel 2010 l'etichetta italiana Misty Lane ha dato alle stampe un altra ottima antologia "From The Vault", che mi dici del pubblico italiano ed europeo in generale rispetto a quello australiano?

Non ne sono molto sicuro ma penso che i fan siano un pò più appassionati.

Da collezionista di vinile notavo con piacere che i vostri dischi sono sempre usciti su vinile, una precisa scelta tua o solo una casualità?
Casualmente la Misty Lane ci avvicinò per farlo. E’ davvero grandioso averlo realizzato di nuovo su vinile. Mi piacerebbe avere anche “Heads Up” disponibile su vinile.

Questo Farewell Tour del 2010 va inteso come scelta e decisione definitiva di chiudere l'avventura The Stems o sei pronto un’altra volta a stupirci e ripensarci nuovamente? Leggevo in una tua intervista del 2009 queste righe: "This is our first farewell. We did break up once but we weren't in good enough shape to say goodbye. This time we'll end it off on a good note. The band's going really well but you just know when it's time to go" Puoi spiegarci come dobbiamo intendere questo commento?
Sono stati gli ultimi concerti. Spesso prendiamo in giro gli addii e le reunion perchè l’abbiamo fatto due volte e la seconda volta fu piu’ lunga della prima. A questo punto dubito che lo faremo di nuovo con la formazione originale. La porta non è chiusa, ma se gli Stems dovessero suonare di nuovo sarebbe con una formazione diversa.

Per concludere una domanda che ho in testa da tanto tempo, il tuo cognome Mariani suona molto latino: per caso nel tuo albero genealogico ci sono antenati o parenti Italiani?
Le mie origini sono italiane. I miei parenti vengono dall’Abruzzo. Immigrarono in Australia negli anni ’50. Ho ancora degli zii, zie e cugini a Vasto. Li ho visitati piu’ volte e una volta ci suonai con i DM3 nel 2001 dietro invito di Gene Gnocchi, quando conduceva lo show televisivo “Perepepe’”.

Grazie Dom per il tempo che hai dedicato a noi di DISTORSIONI: ti faccio gli auguri miei e di tutti i fans italiani per un felice proseguimento della tua splendida carriera, sperando vivamente di rivederti on stage da queste parti e con The Stems.
Grazie Ricardo

ciao, Dom

intervista a cura di Ricardo Martillos 
grazie a Myriam Bardino per le traduzioni

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lunedì 21 febbraio 2011

THE STEMS Story, 1984-2010: "Australian Pop - Psyche Nuggets"

Il gruppo degli Stems si forma a Perth in Australia intorno al 1983, dall'incontro
di Dom Mariani con Richard Lane: inizialmente Lane aveva chiesto aiuto a Mariani per alcune lezioni di chitarra, sfociate poi in jam e nella scrittura di alcune canzoni con la decisione finale di formare una band. Ai 2 si aggiungono quindi Gary Chambers alla batteria e il bassista John Shuttleworth, e il gruppo debutta in seguito in vari gig di supporto ai già noti, in Australia, Saints e Triffids. Con un look debitore a quello delle grandi bands garage Usa dei sixties, Music Machine, Seeds and others: giacche, stivaletti, capelli a caschetto
e con un suono che si rifà ai suoni tipici di quell'epoca, Standells, Chocolate Watch Band, Electric Prunes su tutti,The Stems conquistano rapidamente consensi tra i tanti appassionati del genere nel continente Aussie. Alla fine del 1984 riescono a registrare 4 brani per la Citadel (Died Pretty, Radio Birdman, New Christs tra i tanti nomi in catalogo): finalmente vengono alla luce Make You Mine/She's A Monster e Tears Me In Two/Can't Resist.. Si tratta di 2 bellissimi singoli, con un puro sound sixties che sembra uscito da "Nuggets": la bella voce di Dom, la chitarra molto Electric Prunes caratterizzano Make you Mine, She's A Monster  introdotta dall'organo Seeds-style di Lane,
Tears Me In Two
è molto Fuzztones, Can't Resist è un'altra splendida gemma, quasi un outtake di "Riot on Sunset Strip" con il cantato accellerato stile Music Machine. Dopo una accurata promozione locale il 1° singolo raggiunge la vetta delle classifiche indipendenti e procura una immediata fama ai nostri con vari show sold-out anche fuori dalla stessa Perth. Sulle ali dell'entusiasmo i nostri decidono di affidarsi al miglior produttore aussie di sempre, Rob Younger, leggendario leader dei Radio Birdman, che già aveva lavorato per il 2° singolo e nel 1985 "Love Will Grow - Rosebud Volume 1", EP, vede la luce: 4 brani con Love Will Grow a fare da apripista, la crudezza garage dell'esordio sembra già sfumare a favore della melodia, qui molto bella e accattivante. Le seguenti Under Your Mushroom, Just Ain't Enough, splendida con un favoloso organo e Jumping to Conclusions confermano la buona vena degli Stems, che ormai hanno raggiunto un alto livello e sono pronti a esordire con un disco intero.
"At First Sight, Violets Are Blue", il tanto sospirato disco d'esordio arriva finalmente nel 1987 per la Mushroom Records e contiene 12 tracce nell'edizione originale su vinile, 26 addirittura nella ristampa su CD del 2003. Le paure di un'eccessiva dispersione di idee sulla lunga distanza vengono subito fugate da un primo ascolto com la meravigliosa opening di At First Sight, una delle loro song più note, se così si può dire, la seguente Sad Girl, l'incalzante RosebudRunning Around con echi di Barracudas, la bella ballad For Always, poi Move me con un sound molto Standells, la beatlesiana Can't Forget That Girl e le finali Never Be Friends e Otherside che chiudono alla grande questo splendido esordio, uno dei migliori usciti nella Terra dei Canguri. Nell'edizione ristampata su cd 10 tracce da un'esibizione a Melbourne del 1986, ben registrata e che dimostra la grinta live dei Nostri. Gli Stems sono qui al loro apice, il disco balza subito al 1° posto delle indipendent charts australiane, cosa incredibile vista l'imperante dominio radiofonico e non della penosa discomusic degli eighties, cominciando ad essere apprezzati anche in Europa; ma nell'ottobre del 1987 dopo un mini tour europeo Dom Mariani misteriosamente decide di sciogliere il gruppo: "vi erano numerosi conflitti interni, e la cattiva gestione manageriale della band fece il resto". Mariani prosegue il suo cammino formando varie band, tra le altre DM3 e Someloves, entrambe valide ma votate ad un power-pop un tantino più convenzionale e lontano dalla magia degli Stems. A questo punto le varie label, australiane e non, per tener vivo l'interesse sulla band cominciano a fare uscire periodicamente antologie e raccolte più o meno similari, come "The Great Rosebud Hoax" (1987, Citadel Records), "Buds" (1991, Citadel Records), "Mushroom Soup: The Citadel Years" (March 2003, Citadel Records), "Terminal Cool- Anthology 1983-1985" (26 June 2006, Get Hip Records),  tutte consigliatissime, intervallate dal mini album live "Weed Out!" (1997), 2 tracce registrate nel 1986 a Perth; il gruppo è all'apice, il suono però è da bootleg semi-legale, poca dinamica ma tanta grinta. Bella la versione di oltre 6 minuti di Make you mine con tanto di solo di armonica. Nel 2003 The Stems finalmente si riuniscono a furor di popolo e ripartono per un tour nazionale seguito da apparizioni in Europa in vari festival, oltre all'apparizione nei negozi della sopracitata antologia per la Get Hip "Terminal Cool" con ben 3 inediti sia pure demo tracks. Poi finalmente nel 2007 l'agognato secondo album "Heads Up" vede la luce per la misteriosa Shock Records: il disco è registrato a casa loro a Perth e contiene 10 brani originali, la line up a questo punto è: Dom Mariani guitar, lead vocals, percussion; Julian Matthews bass, vocals; Richard Lane: guitar, vocals, combo organ, harmonica; Dave Shaw drums, vocals, percussion.
L'opening è affidato a Leave You Way Behind, un brano molto Standells con chitarre 'saltellanti' e citazioni della Chocolate Watch Band nel testo "don't need your lovin' anymore", seguito da She Sees Everything anche questa sulla stesso stile cantata a 2 voci, con un bel break di chitarra e armonica.
Seguono la byrdsiana Sorround me scritta dal batterista Dave Shaw, poi Undying Love e What's Your Stand, scritta da Richard Lane e Glenn Morris. Il gruppo riparte con Hellbound Train, da non confondere con l'omonimo brano di Savoy Brown, song molto tirata e grintosa, tra le migliori del disco, seguita da Get To Know Me (non trascendentale), Only If You Want It con echi di Beach Boys in acido e le 2 conclusive Liar, firmata ancora da Shaw e Get So Bad, bella e molto Byrds/Barracudas, che chiude in bellezza un secondo disco che consacra anche dopo 20 anni (!) The Stems tra le più belle realtà del garage revival non solo in Australia. Sembra quindi l'inizio della rinascita ma ancora una volta Dom Mariani, (non capirò mai quest'uomo!), nel 2009 annuncia nuovamente il Farewell Tour australiano a cui seguirà quello europeo nel 2010 incluso un minitour italiano (Torino, Cesena, Villadossola) con il quale decreta nuovamente lo scioglimento del gruppo e la sua fine: ma sarà vero? Per celebrare degnamente questo evento l'etichetta nostrana di sixties-garage/psychedelia MISTY LANE attiva fin dal 1989 e dal respiro internazionale (nel suo catalogo artisti come Chesterfield Kings, Thanes, The Others, Fuzztones e tantissimi altri), immette sul mercato un'altra interessasnte raccolta "From The Vault", contenente singoli, EP e rarità varie in una edizione limitata di 500 copie corredata da una bella copertina in puro sixties-style. Vi rimando all'intervista con Dom Mariani realizzata per Distorsioni. End of transmission for now!
Ricardo Martillos


The Stems discography

Love Will Grow - Rosebud Volume 1
(EP) (Citadel 1986)
At First Sight, Violets Are Blue (White Label/Mushroom 1987)
The Great Rosebud Hoax  (Citadel 1987) con i primi 2 singoli e l'EP LWG
Buds  (Citadel Records, 1991) antologia
Weed Out! Live 1986 (House of Wax 1997)
Mushroom Soup: The Citadel Years Terminal Cool (Anthology 1983-1986)  (Get Hip 2006) antologia
Heads Up (Shock Records 2007)
From the Vault (Misty Lane 2010) antologia

THE STEMS on myspace

SHORT REVIEWS - Asobi Seksu “Fluorescence” (2011, Polyvnyl/Goodfellas)

Una modella giapponese e un chitarrista. Non sono i Pizzicato Five e nemmeno epigoni di Serge Gainsbourgh. Sono Yuki Chikudate e James Hanna, ovvero gli Asobi Seksu. Questo Fluorescence”, uscito per l'etichetta Polyvinyl, è il loro quarto album. Ascoltare questo disco è un tuffo in pieni anni '80. Batterie potenti, usate soprattutto sui tamburi. Chitarre piene di effetti. Svolazzi di synth analogici. La voce della graziosa Yuki ricorda le divine dell'epoca, Liz Fraser soprattutto, Siouxsie, come nell'epica Trails o Alison Statton. In generale potrebbe essere un disco della storica etichetta 4AD, vedi brani come Pink Light  in cui la voce maschile fa i controcanti, ma il clima generale non è tenebroso come per i gruppi dell'epoca, ma più arioso e melodico. The Ocean  devia un poco, è impostata sulle tastiere. Chi ama questo tipo di sonorità ascolterà “Fluorescence” col massimo piacere. Per gli ascoltatori più giovani spero che possa essere il trampolino da cui partire alla scoperta della new wave e dello shoegazing successivo.
Alfredo Sgarlato

domenica 20 febbraio 2011

SHORT REVIEWS: Aucan, “Black Rainbow” (2011, La Tempesta International/Venus)

Il morbo del dubstep e delle nuove elettroniche si diffonde anche in Italia. Lo dimostrano i bresciani Aucan (Dario D'Assenno, Francesco D'abbraccio e Giovanni Ferliga), giunti al secondo CD con Black Rainbow, inciso negli studi Air di Londra. Il nuovo album si apre con Blurredtempo lento, bassi profondissimi e la bella voce di Angela Kinczly, un brano che non sfigurerebbe su un disco di Burial o Kode 9. I ritmi si fanno più veloci e le atmosfere più maestose con le successive Heartless, più vicina alla IDM e Red Minoga, per poi rallentare ancora col proseguire dell'album. Sugli ultimi brani si avverte però un certo calo di tensione, peccato grave in un genere che ha nella trasposizione di stati d'animo inquieti il punto di forza. Tutto sommato però è un disco valido, che mostra come il sottobosco italiano produca gruppi molto interessanti, assolutamente al passo con le tendenze d'oltremanica. Certamente chi ama solo la musica con chitarre non troverà qui il suo piatto preferito, ma filoni come dubstep e breakbeat oggi offrono le deviazioni più interessanti. Gli Aucan presenteranno il nuovo album con una tournèe in tutta Europa.
Alfredo Sgarlato

BOOK REVIEWS: "A' Rebours" di Joris Karl Huysmans

Un libro sicuramente anomalo, ma per certi versi affascinante. "À Rebours" di Joris Karl Huysmans può essere visto da molti punti di vista come un passo in avanti rispetto alla presa di coscienza e ai conseguenti esiti nichilisti dostoevskiani di “memorie del sottosuolo”. In "À Rebours" il protagonista attua una coerente scelta di vita asociale e distaccata, quasi un rifugio costruito attorno alle proprie ossessioni e alle proprie nevrosi, sino alle conseguenze più estreme. Des Esseintes (questo è il nome del protagonista), è un un aristocratico, che stanco di una vita banale e di una società divenuta mediocre, si rifugia nella campagna della perifieria parigina, dedicandosi ad una vita solitaria fatta di passioni e di manie, tra opere d’arte, libri rari, stoffe finissime, pietre preziose, fiori, essenze, profumi. La sua è una ricerca raffinata ed effimera di tutto quel che si pone come artificiale in opposizione a tutto quello che è naturale. È una ricerca delle costruzioni innaturali, delle manipolazioni più eccentriche, come se la manipolazione della natura desse ulteriore senso alle cose e alla propria esistenza. Ma questa ricerca estrema nasconte una sotterranea nevrosi che porterà il protagonista ad un deperimento fisico e psicologico, oltre che ad una completa sconfitta esistenziale.
Alla fine Huysmans scorgerà la (propria) salvezza nella fede, come se la trascendenza costituisse l’esito definitivo del suo desiderio di distacco e di rottura dalla naturalità. Huysmans porta alle estreme conseguenze questa contrapposizione. Una creazione artificiale, sia essa una opera latina medioevale, un quadro di Gustave Moreau, una essenza profumata o una qualsiasi manipolazione di un oggetto naturale, è vista da Huysmans come una crescita rispetto ad una semplice creazione della natura, come se quella manipolazione fosse in grado di darne ulteriore valore, ulteriore senso. L’artificiale diviene l’innaturale. Quella di Huysmans è certamente una visione hegeliana. Ma Huysmans è anche testimone del suo tempo, di un fine ottocento di enormi cambiamenti sociali dovuti ad una industrializzazione nella quale il progresso aveva come finalità proprio il superamento della natura stessa. Oggi, di fronte al susseguirsi di inquinamenti radioattivi e chimici, di dispersioni di catrami, nafte e plastiche, di fronte ad una soglia che non è più opportuno superare, si impone la necessità di una riconversione naturale dell’oggetto artificiale, di una rinaturalizzazione dell’artificiale. Occorre rovesciare Hegel. Occorre rovesciare Huysmans.

Felice Marotta

THE XTC: " Nonsuch" (1992 -Virgin Records) - Il secondo 'White Album' degli XTC

Ad ogni nuova uscita discografica già dalla fine degli anni '80 gli XTC facevano terra bruciata intorno a loro e scolpivano un nuovo capitolo granitico nella storia del pop contemporaneo. Chi aveva supposto che il precedente eccellente album doppio Oranges and Lemons (1989) fosse la loro consacrazione definitiva (ed io ero tra loro), ciò che il "White Album" era stato per i Beatles, dovette prendere atto che questo nuovo doppio "Nonsuch", prodotto da Gus Dudgeon figura storica del rock inglese soprattutto per i suoi contributi al British-Blues, era un secondo 'white album'! Non solo per la varietà musicale ed ispirativa, cui gli XTC ci avevano abituati da tempo, ma proprio per la pesante influenza dei quattro di Liverpool che si respira in questi solchi. La quintessenza di Paul McCartney in particolare si impossessa della penna e delle corde vocali di Andy Partridge, eminenza grigia del gruppo da sempre; sembra che il baronetto abbia designato l'irrequieto ed anticonformista Andy continuatore tout-court della sua immarcescibile vena ed ispirazione melodiche. Indubbiamente "Nonsuch" é opera più meditata, matura di "Oranges and Lemons"; anche i brani più sbarazzini in realtà sono il risultato di un'arte compositiva sempre più sbalorditiva: Holly Up On Poppy, Crocodiles, Omnibus, Ballad Of Pumpkinhead Peter coniugano gli sberleffi genialoidi degli esordi di "White Music" (1978) con una penetrante precisione tematica che mette ogni spunto al punto giusto e che é frutto di una maturità espressiva ormai inoltrata! Addirittura nuove vie per il futuro del pop sembrano essere indicate da brani intensi e densi come la classicheggiante Rook, una sorta di novella She's Leaving Home, o Wrapped In Grey, valzerone che ti fa socchiudere gli occhi per sogni color miele: questi brani ristabiliscono un predominio intelligente ed affascinante degli archi nella pop-music che era andato un pò perduto dagli Electric Light Orchestra in poi!
Humble Daisy, sussurrata, tutta giocata sulla magia delle voci, é ponte ideale con un'altra grande lezione pop del passato, i Beach Boys di Brian Wilson. Ma gli XTC di "Nonsuch", opera che a distanza esattamente di quasi diciannove anni (uscì all'inizio Aprile 1992) conserva inalterato un immenso carisma melodico ed ispirativo, non sono solo Andy Partridge ma anche quel geniaccio strumentista di Dave Gregory, che impreziosisce tutto Nonsuch con i suoi sinuosi synths, le sue tastiere, dando forza onirica ai concreti spunti compositivi; XTC sono anche e soprattutto Colin Moulding, il bassista membro storico della band giunto a scrivere cose originalissime e memorabili come Wardance, pacata ma decisa denuncia delle velleità belliche anglosassoni di quegli anni, sottolineata da una frase intrigante di synth che ti inchioda le cellule mnemoniche, Bungalow, disegnata tra le nuvole, emergente dalle nebbie della memoria, The Smartest Monkeys, sorretta da un altro tema memorabile, frutto di un intarsio voci-chitarre assolutamente micidiale che rimanda agli XTC più sperimentali di "GO 2" (1978).
E' come se in questi momenti gli XTC dichiarassero tacitamente: "...sì, la storia del punk-pop e del pop tout-court, dalla seconda metà dei seventies ad oggi l'abbiamo scritta noi (insieme ai Buzzcocks)", e non possiamo che sottoscrivere. Se questi sono i brani che colpiscono subito il non-neofita per complessità di concezione, ad un ascolto ripetuto, emergono in tutto il loro leggiadro splendore alcuni brani-cerniera dal valore inestimabile perché incarnano quel lato smaccatamente gioioso, surreale, denso di humour anglosassone che é sempre stato la spina dorsale del pensiero XTC: The She Appeared, Dear Madam Barnum, My Bird Performs, Disappointed: c'é di che inebriarsi e respirare a pieni polmoni 'good vibrations', come direbbe Brian Wilson! Infine la gamma espressiva senza limiti di Partridge e c. tocca l'epicità e la psichedelia più raffinata ed allusiva con That Wave, Ugly Underneath e Books Are Burning (fosco quadretto avveniristico ispirato al romanzo 'Farenheit 451' di Ray Bradbury) con performances chitarristiche entusiasmanti. Dopo tutto questo, nel '92 mi guardai bene dall'affermare ancora incautamente che "Nonsuch" fosse l'apice creativo degli XTC perché ero convinto che la loro sopraffina distilleria sonora fosse ancora ben lungi dal mandare i suoi dipendenti in cassa integrazione! Non mi sbagliavo: anche se dopo una lunga attesa (riempita da varie compilations e ristampe) tra il 1999 ed il 2.000 XTC avrebbero dispensato al mondo altri due capisaldi di art-pop aristocratico: "Apple Venus Vol.1" e "Wasp Stars (Apple Venus vol.2)", due raccolte che é un misfatto non conoscere!

Wally Boffoli

"Nonsuch" Tracklist:
1. The Ballad of Peter Pumpkinhead
2. My Bird Perform
3. Dear Madam Barnum
4. Humble Daisy
5. The Smartest Monkeys
6. The Disappointed
7. Holly on Poppy
8. Crocodile
9. Rook
10.Omnibus
11.That Wave
12.Then she Appeared
13.War Dance
14.Wrapped in Grey
15.The Ugly Underneath
16.Bungalow
17.Books are Burning


XTC


XTC Nonsuch Lyrics:

Books Are Burning (Andy Partridge)

I libri bruciano sulla piazza principale / ed io ho visto lì il fuoco mangiarsi i testi/ i libri bruciano nell'aria tranquilla/ e tu sai dove loro bruciano i libri / le persone sono i prossimi/ io credo che la parola scritta potrebbe essere perdonata/ é la chiave della credenza del tuo cuore e della tua testa / L'odore di libri bruciati sul piazzale della scuola/ Io credo che le parole scritte siano più che sacre / oltre la misura del bene e del male/ I diritti umani fanno volare la tua anima libera e nuda / al di là della violenza, della paura e della tristezza/ I libri bruciano / io comunque spero che una fenice si libri sulle fiamme!


War Dance (Colin Moulding)

C'é un epidemia / passioni che si agitano nei giovani cuori/ persino i vecchi reduci sono stati contagiati/ mio Dio, questa é la mia danza di guerra / un racconto patriottico/ non abbiamo visto nulla come questo/ dal giorno dell'incoronazione / C'é una brutta sensazione / mantenere Fleet Street completamente sveglia / Ognuno vuole una fetta della torta sciovinista / loro stanno facendo risorgere Churchill/ riportando in auge il servizio nazionale / alimentando il potere e la febbre della gloria/ per costruire una union Jack malaticcia/

RUMER : "Seasons Of My Soul" (2010, Atlantic)

Quando ascolti "Seasons Of My Soul" ti ritrovi d'improvviso a respirare all'aria aperta, seduto sotto un albero e con i raggi del sole che ti accarezzano la pelle. Quando ascolti "Seasons Of My Soul" te ne innamori, perchè spesso sono le cose semplici a farci provare belle emozioni. Rumer, alias Sarah Joyce, è una ragazza proveniente dal Pakistan, esattamente da Islamabad. Nasce nel 1979 ed è la più giovane di sette figli. Dopo il divorzio dei genitori all'età di 11 anni Sarah scopre di essere figlia di un padre diverso. Trasferitasi poi in Inghilterra insieme alla madre inizia a studiare recitazione al Dartington College of Artsper. Quando alla madre viene diagnosticato un cancro Sarah inizia a scrivere canzoni.
La musica diventa allora come un rifugio, un modo di allontanare il dolore. La sua carriera musicale inizia nei primi anni del 2000 sotto il nome di Sarah Prentice. Ma è solo lo scorso novembre che viene pubblicato il suo primo album solista a nome Rumer, nome ispirato alla scrittrice Rumer Godden. "Seasons Of My Soul" è una raccolta di canzoni delicate. Am I Forgiven, Slow , Aretha , Saving Grace, Blackbird e On My Way Home sembrano prenderti per mano. Ogni canzone è come un fiore che sboccia. Ogni nota si porta dietro il suo profumo e suoi colori. E non puoi non pensare a Laura Nyro, a Carole King e alle deliziose orchestrazioni di Burt Bucharach che ha voluto conoscerla personalmente dopo aver ascoltato il disco. In un tempo in cui di rassicurante c'è ben poco "Seasons Of My Soul" suona come un ritorno a casa in un giorno di pioggia.

Michele Passavanti