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sabato 13 agosto 2011

JESU: “Ascension” (2011, Caldo Verde)

# Consigliato da DISTORSIONI

Di Justin Broadrick è sicuramente nota la prolificità artistica. Tale sovrabbondanza ha determinato spesso un effetto inflattivo sulle sue produzioni, con conseguente ed inevitabile diminuzione di valore. Forse ad un analogo epilogo è destinato anche “Ascension” (2011, Caldo Verde), quarto album dei Jesu, quindicesimo lavoro se si considerano anche gli EP e gli split prodotti nel frattempo.
Justin Broadrick è certamente uno dei musicisti più intelligenti e creativi del rock degli ultimi vent’anni, capace di intrecciare gli eventi della propria vita all’interno di in una trama musicale davvero piena di fascino. Verso la fine degli anni ‘80 insieme ai Godflesh ha esplorato le zone più oscure dell’animo (“Streetcleaner”, 1988; “Cold World”, 1991 e “Selfless”, 1994) e successivamente con i Jesu ha esplorato, con varie intensità, le forme della malinconia e della tristezza (“Heart Ache”, 2004; “Jesu”, 2005 e “Conqueror”, 2006). Questo “Ascension” è un viaggio ancora saldamente ancorato alle tristezze terrene. E’ noto che il suono dei Jesu è stato fortemente influenzato dalle sonorità dei Codeine e dei Red House Painters e non è quindi un caso che “Ascension” sia stato prodotto proprio da Mark Kozelek, voce dei Red House Painters, fondatore dell’etichetta 'Caldo Verde', nonché uno dei capostipiti del genere slowcore. “Ascension” è un lavoro in cui affiora una malinconia cosciente, per nulla inquieta, come nel bell’avvio Fools. Non vi è più quella tristezza luminosa e piena di speranza che compariva nella bellissima Brighteyes di “Conqueror” (2006). Justin appare ormai pacificato, forse un uomo completamente vinto. Birth Day e la bella Broken Homes procedono con sonorità lente e viscose come se la tristezza potesse diventare bellezza solo attraverso la pesantezza. Small Wonder è invece il brano più accattivante di tutto l’album, rallentato siano all’estremo, mentre Ascension, brano che dà il nome all’intero lavoro, costituisce molto probabilmente il punto culminante del progetto Jesu, oltre il quale è lecito aspettarsi un definito nuovo cambio di rotta. Un lavoro che scava nella tristezza e nella malinconia e che riempie emotivamente l’ascolto con uno spettro davvero dilatato ed ampissimo di gradazioni di grigio. Chissà se sia proprio questo il Paradiso cercato.
Felice Marotta

Caldo Verde Records

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