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sabato 12 novembre 2011

MUSICAL BOOK REVIEWS - “Io e i CCCP: una storia fotografica e orale” di Umberto Negri, con la cura di E. “Gomma” Guarneri (2011, Shake Edizioni)

C'è tanta gente che a un certo punto della sua vita rinnega il proprio passato, più o meno alternativo che sia, e si allontana da tutto ciò che ne ha fatto parte. Non ho mai capito come ciò si possa fare senza restare “mutilati” di una parte di sé stessi poiché tutti noi siamo come siamo oggi anche in virtù di ciò che siamo stati in passato. Per questo mi è piaciuta molto la frase con cui Umberto Negri introduce il libro da lui scritto, e curato da E. “Gomma” Guarneri, “Io e i CCCP. Una storia fotografica e orale”
nel quale il primo bassista di quella che è stata, negli anni '80, una delle band più rappresentative della scena musicale alternativa italiana (e resisto alla tentazione di usare il termine punk poiché è lo stesso Negri a scrivere che non si sono mai identificati con la scena punk e, se lo sono stati, lo sono stati certo a modo loro) ripercorre attraverso fotografie e ricordi il periodo in cui ne ha fatto parte, dal 1982 al 1986, fino all'uscita del primo album “Affinità - divergenze tra il compagno Togliatti e noi – del conseguimento della maggiore età”, a cui il gruppo era arrivato dopo aver pubblicato l'EP 7” “Ortodossia” nel 1984 e l'EP 12” picture “Compagni cittadini fratelli partigiani” nel 1985. Nell'introduzione Umberto Negri spiega la sua passione per la fotografia, allora analogica e portata avanti con pochissimi mezzi, e quanto ritenga preziosi quei 37 rullini da cui ha tratto le foto che illustrano il libro: «le ho portate con me per anni perché costituiscono una parte rilevante della mia identità, così come mi sono tirato dietro tutto il materiale del Tuwat – il centro sociale dei punk anarchici di Carpi – i volantini e le vecchie audiocassette, registrate in modo approssimativo durante i concerti in sala prove». Nato a Reggio Emilia, in quell'Emilia paranoica che è stata uno degli inni dei CCCP, Umberto Negri vive da vent'anni a Torino, dove esercita la professione di avvocato e insegna in un istituto tecnico superiore.

Café Liber, Torino: l'incontro con Umberto Negri
Lo incontro durante una serata di presentazione del suo libro al Café Liber, un circolo Arci di Torino, nella quale, oltre a raccontare diversi aneddoti e a parlare del libro, Umberto Negri proietta alcune foto e video, anche rari e inediti, dei primi anni della band emiliana e poi, accompagnato da un giovane chitarrista, esegue in acustico alcuni dei brani più noti dei CCCP. Al termine della bella serata non posso fare a meno di fargli alcune domande a iniziare da come mai ha deciso ora di scrivere quel libro e la risposta è ovviamente che non c'è un perché: quando si scrive un libro, si ha un'idea e la si realizza, e mi spiega anche come sia stupito del grande movimento che ancora oggi ruota attorno ai CCCP grazie anche a internet. Durante la presentazione aveva anticipato la risposta alla domanda che probabilmente gli fanno in molti, spiegando il perché ha deciso di lasciare il gruppo dopo il viaggio a Berlino e subito prima del passaggio della band a una major, la Virgin, che farà uscire il loro secondo album “Socialismo e barbarie” nel 1987, "perché Ferretti era una personalità ingombrante" e l'esperienza con i CCCP totalizzante, e aggiungendo che non sa se ha fatto bene ma che di certo non si è mai pentito. Allora alla fine del concerto gli chiedo anche se Ferretti l'ha più sentito e cosa ne pensa della “svolta” cattolica di cui il leader dei CCCP si è reso protagonista in questi ultimi anni. La risposta è molto 'politically correct': ’nella vita si cambia’, ma mi dice comunque che Ferretti ha apprezzato molto il libro.

Il libro
Il volume, pubblicato da Shake Edizioni, è in gran parte fotografico ed è particolarmente accattivante nella grafica in bianco e nero che ricorda quella di una fanzine e fa tornare in mente i ciclostilati che giravano in gran quantità negli ambienti punk dell'epoca. Le 400 foto riprodotte, quasi tutte inedite, sono davvero molto belle e testimoniano la capacità di Negri di cogliere l'attimo, l'atmosfera significativa anche in modo creativo. Gli scatti inclusi non si limitano alle immagini del gruppo, sul palco e in momenti privati, ma sono spesso paesaggi e dettagli del paesaggio emiliano ma anche dei luoghi visitati nei tour, dei viaggi, Amsterdam, Londra, Berlino, che ci restituiscono uno spaccato visivo degli anni '80 molto efficace. I testi sono sintetici flash su episodi e brevi capitoletti di racconti che sovente sembrano essere i ricordi risvegliati dalle immagini, ma che nel loro insieme ricostruiscono con chiarezza il percorso del gruppo, cominciando dalle esperienze pre-CCCP dei componenti, come i Frigo, la band new-wave di Negri e Massimo Zamboni e poi i MitropaNK, in cui militavano Ferretti, Zamboni e Zeo Giudici e poi lo stesso Negri. Non c'è solo la musica dei CCCP però nel libro; c'è la politica, in quella Reggio Emilia comunista in cui «si pensava che l'amministrazione governasse bene, che fosse “pulita”, un luogo in cui gli amministratori sono meglio degli amministrati», città di provincia, chiusa, in cui «ci si sentiva all'avanguardia» salvo poi rendersi conto di quanto fosse “provinciale” quando si aveva l'opportunità di uscirne. Impossibile, d'altronde, prescinderne, dal momento che il gruppo non ha certo mai fatto mistero della sua linea politica, evidente fin dal nome scelto.
Quando si reca a Londra, per esempio, Negri ci arriva da «fricchettone, col kajal intorno agli occhi, capelli lunghi, foulard di seta indiana» perché quella era l'Italia alternativa di allora, appena uscita dai movimenti culturali e musicali degli anni '70 e si ritrova a vivere in uno squat, una casa occupata, in un quartiere dove già fioriva il punk. Quella musica che cambierà le loro vite. «Il vero cambiamento fu portato ancora una volta da Dodo, che tornò da Londra con alcuni dischi e ci disse: “Voi fate musica di merda. Siete il passato e tirò fuori "Never Mind the Bollocks", i Clash, i Kraftwerk, Patti Smith e i Ramones; “Questa è la musica nuova!” Quella roba ci colpì dritti al cuore, toccava corde pronte a vibrare, cose che c'erano già ma non lo sapevamo». Negri e Zamboni formano i Frigo, con pochissimi mezzi, «usavo come ampli del basso un piccolo giradischi» e senza cantante, ma è già in questo periodo che «nascono i riff di chitarra e basso di molte canzoni dei CCCP, per esempio Noia, CCCP ».

Poi nell'estate del 1981 Zamboni conosce, a Berlino, Giovanni Lindo Ferretti, personaggio carismatico che aveva alle spalle un'esperienza di operatore psichiatrico dalla quale deriveranno pezzi come Valium Tavor Serenase e Militanz. I due formano, insieme al batterista Zeo, i MitropaNK e chiamano Umberto Negri a suonare il basso. A breve il gruppo cambierà nome in CCCP-Fedeli alla linea (per non confondersi con il gruppo tedesco già esistente col nome di CCCP). Naturalmente, quando un musicista racconta la sua esperienza, i retroscena sono spesso le parti più gustose. Per esempio, racconta Negri, che durante l'esecuzione di Emilia paranoica Zamboni «rompeva sempre le corde della chitarra, almeno una. Per questo motivo dopo mettevamo in scaletta un pezzo solo io e Ferretti, per permettergli di rimontare la chitarra che aveva distrutto. Abbiamo girato mezza Europa con una sola chitarra!»
Un brano, Emilia paranoica, che non piace ai loro conterranei. Umberto Negri lo scrive nel libro e lo racconta nella serata di presentazione: in Emilia ci fischiavano, dice, a Torino avevamo dei fan sfegatati, e durante la serata al Café Liber ricorda i primi concerti al Tuxedo e al Big, due noti locali alternativi torinesi. Anche al sud l'accoglienza era stupenda, aggiunge. Ma in Emilia no, non erano ben visti in generale. Personalmente quei due concerti citati non li ricordo, ma la mente mi riporta subito indietro a un Palasport strapieno, con un pubblico effettivamente entusiasta ed esaltato, in un concerto torinese di qualche anno dopo, quando però Negri non era già più nel gruppo. Ma prima di arrivare a riempire i Palasport, i CCCP cominciano la loro carriera musicale suonando nei centri sociali, davanti a pochi amici, oppure girando su un camioncino sul quale caricavano tutta l'attrezzatura per poi fermarsi nei paesetti dell'Emilia-Romagna e improvvisare concerti in piazza, davanti a un pubblico improbabile di poche persone, «bambini, cani, nonne che si erano portate la sedia da casa». E le fotografie del gruppo che suona davanti al camioncino nella piazza del paese, tra gli sguardi increduli e perplessi delle persone, sono tra quelle senz'altro più intense e significative del libro. In effetti, non era musica facile per le orecchie abituate a tutt'altro genere, soprattutto in quei paesini, e i CCCP sono stati davvero qualcosa di eccezionalmente originale e dirompente nel panorama italiano e per tale motivo sono ancora musicalmente vivi e attuali. Nel 1984 arriva quindi il primo disco, quando a un concerto li vede Hèlena Velena, «che al tempo si chiamava Jumpy ed era il leader dei Raf Punk, gruppo punkettone bolognese con sede al Cassero anarchico di Bologna», titolare dell'etichetta Attack Punk e propone loro di incidere un disco. Poi l'inserimento della parte teatrale nello spettacolo dei CCCP, con Annarella e Danilo, la prima apparizione in tv al programma Obladì Obladà di Serena Dandini, la partecipazione a un convegno nazionale a Reggio Emilia nel quale la band organizza una performance con due ragazze in burka (indumento allora ancora lontano dall'immaginario italiano) e l'articolo di Marco Belpoliti sul Manifesto che scatena un rincorrersi di interviste e articoli su altri giornali. Ancora il ruolo di Alberto Campo, noto giornalista e conduttore tv torinese, nel promuovere il gruppo, e finalmente l'uscita del primo album e poi la crisi, la fuoriuscita dal gruppo di Umberto Negri, la fine della sua esperienza con i CCCP e quindi anche la conclusione del libro. Bello, intenso, appassionato.
Rossana Morriello

Shake Edizioni


1 commento:

Anonimo ha detto...

Da leggere! Nessuno eguaglierà la grandezza dei CCCP!
Gus

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