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domenica 27 novembre 2011

CRYSTAL STILTS: "Alight Of Night" (Uscita: 28 Ottobre 2008, Slumberland)

"Alight Of Night" è un piccolo gioiello, un "cristallo" che magari sarà riscoperto tra qualche lustro da qualche paziente ricercatore, ma che già luccica di una luce meravigliosa, come le luci della città di provenienza di questa band, New York. I Crystal Stilts sembrano suonare in una camera vuota con una sola grande finestra affacciata sulla Grande Mela. Edward Hopper li avrebbe ritratti così, loro per ricompensa gli avrebbero dedicato i primi versi del pezzo d'apertura The Dazzled: “...I sit in the window watching my days from a safe distance”. Questa finestra si apre sicuramente davanti all'ex edificio della factory di Andy Warhol, tanto che il gruppo ne prende gli umori, gli odori, il mood. Ma i Crystal Stilts hanno lo sguardo più lungo di quanto si possa pensare e riescono a scorgere anche l'altra parte della costa statunitense, buttando l'occhio fino alle terre lontane nord europee; ed è cosi che nell' omonima Crystal Stilts, i nostri suonano come dei Velvet Underground - ma piu beach - o dei Jesus and Mary Chain - ma più garage -.
La voce tenebrosa e catatonica del cantante Brad Hargett apparecchia la messa successiva Graveyard orbit mentre un organetto delizioso lancia la preghiera in orbita fino a toccare il Signore. Dove c'è una funzione sacra, non puo mancare lo spettro del sacerdote Morrison, non a caso la seguente Prismatic Room, col suo organetto ipnotico e le chitarre flebilmente vintage, conserva il sapore psichedelico dei giorni doorsiani andati. Del co-fondatore e cantante già abbiamo detto, ma il progetto Crystal Stilts è anche creatura del chitarrista JB Townsend e si completa con Andy Adler al basso, Kyle Forrester agli organi e Miss Frankie Rose, novella Moe Tucker (ecco ancora i Velvet Underground) alla batteria, ed è proprio il suo drumming secco, lineare ed essenziale a dominare le due tracce successive: SinKing e Departure, trascinanti e stordenti come solo i migliori pezzi dei Jesus and Mary Chain sapevan essere. Shattere Shine torna ad esser psichedelia pura; un ritornello che ricorda i riverberi dei 13th Floor Elevators, scandito dai tamburelli magici presi a prestito da chissà quale band folk degli anni sessanta e la voce sepolcrale che esce dalla finestra e arriva fino al cuore della città: “...twisting it's secret course all through the city's heart”.
L'album prosegue fumoso, sensuale, ammiccante, sempre intenso emotivamente dietro la maschera volutamente monotona. Conclude l'album Spiral Transit, la Summer of love dei Jefferson Airplane cantata con la voce di un Ian Curtis, e The City in The Sea, vero e proprio manifesto programmatico della band, che sembra riportare una New York onirica sulle rive californiane, dove le sue luci intense offuscano ogni stella e si dilatano sul mare.
Antonio De Luca



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Antonio! Battesimo del fuoco superato magistralmente, delicatissimi gli spunti, diretto, esauriente, incisivo. Le mie congratulazioni più vive.
Romina

Anonimo ha detto...

Grazie Romi, senza il tuo fondamentale aiuto non sarebbe stato lo stesso. Antonio

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