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venerdì 29 luglio 2011

LIVE REPORT: "Primavera Sound Festival 2011" - Barcellona (Espana), 26 - 30 Maggio 2011 - Prima Parte: Suicide, Grinderman, Flaming Lips, Glenn Branca


Diario di bordo tra il serio e il faceto del Primavera Sound Festival – 26/30 maggio 2011, Barcellona


Intro
Sono passati due mesi, ma sono ancora vivi i ricordi del Primavera Sound Festival. Cinque giorni di musica, festa, sole, esplorazioni cittadine, spiaggia, e rivelazioni culinarie. Senza ovviamente dimenticare la vincita della Champions League da parte del Barcellona e la protesta degli Indignatos contro i tagli del governo Zapatero.

E anche l’inizio della stagione delle ciliegie che ci accompagneranno per tutto questo festival. Il Primavera Sound Festival di Barcellona è diventato in pochi anni uno dei più grandi eventi indie-rock del vecchio continente: 150.000 presenze in tre giorni, 200 band, 7 palchi. Come qualsiasi altro festival e un’occasione per ritrovare amici che sono dispersi ai quattro lati del pianeta e anche un’opportunità per darti appuntamento con quegli amici virtuali con i quali stai ore, sui vari social networks, a disquisire il valore creativo di “Let England Shake”, l’immensa discografia degli Einsturzende Neubaten e il colore delle camice di flanella dei Fleet Foxes. Prima di immergerci nel festival: una piccola guida pratica.

Mini Guida Pratica
Al Primavera Sound festival, non ci sono spazi per il campeggio, quindi il nostro consiglio e’ di prendere una sistemazione vicino al Forum, i prezzi degli appartamenti sono ridicolmente bassi e partono dai 25 euro a notte.
Il segreto e’ anche prenotare l’appartamento per inizi dell’anno, altrimenti non trovate più niente a buon mercato. Se siete in appartamento, ricordatevi di fare una copia delle chiavi dal ferramenta, per tutti (senza ovviamente dirlo all’agenzia). I concerti, al Parc del Forum, iniziano tutti attorno alle 16, quindi si ha tempo di visitare la città e di rilassarsi sulle sue meravigliose spiagge come di partecipare alle diverse sagre di quartiere sparse per la città. Se siete in tre o quattro e’ meglio muoversi in taxi perché sono tra i meno cari d’Europa. Altro consiglio e’ quello di mettervi nell’ottica di entrare nel fuso orario di New York, perché siamo in Spagna e tutto è posticipato di cinque ore.

Pubblico del Primavera Sound Festival
Ci sono tre generi di pubblico:
1) Il pubblico che e’ lì per caso perché trascinato da fidanzato/a o amici ma non e’ appassionato di musica e difficilmente sopravvive ai 200 gruppi. Generalmente e’ quello che passa tutto il giorno in spiaggia e viene verso le 21 per un massimo di due ore di concerti.
2) Quello che pur essendo un fan di indie rock, non riesce a prepararsi a tempo e non sa esattamente chi sta andando a vedere e si perde tra i palchi.
3) Quello che ha studiato per settimane intere e sa a memoria tutti i gruppi, gli orari e le scalette. Un pubblico ad ogni modo molto eterogeneo con un 30% di inglesi, 30% di spagnoli, 20% di italiani e 20% di altre nazionalità (russi, svedesi, francesi, belgi, almeno quelli che abbiamo incontrato).





Giovedì 26 Maggio
Il Primavera Sound Festival e’ già iniziato la sera prima al Poble Espanol e abbiamo perso già qualche gruppo. In tardo pomeriggio, dopo esserci ritrovati da Venezia, Cambridge e Londra, ci avviamo verso il Parc del Forum, con una lunga passeggiata sulla spiaggia di Barcellona, con i suoi chiringuitos, i suoi ciclisti e le persone che prendono il sole e che già nuotano nelle acque del Mediterraneo. Quando arriviamo al Parc del Forum, riconosciamo da lontano il maestoso palazzo triangolare degli architetti svizzeri Jaques Herzog e Pierre de Meuron, stessi architetti che hanno ideato e creato la Tate Modern e lo stadio olimpico di Bejiing.
Bisogna anche ricordare che questo sito e’ stato costruito sul Camp de La Bota, un campo di prigionia durante il regime di Franco, dove i prigionieri venivano uccisi sulla spiaggia fino al 1952. Infatti su questo sito, si respira un certo surrealismo, quasi disturbante. Tra la coda mostruosa per gli ingressi troviamo altri amici arrivati poche ore prima da Milano e Roma. La coda viene smaltita abbastanza velocemente e si e’ subito muniti di: un braccialetto che servirà per l’accesso ai 4 giorni, una scheda magnetica che bisognerà ricaricare per pagare a tutti gli stands e varie mappe del sito, sito che e’ formato un po’ come una L sul mare. La distanza tra le estremità e’ di circa 20 minuti a piedi, se sei controcorrente alla calca, 40 minuti. Nei momenti di maggiore affluenza del festival il Parc del Forum ha contenuto circa 130.000 persone. Al festival oltre che i palchi, bagni e un enorme mercato coperto per mangiare e bere, si trovano anche altre tende per dei mini eventi acustici, un’area per i bambini e un cinema, che per mancanza di tempo abbiamo ignorato. Appena passati i cancelli, sul lato sinistro un enorme palco, il San Miguel (sponsor numero uno del festival), dove si terranno i concerti più grossi con dietro una collina dal quale si domina tutto il sito e il mare. Proseguiamo e davanti a noi si apre un anfiteatro, con delle scalinate in cemento con in fondo il palco Ray-Ban (un altro sponsor del festival). Come per tutti i festival a cui si arriva preparati, si parte sempre con dei buoni propositi. Hai le scalette con dei colori diversi per non confonderti le idee e non perdere nulla.

In giallo: Gruppi Fondamentali
In verde: Gruppi Interessanti
In rosa: Gruppi “Se ho tempo”
In grigio: Gruppi Non Interessanti
Per Giovedì 26 Maggio, la nostra scaletta prevedeva:
13 Gruppi Fondamentali
6 Gruppi Interessanti
19 Gruppi “Se ho tempo”
13 Gruppi Non Interessanti
Totale gruppi del Primavera Sound Festival per Giovedì 26 Maggio: 51
Totale gruppi visti:9
Di cui, in ordine cronologico per ciascuna categoria, abbiamo visto:

Sei gruppi fondamentali: Moon Duo, Connan Mockasin, Grinderman, Glenn Branca Ensemble, Suicide, Flaming Lips

Tre gruppi interessanti: Bearsuit, Ty Seagall, Luger


Persa per il nostro ritardo la stella nascente del rock Marina Gallardo, gli psichedelici delle canarie GAF e gli onirici Emeralds, impossibilitati da andare all’Auditori per tre giorni per vedere il magico DM Stith di spalla a Sufjan Stevens per via di code interminabili e di sistemi di prenotazione intergalattici, il primo gruppo ad aprire il nostro festival sono i Moon Duo al palco Ray Ban. I Moon Duo sono Ripley Johnson dei Wooden Shjips e Sanae Yamad. La loro musica e’ a cavallo tra il kraut rock e stoner rock. Dai Moon Duo abbiamo un po’ vagato per il sito per farci un po’ l’idea del posto nel quale eravamo atterrati. Abbiamo fatto la fila per caricare la nostra scheda magnetica per poi accorgerci che non era possibile acquistare nulla a causa di un problema tecnico. Tutti i bar del sito bloccati. No birra, no acqua, nulla. Dopo qualche ora hanno iniziato a distribuire delle birre con dei fustini sulle spalle maggiorandole di quattro volte il prezzo. Insomma non di certo un buon inizio soprattutto se uno voleva bere solo acqua e voleva tenere un po’ di lucidita’.
Quello che è importante, a un festival, è prendere subito dei punti di ritrovo con i vostri amici, perché siate sicuri che vi perderete. Chi vuol andare in bagno, chi ha fame, chi ha sonno, chi si perde con qualche ragazza, chi non vuole rimanere a sentire questo o quel gruppo, insomma i punti di ritrovo sono essenziali. Fatto questo, si salva un sacco di tempo per i giorni successivi. Ma ritorniamo a Giovedì 26 Maggio. Dopo i Moon Duo, a destra del palco Ray Ban, dopo una piccola zona verde e i bagni, si ha accesso a un altro palco: ATP. Il palco ATP e’ un po’ più piccolo ma anche questo molto comodo, con delle scalinate ad anfiteatro. Dietro, a destra del palco ATP, ancora una zona di ristoro prima di avere accesso a sicuramente il secondo palco per importanza: il palco Llevant all’estremo est del sito. Molto scomodo, con terra battuta e con nessun posto dove sedere. Ora sappiamo che siete tutti rock and roll, ma quando stai per delle ore sotto il sole, avrai ad un certo momento il bisogno di posare le tue stanche membra. E si lo diciamo anche per te, che hai ancora vent’anni e pensi di essere incrollabile.
Adesso sappiamo che vi siete già persi nella descrizione del sito, ma ritornando al palco ATP , alle sue spalle a sinistra, c’e’ uno dei palchi meglio posizionati di tutti: il palco Adidas (un altro sponsor). Le scalinate sono davanti al mare con il palco leggermente spostato a sinistra. Quindi, quando non t’interessavano i gruppi, potevi sempre sederti e goderti lo spettacolo del mare. Ok, ora siamo al palco dell’Adidas, che si trova alle spalle del palco ATP. Camminando a est lungo il mare si arriva al Llevant (quello scomodo), continuando verso ovest, il palco Jagermeister (si, un altro sponsor), dove si sono esibiti dei buoni gruppi ma con nessun posto dove sedersi, anche questo molto scomodo. Continuando verso ovest, si passa alle spalle del palco Ray Ban (quello dove hanno suonato i Moon Duo e ora si sta esibendo Big Boi) per giungere al palco Pitchfork (sponsor pure loro). Palco scomodo, con nessun posto a sedere. A destra del palco Pitchfork, il mare e a sinistra un’ enorme scalinata dominata dal passaggio sotto il pannello fotovoltaico che tanto caratterizza il Parc del Forum di Barcellona. Scalinata che porta direttamente al palco San Miguel. Sappiamo che ora vi siete fatti un’idea e se vi siete persi, iniziate a leggere da capo e seguite le indicazioni su un pezzo di carta con penna e matita. Siete troppo tecnologici per avere una penna a portata di mano? Fa nulla, andate avanti a leggere. Quindi, dopo aver reperito i luoghi, sprofondati nei puff del lounge di Jack Daniels (un altro sponsor comunque, l’area più cool di tutto il festival), dietro il palco San Miguel, abbiamo prestato un’ occhio molto stanco e distratto al circo cabaret di Kevin Barnes degli Of Montreal.

Da li, ci siamo avviati verso il nostro primo concerto al palco Adidas, dove si esibivano gli inglesi art-rocker&dancer Bearsuit, molto freschi e gradevoli.
Quelli di noi che hanno tentato ad andare fino al Llevant per vedere i Public Image Limited si sono ritrovati davanti al pagliaccio Johnny Lydon che inscenava un patetico spettacolo. Ma nel frattempo, urrah! i bar avevano riaperto. Con il sole che stava tramontando tra dei nuvoloni, siamo andati a vedere al palco Jagermeister, Connan Mockasin, questa nuova promessa musicale neo-zelandeseche non ci ha molto convinto vuoi per problemi tecnici, vuoi per un certo disagio sul palco. E nemmeno le geishe che lo accompagnavano sono riuscite a distogliere gli occhi da Katherine Blamire (delle Smoke Fairies) che appariva come un’ombra cinese attraverso il separé dei VIP. Ma sono già le 22.30.

C’è un fuggi fuggi al palco di San Miguel: “Felice, sei appena arrivato da Roma? Dove ci si vede? Sì, sì, a destra del palco”. I Grinderman partono fortissimi con Mickey Mouse and the Goodbye Man. Nick Cave impeccabile in abito completo con Warren Ellis che impazza sulla chitarra e il grande Jim Sclavunos alla batteria. Un epopea rock come ai migliori tempi che ci fa quasi dimenticare quale gruppo fenomenale siano stati i Birthday Party (Get It On). Nick Cave sembra aver recuperato lo smalto di un tempo ed essersi tirato a lucido.
Caro Nick, ovviamente ci scuserai per averti tradito, dopo venti minuti, con il maestro Glenn Branca, che sta dirigendo una mini orchestra di tre chitarre, due bassi e batteria. Figura culto dell’avanguardia, chitarrista e compositore New Yorkese, Glenn Branca, ha fatto del suo rock una vera e propria scuola di avanguardia, influenzando musicisti del calibro di Lee Ranaldo e Thurston Moore. Sembra quasi di assistere ad un concerto di musica classica, il che non è per nulla strano se si pensa che Steve Reich influenzò moltissimo il rock. A Steve Reich e’ dedicato Lesson n.3 (Part 1 - Part 2) che l’ensemble ha proposto stasera. Assistere a un concerto del Glenn Branca Ensemble, è senza dubbio partecipare ad un rito di iniziazione ad un culto. Le note si susseguono, si scavalcano, il ritmo diventa sempre più frenetico e poi rallenta, e poi di nuovo gli strumenti che s’intrecciano e ci portano via verso lidi sconosciuti. Tra una composizione e l’altra si sente anche la musica degli Eladio y Los Seres Queridos, che suonano al palco Adidas e Glenn Baranca si mette ad ascoltare cosa fanno in lontananza i suoi colleghi e a accennare qualche passo di danza. Il concerto si chiude con Lost Chord che purtroppo come ci preannuncia Glenn Branca “it’s very short, according to the stageman”(“questa composizione e’ molto corta, secondo la persona che si occupa del palco”). Il tempo stringe e deve lasciare spazio ai Caribou ma durante l’esecuzione da un calcio al leggio e dice “I am actually dying, this is so so so good” (“sto morendo, questo momento e’ così bello”).
I Grinderman stanno suonando rock sul palco San Miguel ma qui si assiste alla creazione della musica. Sicuramente uno dei concerti più spettacolari di tutto il festival.

Far seguire Glenn Branca dai Suicide, non è consigliatissimo. Abbiamo ancora le nostre orecchie sanguinanti e i vocalizzi di Alan Vega, ci giungono come delle note stridenti. In questa occasione, i Suicide presentano il loro leggendario omonimo album del 1977. L’energia del duo è sempre la stessa, nonostante abbiano superato entrambi i settant’anni, cosi come il volume degli amplificatori è rimasto sempre quello di un tempo. Un concerto a cui non si poteva mancare. Alcuni di noi rimangono ammaliati davanti al palco, ma altri fuggono. Odio e amore.
Impossibile raggiungere il palco dei Caribou, troppa ressa. Guardiamo un pò Ty Seagall al Jagermeister siamo divisi:garage-rock adrenalinico o molto piatto? Ai posteri l’ardua sentenza. Ci si riposa un po’ ai punti di ristoro prima di ritrovare altri amici “virtuali” del Piemonte e del Lazio, seguendo le linee del mixer a circa metà davanti al palco dei Flaming Lips. E allora è festa, è bello ritrovare delle persone che conoscevi prima solo sui vari social network e non c’è che dire, i Flaming Lips aiutano a ricreare un’aria di festa con le loro magie pirotecniche sul palco, i palloncini e cotillon vari. Si disquisisce anche con qualche catalano sui Tenores di Bitti e gli effetti delle anfetamine, pillola blu o verde? Sembra di essere un po’ ripiombati nell' infanzia, con poche ore di sonno sulle spalle: può prendere bene o può prendere malissimo. She Don’t Use Jelly e The Yeah Yeah Yeah Song sono brani ancora molto piacevoli, ma c’è sempre il rimpianto di non averli mai visti negli anni di “Telepathy Surgery”. Per molti Do You Realize sarà l’inno del festival.
Alcuni di noi vanno via, un po’ disturbati dal circo di Wayne&Co, e mentre casualmente tra 130 mila persone s’incrociano amici che vengono da parte diverse del pianeta, si finisce la serata buttati sui divanetti della zona relax del Jack Daniel’s. Si parla seriamente di calcio con i ragazzi che preparano i falafel. Chi vincerà domani la Champions League? “No no, el barca, no yo soy de Madrid, tengo per el Manchester”. Nulla da fare per i Salem, riusciamo a vedere un pezzetto dei bravi Lüger ma alle 3 e mezzo del mattino, i colpi improvvisi di sonno fanno capire che è tempo di andare a riposare. Taxi, casa, spuntino delle 4 del mattino con salame e formaggio e tutti a nanna tra qualche ora ci aspetta la visita a Barcellona.
Felice Marotta e Myriam Bardino


fotografie di  Felice Marotta e Myriam Bardino;
meno PIL, seconda Glenn Branca, Suicide e seconda Flaming Lips
seconda foto Flaming Lips di Francesca Sara Cauli


Of Montreal
Public Image Limited
Connan Mockasin
Tye Seagall
Luger

Estratti audio dai concerti della giornata
Audio 26 Maggio

Scalette artisti Primavera Sound 26 Maggio pervenute e in ordine alfabetico:
Grinderman
Flaming Lips

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