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mercoledì 1 giugno 2011

PIETRE MILIARI - THE BEATLES: "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band" (1° Giugno 1967, Parlophone)


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Il 1° giugno 1967, 44 anni fa esatti, usciva "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band": The Beatles non furono mai più splendidamente ispirati, né prima né dopo, come in quel disco. Anche "Revolver", "Rubber Soul", "White Album" sono dei capolavori, e tutti pietre miliari per molteplici e diversi motivi, ma "Pepper" é superiore a tutti di parecchie spanne, é simbiosi suprema di ispirazione/creatività compositive e certosino, sublime lavoro di studio. Questo articolo, scritto da un altro musicista amico di Distorsioni, Stefano Silva, membro di una grande sixties-garage band italiana, The Temponauts, é sicuramente diverso, diversissimo, da tutti quelli che avete letto da 44 anni a questa parte sul Sergente, e non parliamo di noccioline. Si tratta di un lunghissimo, 'psichedelico', ramificato, impegnativo, improbabile, affascinante viaggio immaginifico tra i deliri incrociati del Sergente e dello scrittore di sci-fi Philip Dick: credetemi, vale la pena leggerlo, magari un blocco alla volta! Distorsioni ringrazia sentitamente l'ottima webzine Retrophobic, rivista di retronuovismo, per avercene permesso la pubblicazione: come minimo quindi ne approfittiamo per fare loro un pò di pubblicità! Ma la vera domanda é: 'Stefano quando hai scritto questa cosa monumentale da cosa erano influenzate le tue sinapsi? (wally boffoli)

Philip Dick, "Le tre Stimmate di Palmer Eldritch", John Lennon, Sgt. Pepper's, Timothy Leary

Una sera sul finire del 1966 il telefono di Philip Dick prese a squillare, e quando lo scrittore alzò la cornetta si trovò a parlare con Timothy Leary, che lo chiamava da una camera d’albergo in Canada, dove si trovava in compagnia di John Lennon. I due uomini, completamente fuori testa, avevano appena letto 'Le tre Stimmate di Palmer Eldritch' e non stavano più nella pelle dall’entusiasmo. “Era questo! Esattamente questo!” singhiozzava Lennon strisciando sulla moquette. E parlava già di farne un film, il film psichedelico, che avrebbe fatto da pendant all’album che i Beatles stavano preparando: "Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band". Quando l’album uscì l’anno seguente, ne riconobbe il titolo, come pure quello di una canzone a gloria dell’acido di cui Lennon gli aveva parlato: Lucy in the sky with Diamonds.” (da "Io sono vivo e voi siete morti – Phillip K. Dick 1928-1982. Una biografia", Emmanuel Carrère, 1994 ed. Theoria).
Quei pochi sconvolti momenti consistono con ogni probabilità nell’unificazione della massima Trinità Psichedelica della storia del Pop. Nel breve dialogo telefonico tra Lennon e Dick il Beatle citava l’opera forse più cupa, ossessiva e disperata del grande scrittore statunitense, ed evidentemente non era un caso. Quello che Lennon definì “il gran libro dell’acido” era il romanzo di Philip Dick 'Le tre stimmate di Palmer Eldricht' uscito per Doubleday nel 1965, opera che lo stesso Dick non amava particolarmente, in quanto rifletteva fedelmente le tensioni personali, familiari e, tenendo conto dello speciale momento degli USA di quegli anni, politiche, che lo scrittore americano aveva dovuto affrontare. Dopo il tentativo di far collimare i suoi tentavi mainstream con gli artifici della fantascienza nel riuscitissimo 'The man in high castle' (“La svastica sul sole”) vincitore del premio Hugo del 1962, opera che peraltro diede un nuovo impulso al genere letterario ucronico-distopico, lo scrittore si gettò a capofitto su libri sci-fi, che sfornava a un ritmo forsennato, lavorando alla macchina da scrivere ininterrottamente per giorni e notti, con abbondante aiuto di tutto quello che la Farmacopea, ufficiale e non, metteva a disposizione. Phil Dick era infatti un assiduo consumatore di farmaci. Assumeva quotidianamente dosi massicce di stimolanti anfetaminici corredate da tutto un corollario di altre sostanze per compensarne gli effetti. Ma degli esperimenti a base di LSD 25 che Timothy Leary e i suoi seguaci tenevano nei Campus universitari americani, all’epoca, almeno all’atto pratico, a lui non interessava nulla. Phil si considerava infatti un operaio della fantascienza, incatenato alla macchina per scrivere, che doveva battere sempre più velocemente per riuscire a pagare tutti i suoi conti.
E inevitabilmente la valvola saltò, e un bel mattino Dick uscì di casa, guardò il cielo e vide un volto enorme, dai riflessi metallici, con un’espressione di pura ostilità che lo fissava. Immediatamente lo scrittore catalogò il suo avvistamento alla voce “Dio”. Non propriamente il Dio tradizionale cristiano ma una particolare forma dell’Altissimo, un’ipostasi impazzita che per qualche oscuro motivo era costantemente proiettata sul nostro piano di realtà, procurando la percezione di un Dio cieco e crudele, un Demiurgo. Il Diavolo, insomma.
E questo è il volto che avrebbe dato a Palmer Eldritch, l’avventuriero turbocapitalista tornato dal Sistema di Proxima Centauri con una sostanza di traslazione (una droga disorientante in realtà) così potente da essere immessa sul mercato con lo slogan 'Dio promette la vita eterna, noi l’abbiamo messa in commercio' (slogan non molto lontano e probabilmente influenzato dall’affermazione di Leary 'Nel XX secolo lo studio della teologia senza l’ausilio di LSD è paragonabile allo studio degli astri a occhio nudo'). Come un’epidemia il consumo di Chew-Z, questo è il nome dato alla sostanza, dilaga dapprima tra i reietti delle colonie marziane, (già protagonisti del bellissimo racconto breve di PKD 'The days of Perky Pat', del 1963) che per reggere le proibitive condizioni di vita di esiliati forzati sul terribile Pianeta rosso già facevano abbondate uso di droga, per poi colpire la terra, in una inarrestabile invasione non DALLO spazio, ma DELLO spazio interiore. Infatti il consumatore di CHEW-Z si trova proiettato in una dimensione illusoria ed extratemporale, della quale può disporre a suo piacimento attraverso flashback e flashforwards nel passato e nel futuro. Prezzo: la completa, totale ed irreversibile disarticolazione dalla realtà, la “deportazione psichica” in un mondo allucinato di cui il dominus ultimo risulta curiosamente essere lo stesso Palmer Eldritch.
Aveva un bel dichiarare John Lennon verso la metà dei 60 che uno strumento creato dalla macchina di morte militare (l’LSD) avesse portato all’umanità il mezzo per evolversi. Dopo la decisione di non tenere più concerti dal vivo, a causa delle difficoltà tecniche, e aver dichiarato allegramente al mondo “di essere più famosi di Gesù Cristo” infilandosi in un vespaio di polemiche su scala mondiale, i Beatles si trovavano a dover decidere della loro carriera. L’idea di fare un album sulla loro infanzia a Liverpool era già stata parzialmente accantonata, e se Paul McCartney ricorda che 'L'Lsd dava forme e colori alle nostre percezioni... cominciammo a capire che non c'erano tutte quelle frontiere che immaginavamo ci fossero' non c’è alcun dubbio che la loro creatività fosse pesantemente sotto l’influsso dell’LSD.
Philip Dick aveva allegramente snobbato la nascita del rock and roll, lui amante della grande sinfonia tedesca e dei tradizionali per liuto del seicento elisabettiano. Si era interessato ad Elvis solo quando aveva scoperto che anche il Re, come egli stesso, aveva una gemella nata già morta.
Ma quando fuggì dalla seconda moglie e ritornò a S. Francisco nel 1964 vi trovò un ambiente molto diverso da quello che aveva lasciato sul finire dei ‘50. La gente portava i capelli lunghi e condivideva le istanze del movimento per i diritti civili. Si tenevano acid test per andare alla conquista degli spazi interiori e, cosa più importante nel suo caso, se dicevi che scrivevi fantascienza non ti guardavano più come se fossi un insetto. Bob Dylan si apprestava a varare la nave magica del Mr. Tambourine Man, e tutto sembrava possile. A Dick quelle novità piacquero molto e si sintonizzò immediatamente su frequenze che in realtà appartenevano a gente di una generazione ormai successiva alla sua. Nel 1964 Phil aveva 42 anni, i suoi nuovi amici mediamente, venti. Ma se la musica pop era il linguaggio universale di quei ragazzi, divenne da subito anche il suo.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e la cultura acida: 'Side One'
Nella zona della baia di S. Francisco molta gente aveva la curiosa abitudine di identificare l’anno con i titoli degli album dei Beatles. E il 1967, l’anno della Summer of Love, era senz’altro l’anno del Sgt. Pepper, proprio l’opera del quale Lennon aveva anticipato a Dick. Preceduto nel febbraio del 1967 dal singolo Strawberry Fields Forever, un deciso approfondimento della direzione intrapresa con il precedente album “Revolver”, nell’aprile di quello stesso anno uscì "Sgt. Peppers Lonely HartS Club Band", l’ottavo album dei Beatles, e fu subito chiaro a tutti che la musica pop non sarebbe mai più stata la stessa. L’opera era rivoluzionaria ancora prima di finire sul piatto del giradischi. La copertina, intricatissima di personaggi e citazioni di letteralmente ogni tipo, si poteva aprire, e non a caso fu utilizzato per la prima volta il termine album. Un album dunque con una intricata struttura circolare, che ti riporta con il Sgt Pepper reprise al punto di partenza, ma con l’inquietante sensazione che Qualcosa è cambiato per sempre e in modo irreversibile. E A Day in Life di chiusura, 'con un suono che - come disse Lennon a George Martin - un suono che parte dal nulla e arriva alla fine del mondo'. Cos’era successo ai Beatles? Come era possibile in soli 5 anni il passaggio da Love me do a Lucy in the Sky with diamonds?
Neppure Leo Bulero, il veterocapitalista produttore del Can-D “sostanza di traslazione” potente, ma tutto sommato innocua, comunemente usata dai coloni del Pianeta Rosso per ricreare l’illusione di essere nuovamente sulla Terra, capisce bene cosa stia succedendo al suo risveglio in una stanza imbottita dopo un fallito tentativo di attentato a Palmer Eldritch. Lo stesso Eldritch si mette subito in contatto con Bulero e prende a decantare le virtù della sua nuova sostanza. Ma quest’ultimo è scettico, cosìcchè Eldritch, che durante l’incoscienza di Bulero gli aveva somministrato una dose massiccia di Chew Z per via endovenosa, lo lancia immediatamente in un viaggio delirante, alla fine del quale Bulero, pensando di essere rientrato al suo consueto “piano di realtà”, vede innestate addosso ai suoi collaboratori e infine a se stesso, il braccio meccanico, le lenti a visione panoramica e la mascella con denti d’acciao, Le 3 stimmate di Palmer Eldritch dominano ora il suo orizzante, e Leo capisce di essere irrimediabilmente perduto. Ma non è tutto, perché la qualità comune di maggiore spessore tra il Chew Z dickiano e l’LSD risulta infatti essere la qualità solipsistica dell’esperienza. Per dirla con Dick, si finisce all’inferno, e ci si ritrova soli. E, con buona pace di Mae West, come tanti “cuori solitari”. L’ascoltatore del 1967, eccitato dagli aneddoti che aveva letto sui giornali musicali, nei quali si diceva che i Beatles per quest’opera si presentavano sotto le mentite spoglie della “Banda dei cuori solitari del SGT Pepper”, si trova proiettato nei primi momenti d’ascolto del disco nell’atmosfera pre-concerto di un teatro. O forse sotto il tendone di un circo (si deve sentire ‘odore della segatura in terra' aveva chiesto Lennon ad un incredulo George Martin). L’atmosfera è al contempo familiare ed inquietante. E lo shock telepatico è totale e tuttavia non viene avvertito. Ogni ascoltatore si trova proiettato in un’ esperienza analoga del proprio passato (una serata al circo da bambino o una rappresentazione teatrale, perché no, dei tempi delle scuole), ed improvvisamente la Banda dei cuori solitari del SGT Pepper fa irruzione nel flashback, trovandosi peraltro sin da subito a proprio agio. Il ritmo incalzante e tuttavia nottambulo della rauca canzone d’apertura portava in breve la band ad annunciare lo show. Signori, l’unico e il solo Billy Shears! E chi è Billy Shears? E quindi, se questa è la banda dei cuori solitari di Pepper che presenta questo Billy Shears che fine han fatto i Beatles? Sorvolando sulla leggenda della morte di McCartney nel ’66 e relativa sostituzione da parte di William Billy Campbell-Shears (argomento di deliziosamente pura speculativa sci-fi) ecco in arrivo subito (la proiezione non doveva arrestarsi) un seducente proclama sotto forma di meravigliosa canzone, affidata insolitamente a Ringo Starr: 'Ce la faccio con un piccolo aiuto dai miei amici'. Mi sballo con un piccolo aiuto dei miei amici. E poco più tardi, verso la fine del pezzo: 'Cosa vedi quando spegni la luce? Non posso dirtelo, ma so che è mio'. Ma questi erano solo i primi segnali. Per l’esterefatto ascoltatore c’è in serbo una potente distorsione dello spazio tempo della durata di 3 minuti e 23 secondi sotto forma di canzone.
Lucy in the Sky with Diamonds, la canzone della quale Lennon aveva anticipato a Philip Dick durante la telefonata, era il potentissimo affresco psichedelico Pop Art che solo artisti dalla vertiginosa visione profetica dei Beatles potevano immaginare. Si procede in una coloratissima cortina allucinatoria attraverso vari scenari, dominati da cieli di marmellata e fiori di cellophane, alla ricerca dell ragazza con gli occhi di sole, che si manifesta qua e là, ma la struttura onirica cede ogni volta prima che si possa raggiungerla. Non di meno lei tornerà sempre a irrompere in quadri via via più inquietanti. E ha gli occhi a Caleidoscopio.
Magari Luxvid-Jensen, come quelli di Palmer Eldritch.
E se sulla Terra dei primi anni del XXI secolo delle “Stimmate” le Nazioni Unite davano il via libera all’importazione su scala planetaria del Chew Z, ll 10 ottobre 1966 lo Stato della California con una apposita legge sostenuta dal candidato governatore della California Ronald Reagan, mise fuori legge la vendita legale di LSD 25. A cascata moltissimi altri stati dell’unione presero lo stesso provvedimento. Ma la massa di persone fidelizzate al consumo della sostanza non aveva alcuna intenzione di rinunciarvi. Così il prezzo della dose standard (25 micgrogrammi) passò in un giorno da 3 a 10 $, attirando subito l’interesse della criminalità organizzata. Dopo aver condotto precise indagini e messo a fuoco il target dell’offensiva, la macchina della reazione colpì in modo spietato. Il mercato fu invaso da sostanze di ogni tipo, dalla Ketamina al Pcp all’eroina, i trip finiti nel sangue o nei reparti di rianimazione non si contavano più. E la neonata e speranzosa cultura pop di massa, che aveva l’incurabile peccato originale di essere socialistoide e non-violenta, fu soffocata nella culla, mentre un’ intera generazione di giovani contestatori americani fu spedita all’inferno, con un biglietto di sola andata in mano gentilmente offerto dal Governo, con l’aiuto del Crimine organizzato. Richard Nixon si stava già avviando sulla strada per la Casa Bianca, mentre la gente ascoltava per la prima volta la meravigliosa Getting Better, squillante inno all’ottimismo di Paul McCartney. Il ragazzo timido e arrabbiato ha lasciato il posto ad una persona più matura e aperta. Ma c’è qualcosa che Paul non ci spiega. A chi si riferisce con la frase 'Mi hai dato la parola, ho finalmente sentito'? E che fine a fatto quell’ottimismo nella canzone successiva? Fixing a Hole, che secondo i maligni nell’accezione che qui non prenderemo in considerazione, altro non indicava che “arrangiarsi una pera”, inizia con un clavicembalo alla deboscia suonato da George Martin che introduce allegramente il primo verso 'Sto riparando un buco Che lascia entrare la pioggia ed impedisce alla mia mente di vagare dove vuole', altra dichiarazione d’intenti non da poco. Leggenda vuole che il giorno della registrazione di Fixing a Hole un tale suonò il campanello di casa di McCartney presentandosi come Gesù Cristo, entrò, prese un tè con Paul dopodiché sparì senza farsi mai più rivedere.
E se Palmer Eldritch altro non è che una immanente figura Cristologica negativa e Leo Bulero il suo antagonista, l’eterno reietto dei romanzi di Phil Dick qui prende le vesti di Barney Mayerson, consulente di mercato dell’azienda di Leo Bulero, dotato di spiccati poteri precognitivi, che dopo aver inanellato una serie di fallimenti nel privato e nel campo professionale, prende la decisione di lasciarsi alle spalle l’infantilismo cronico che lo perseguita: andrà su Marte come colono volontario e si batterà fino alla morte con Eldritch per la causa di Bulero, per dimostrare a tutti e a sé stesso in primis di essere capace di accollarsi responsabilità adulte.
Ma per colmo d’ironia la sua presa di coscienza e il suo tentativo di irrompere finalmente nel mondo degli adulti passa attraverso la prova della droga. O dell’acido, come è successo ai Beatles, se preferite. E proprio di questo parla la canzone successiva dell’album, la bellissima She’s leaving home, che ci racconta infatti un altro tragicomico tentativo di entrare nel “mondo dei grandi”, scappando di casa, mentre la successiva Being For The Benefit Of Mr. Kite ci riporta all’atmosfera circense dell’inizio dell’album e ci regala l’immortale slogan 'A splendid time is guaranteed for all'. E in quel 1967, su un milione di piatti in giro per il mondo, finisce il lato A del disco.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e la cultura acida: 'Side Two'
L’ascoltatore, deliziato dalle avvolgenti, intriganti ed insolite canzoni, rigira la copertina apribile del Sergente e si imbatte in quegli strani gadgets ritagliabili - che mattacchioni questi nuovi Beatles! - contenuti nell’album: i baffi, i gradi da Sergente della Royal Navy e le badges del Sergent Pepper. Davvero una trovata fantastica, come a dire ognuno può essere il Sergent Pepper, la guida fantastica nel suo proprio universo. E strana coincidenza, una volta metaforicamente indossate, si è pronti a salpare per il fantastico viaggio psichico autorivelatore dell’LSD, al ritorno del quale si trasfigurano in medaglie, o parafrasando l’etimologia greca del termine “stimmate”, in “marchi”, “segni”. Proprio come i marchi indelebili che caratterizzano Palmer Eldritch dal suo ritorno dall’oltrecosmo. Proprio come le Stimmate che l’entità benigna inviataci da Dio porta su di sé al ritorno del suo viaggio sulla terra, poco più di 2000 anni fa. Lennon aveva visto giusto. L’universo escatologico del romanzo dickiano non ha vie d’uscite sicure, garantite e permanenti. Così come ad un altro livello, neppure l’album dei Beatles ha una via d’uscita protetta. Stesso discorso per l’LSD, specie quello pesantemente addizionato in vendita dopo il 1966. Nei ’70 le forze di polizia USA avevano nelle linee guida d’indagine nei casi di atti di violenza omicida particolarmente efferati e inspiegabili, “il ritorno dell’acido” come una delle prime voci: il tranquillo bancario di Milwaukee con 2 bambini e una moglie che assomiglia a Tricia Nixon , che nel suo passato ormai rinnegato aveva partecipato agli acid test per cercare di portarsi a letto qualche bella ragazza, giù in California, un bel giorno scambia il ragazzo della mensa aziendale per un pericoloso androide inviato dai Rossi e lo sgozza con il coltello per gli arrosti. Il flashback drogastico ad un certo punto sembrava non lasciare scampo. Chi si era esposto all’LSD era virtualmente una bomba a tempo, e le carte della paura e della paranoia entravano prepotentemente nel mazzo della sua vita. Quindi ci troviamo davanti ad uno scrittore che intrappola i suoi personaggi in un romanzo senza vie d’uscita e il complesso musicale più famoso del mondo che infila la propria controparte (la banda dei Cuori Solitari del Sgt Pepper) in un universo Carroliano dietro lo specchio, mentre in giro per il mondo reale un sacco di gente, animata dai propositi borghesi di autoanalisi/automiglioramento – o da una inconfessabile ricerca di Dio - ancora si incasina irreversibilmente la testa e la vita con l’LSD. Tre piani di realtà intersecabili, dunque, in ognuno dei quali il Demiurgo si può solo intravedere, come attraverso il velo di Maya, e nei quali ogni tentativo di vederne il viso in piena luce viene pagato con una deportazione psichica più o meno definitiva. Mentre la natura teologica del romanzo si fa sempre più chiara ed il connaturato bisogno d’infinito dell’animo umano viene svilito da pratiche capitalistico-repressive a botte di acido farlocco, Stanley Kubrik sta girando le scene del più vertiginoso trattato di teologia mai uscito in Cinemascope. Il Cosmonauta di '2001, odissea nello spazio' che ha appena assistito alla presa di coscienza della macchina creata dall’uomo, parte per il viaggio oltrecosmo alla ricerca di Dio, ma vi troverà invece (forse per la prima volta) l’uomo, nelle sue forme più fragili di embrione e persona anziana. Che, come ci ha spiegato S. Paolo, la Compassione sia in ultima analisi la vera e unica prerogativa che differenzia l’Uomo da ogni altra forma di vita? In questo caso allora anche il nostro universo, il nostro proprio “piano di realtà” sta vacillando: di tutte le caratteristiche umane la Compassione (l’Agapè Paolina) è stata la più svilita durante la recente Storia dell’umanità. Dai Lager, ai Gulag, al turbocapitalismo spietato. In definitiva, non siamo meglio messi di Mayerson e Bulero alle prese con Eldritch. E proprio Mayerson inizia poco dopo la metà de “le 3 stimmate” la sua discesa negli inferi del Chew Z, e scopriamo che il vero Idios Kosmos del romanzo era il suo. Infatti la struttura de “le stimmate” inizia a soccombere sotto i colpi di Eldritch e la circolarità degli episodi viene palesata.
Si passa da un incubo in stato d’incoscienza ad una realtà precaria, nella quale Eldritch (l’acido) può manifestarsi a proprio piacimento. Ma dov’è andata a finire allora la realtà, la familiare realtà calda, viva e tangibile? Da qui scaturisce un brivido inquietante che è impossibile non condividere: e se quello che tutti noi sperimentiamo come realtà oggettiva altro non fosse che una mera convenzione? Se il koinos kosmos paventatoci da Eraclito non esistesse affatto? O in altri termini, la realtà fenomenica, questo mondo, sono illusioni? E se questo mondo è illusorio, l’altro mondo cos’è? A questo punto è lo stesso Dick a venirci in “aiuto”: 'Prima hai Y. Poi esegui una giravolta cibernetica e hai non-Y. Poi un altro capovolgimento e hai non-non-Y . Bene, la domanda è: non-non-Y è uguale a Y? O è uno stato più radicale di non-Y?' Sempre verso la metà degli anni ’60 del XX secolo intanto, la parola “bardo” inizia a diventare di uso comune nel mondo occidentale. Il termine di origine Indo-buddista che definisce lo stato ipnagogico post-mortem, privo di qualsiasi connotato spazio-temporale e di per sé così simile all’avventura lisergica, fa proseliti tra musicisti, registi, letterati, giornalisti, a Parigi come a Londra, a S.Francisco come a Monaco. E tutti seduti in cerchio, come i poveri coloni dei tuguri marziani Phildickiani, sono ora pronti a partire per le più incredibili introavventure, con un francobollo in bocca e Il Libro Tibetano dei Morti o il sergente Pepper come guida. Sempre che Palmer Eldritch non si impossessi all’ultimo momento del timone della nave magica, facendo naufragare tutti (come dal 66 in poi succedeva pressoché sempre) in abissi senza ritorno. Il lato B dell’ottavo disco dei Beatles intanto è iniziato, a menare le danze è uno che di guide Bardo, Sutra e Veda sta iniziando ad appassionarsi sul serio. Il mite Harrison ci porta a spasso per 5 minuti, convinto che l’amore universale sia l’unica vera arma salvifica, in un mondo in cui però anche quest’arma (l’amore) è per assurdo regredita ad una forma fredda ed involuta, praticata da gente che 'ha vinto il mondo, ma ha perso la propria essenza (anima)'.
Ma McCartney è sempre più caldo (in realtà il vero Dominus del disco) e ci porta un altro flash forward che lo dipinge a 64 anni, anche se il pezzo fu tra i primi del grande autore inglese. Un’ operetta retrò che in realtà a detta dello stesso George Martin (l’altro Demiurgo del Sgt Pepper) è come 'un vero film dell’orrore, la visione dell’inferno di Paul' e della sua paura di invecchiare. Proprio come la bomboletta Perky Pat, l’inossidabile Barbie Doll che i coloni marziani adoperano per “traslarsi” sotto l’effetto della vecchia droga di Bulero in un mondo perfetto, incorruttibile nella sua eterna giovinezza ma in realtà simbolo dell’ultima cosa realmente percepita come eterna dall’umanità allo sbando: il ciclo di produzione e consumo della merce ovvero la deificazione del processo capitalista. E della stessa mercificazione, ma questa volta del corpo della donna in uniforme, parla la canzone seguente Lovely Rita, la vigilessa. O meglio, l’atto d’accusa di Sir Paul alle canzonette riguardanti le ragazze si confonde in un “ad gloriam” alle stesse, perché se il testo è ancora una volta raccolto su sé stesso la parte musicale è seducente e frizzante e piena dell’ironia dei primi Beatles.
E Barney Mayerson ora sta tentando, in pieno viaggio acido, di rimettersi con sua moglie, da lui abbandonata anni prima perché incinta. Ma la sua inadeguatezza è totale anche nei mondi allucinatori della potente droga aliena, e non ce la fa. Risvegliato dai suoi compagni di tugurio dalla prima dose di Chew Z, anche se i segni della “conversione malvagia” sono già presenti su tutti lui incluso, tenta in qualche modo di portare avanti il piano per sconfiggere Eldritch suggeritogli da Bulero. Ben presto però si accorge di essere precipitato in un abisso senza uscita, e i mezzi messigli a disposizione dalla sua Organizzazione sono obsoleti e già annullati da Palmer. Così, già afflitto da una fortissima astinenza, decide di riprendere il suo vagare nei mondi della droga, per riuscire a rimpossessarsi lisergicamente almeno della moglie, che al momento gli pare essere la sola cosa per la quale vale la pena “vivere”. E Good Morning Good Morning vive dello scazzo di Lennon circa il suo rapporto con la moglie, che già come quello di Mayerson, sta cadendo a pezzi. E la canzone altro non è che il riadattamento personale di lennon di un Jingle pubblicitario della Kellog’s in voga a quell’epoca, che sta a dimostrarci il grado di invasività che i media esercitavano (anche subliminalmente) nel primo periodo post-Fordista. Il rigetto di Lennon al ritratto della famiglia-felice-che-mangia-i-cereali-in-un bellissimo- mattino-pieno- di- sole è totale. Nondimeno finisce, ironia delle ironie, nel nuovo prodotto di consumo di massa della band più famosa del pianeta. Ma riecco la banda dei cuori solitari del Sergente Pepper, che ci riportano al tema iniziale del disco. O meglio, a quello che era il tema iniziale del disco, qui ravvivato da una ritmica non più sonnambula: la cadenza è marziale, la tonalità del pezzo è cambiata, le chitarre sono aggressive, le ingenuità folk sono tagliate fuori, forse per sempre. La canzone viaggia spedita, sicura. E ci salutano, gli uomini del Sergente, (bye) e sperano che lo show sia stato di nostro gradimento. Poco più di un minuto di brano, uno dei passaggi filologicamente più importanti del disco, quello che, in definitiva, maggiormente contribuisce a dargli lo status di “concept album”. Ma è davvero l’ultima stazione del viaggio, siamo davvero tornati al punto di partenza? No, a leggere le note di copertine, ci aspetta ancora una canzone. E Mayerson che fine ha fatto?
Proprio come l’astronauta di Kubrick alla fine del suo viaggio, ma chi può dire se è davvero la fine, Mayerson si ritrova davanti sé stesso. O meglio, un suo futuro sé stesso, con un divario approssimativo di un paio d’anni tra i “due”, e scopre contemporaneamente di essere penetrato in un mondo nel quale egli è diventato pura illusione. O se preferite, come ci spiega diligentemente Dick un “ipertono temporale” indotto dalla droga di traslazione. Ma ancora una volta siamo davanti a una verità penultima e il doppio futuro di Barney Mayerson lascia pian piano il posto alla spaventevole figura di Palmer Eldricht. E in un dialogo rivelatore Mayerson scopre che neppure Eldritch è immune alla deportazione mentale della sua droga: come un pescatore di anime interplanetario egli è solo, condannato a vagare nei mondi da egli stesso creati, e cerca come può di popolarli, attirando a sé altri sciagurati. Insomma anche Eldritch, il raccapricciante, il terribile Unheimliche, “l’estraneo” dei termini psicanalitici che genera inquietudine e paura primordiale, si scopre essere un poveraccio, peraltro condannato a morte da Leo Bulero, che con i suoi potenti mezzi sta cercando di ucciderlo in ogni modo e in ogni mondo. Se non che anche Bulero è stato deportato da Eldricht. Ancora una verità parziale, che verrà amaramente smentita? E dove va cercata allora la verità finale, terrena, solida e stupida come una pietra? Molto probabilmente fuori dal terribile circolo ermeneutico sshleiermacheriano del Sergente Pepper e dell’universo autofagocitante delle Stimmate. Così come ci si presenta A Day In Life, probabilmente la massima composizione pop (inteso nel senso più ampio del termine) del XX secolo, fisicamente collocata al di fuori dello spettacolo di Billy Shears e della banda dei cuori solitari del Sergente. Ma ancora una volta, sarà davvero così? In altre parole ne siamo fuori? L’incedere della canzone è sontuoso, emozionante, ancora una volta familiare e contemporaneamente così straniante ed inquietante (per avvalerci ancora una volta del tedesco tanto caro a Dick “unheimliche”). Purtroppo scopriremo alla fine della strofa che non siamo fuori proprio da un bel niente. La canzone è la summa, il tremendo bigino dell’esperienza psichedelica. I Beatles rompono ogni indugio e sull’epocale cambio di tempo attorno al secondo minuto della canzone possiamo tranquillamente metterci comodi perché il nostro viaggio probabilmente non finirà mai. Un attimo fa stavamo lì a leggere il giornale con John e ora siamo laggiù, tempo di farci una fumata e addio!
Nondimeno ritorneremo, ma proprio come Mayerson avremo difficoltà ad intuire il confine tra l’illusione e la realtà ultima e vera. Dio, se per caso il tuo potere può arrivare fino a questo mondo “libera me domine!” come avrà ad esclamare lo stesso Dick durante il suo unico viaggio di LSD, peraltro realizzato solo un paio di anni dopo la stesura del romanzo “le tre Stimmate”. E in una cacofonia di risate beffarde, nell’astruso montaggio che chiude in maniera circolare il disco si può sentire un Lennon che con il suo tipico tono tra il beffardo ed il serioso ci rivela : 'non c’era altro modo'.
Un deliquio totale musicale e un delirio filologico senza speranza. Il disco più gelidamente tremendo della storia della musica, lo sfrigolare di cervelli fritti nell’aria. E tuttavia, dal punto di vista professionale, ancora una volta (ed esponenzialmente di più di tutte le altre) i Beatles ce l’hanno fatta. L’album ai giorni nostri, è quotato al primo posto indiscusso nella classifica all-time del 70% delle più autorevoli pubblicazioni di musica pop del mondo, al di là della valenza musicale Sergent Pepper segna un inequivocabile innalzamento della posta politica che la musica pop e la pop art in generale venivano a presentare alla società. Il grado di pervasività del Pepper fu senza uguali, salutato fin dalla sua presentazione come una pop revolution, recante tuttavia un messaggio che iniziava a suonare sinistramente fuori sincrono alle coscienze più sveglie dell’epoca. La ruota aveva già girato ancora, i segni erano ben visibili per le strade, nelle aule politiche, sui campi di battaglia che incendiavano il mondo (e che proseguono nella pura ottica Orwelliana di guerra permanente tutt’oggi).

Conclusioni
E se tra Marte, la Terra, la Luna e tutti gli altri mondi facilmente raggiungibili dall’illusione senziente che ormai era diventato, Barney Mayerson prosegue nella sua
esperienza allucinata, nella scena finale del libro ritroviamo Leo Bulero che invece non si rassegna all’eterna deportazione psichica alla quale sembra essere condannato, ed escogita la distruzione dell’astronave con la quale si muove Palmer Eldritch. Ma proprio mentre è sulla nave che ritorna da Marte, dove si era recato a trovare l’ormai disgregato Mayerson, e sta spiegando ai suoi collaboratori i dettagli della missione si ferma a rimirarsi il braccio destro: è artificiale, così come meccanica si presenta la sua mascella e i suoi propri occhi. Le inequivocabili Stimmate della perdizione sono nuovamente su di lui e su tutti i passeggeri dell’astronave. Ma non è tutto. Il romanzo si apriva infatti in maniera insolita, con una 'nota audio ai dipendenti dell’azienda di Bulero che recitava così:
'Insomma, dovete tener presente che dopo tutto siamo fatti solo di polvere. Ammetterete che non è molto se si vuole tirare avanti; e non dovremmo dimenticarcelo. Ma tenendo conto di questo, che non è certo un bell'inizio, non è che ce la stiamo cavando male. Insomma, personalmente sono convinto che ce la possiamo fare anche in questa situazione del cavolo in cui ci ritroviamo. Mi seguite?' (nota audio ai dipendenti di livello pre-mod, dettata da Bulero al suo ritorno da Marte).
Questo esergo, posto all’inizio del romanzo, amplia a dismisura gli orizzonti narrativi dell’autore e la circolarità dell’opera trascende le pagine del romanzo e piomba prepotentemente nella nostra realtà, obbligandoci a riprendere la lettura dall’inizio. Per quanto ne sappiamo noi la battaglia è ancora in corso. E la posta in gioco è la dominazione psichica, ad opera di Eldricht, del Sergent Pepper o dell’entità pervasiva che da sempre è riconosciuta con il termine Dio, in tutti gli universi possibili. Compreso il nostro, dove anche noi siamo qui a lottare per cercare di capirci dentro qualcosa. Dove siamo sempre stati, come abbiamo sempre fatto.
Stefano Silva
Sgt. Pepper's

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