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mercoledì 27 aprile 2011

LA VICTORIA, "La V." (2011, distr. Wondermark)

Attivi con questo nome dal 2010, dopo molteplici e differenti esperienze i cinque di Roma danno alle stampe un disco che nel suo scorrere ci mostra una buona band, ben preparata e ben supportata in sala sia sotto l'aspetto sonoro sia quello dinamico. Dagli Smiths e i Southern Death Cult di Ritento, sarò più fortunato, passando attraverso le schegge di Violet Eves e/o Panoramics della pop-wave borderline di In fuga da me ecco Peter Gordon tuffarsi con La scatola di carta nell'Hudson, emergere dal Tamigi e abbronzarsi al sole dell'Urbe. Gran bel groove per La grande ingiustizia. Voci sexy e chitarre torbide trasudano torrido funk-rock come, per esempio, in Lontana è la città, ancora madido di funky hendrixiano miscelato a un ritornello che più italico non si puo': ibrido esplosivo, potenzialmente una hit. Tralasciando l'inquietante Anna Moore, tra Eagles e Celentano, ecco le due perle. Io sono Dillinger è un interessante e straniante esperimento di progressive-pop con ricordi di certi pezzi commerciali dei Rush, ma solo ricordi; un bel brano, anche se, forse, troppo pulito. Ma in assoluto il pezzo migliore è Bambola russa: bella intro fra piano, chitarra e voce, emoziona e si fa riascoltare più volte questa ottima ballad, nel solco delle migliori canzoni rock italiane; un gioiellino che avrebbe lasciato il segno fra il '67 e il '75, ma che potrebbe avere un presente e soprattutto un futuro anche oggi, se ben proposta. La finale ha un'anima british-rock fino al midollo, quasi una outtake da A bigger bang. Lo stomp di 10.7 merita da solo una medaglia. Vivo, infine, ci fa volteggiare fra Dublino e Correggio senza nulla togliere o aggiungere a un bell'album di onesto pop-rock italiano ben suonato, molto ben arrangiato e ottimamente registrato.
Maurizio Galasso

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