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mercoledì 19 gennaio 2011

IRON & WINE: "Kiss Each Other Clean" (2011, W.B.)

Sono trascorsi quattro anni dall'ultimo lavoro di Iron & Wine. Cosa avrà fatto tutto questo tempo il cantautore americano? Dove si sarà rifugiato per trovare l'ispirazione?
Mi piace pensare che per tutto questo tempo abbia passeggiato osservando e ascoltando tutto ciò che aveva intorno.
Divenuto ormai un' icona per il folk-indie americano il texano Sam Beam si è man mano ricucito un posticino lì tra i personaggi più importanti del decennio scorso. Tutti almeno una volta dovrebbero ascoltare un disco come "Our Endless Numbered Days" (2004).
Dopo "The Shepherd's Dog" (2007), una serie di Live e raccolte ecco a noi "Kiss Each Other Clean" l'ennesima svolta musicale di Iron & Wine.
Il nuovo album 'suona come la musica che si ascoltava nell'auto dei genitori' dice Sam Beam.
Un ritorno al passato quindi, agli anni in cui la musica sembrava avere un'importanza rispetto ai giorni nostri. Agli anni dei Beatles, dei Beach Boys, di David Crosby, agli anni in cui le sperimentazioni erano all'ordine del giorno. Agli anni in cui la melodia era l'anima della musica. Agli anni in cui acquistare un disco significava crescere. Ed è cresciuto Iron & Wine.
Ce lo dimostra con "Kiss Each Other Clean", un disco ricco, brillante nelle sfumature e nelle sovraincisioni, variegato nei colori e nella strumentazione.
Walking Far From Home è il migliore inizio possibile. Me And Lazarus è un funky blues dalle venature jazz. Tree By The River è un inno alla gioia.
Monkeys Uptown e Rabbit Will Run profumano di Africa. Big Burned Hand trasuda funky.
Your Fake Name Is Good Enough For Me, che chiude l'album, è a dir poco meravigliosa.
In sintesi "Kiss Each Other Clean" è un lavoro splendido, il miglior ritorno per Iron & Wine, un disco dove si possono sentire i raggi del sole che ti accarezzano senza mai scottarti.

Michele Passavanti

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