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sabato 15 gennaio 2011

"HENDRIXIANA": Storia della ripubblicazione delle opere di Jimi Hendrix

A giudicare dalla mole impressionante delle registrazioni che ci ha lasciato si direbbe che Jimi Hendrix nella sua pur breve vita non abbia fatto altro che suonare. Suonare in continuazione. Ecco perché dopo la sua prematura morte sono emersi, ed emergono tuttora a distanza di decenni, nastri contenenti spesso autentiche perle che, data la caratura del personaggio, lasciano invariabilmente senza fiato. Vogliamo qui riepilogare l’intera vicenda dagli inizi. Dopo la morte del Nostro si comincia a mettere le mani sull’ingente materiale da lui inciso e rimasto inedito. In quest’attività si distingue, per lo più negativamente, il produttore Alan Douglas.
Di lui ricordiamo bene un’intervista, dove affermava che non gl’interessava chi fosse sul palco: fosse stato anche Jimi Hendrix se c’era una parte che non andava l’avrebbe tagliata, e a tale rigoroso criterio - ineccepibile se riferito ad un qualunque artista, ma troppo rigido se applicato ad un genio musicale come Jimi, uno che anche quando 'sbaglia' illumina il mondo - egli si è attenuto non solo nella pubblicazione dei live, ma anche nel rivisitare le registrazioni di studio, arrivando addirittura a sostituire intere parti originali di basso e batteria, a suo giudizio non ottimali, con altre fornite da session man, confezionando così dischi discutibili come "Crash Landing (marzo 1975)" e "Midnight Lightning (novembre 1975)", tant’è che gli stessi sono stati successivamente ritirati dal mercato.
Bisogna ammettere tuttavia che Douglas è anche riuscito a dare alle stampe un paio di dischi postumi del Nostro niente affatto male, ovvero il doppio dal vivo “Concerts (1982)" (I don't live today) - per inciso il primo LP di Jimi preso da chi scrive – in seguito ristampato in cd con l’aggiunta di un’inedita versione live di Foxy Lady registrata a San Diego, e “Blues (1994)", su cui avremo modo di tornare.
Ma l’aspetto più importante da sottolineare è che Douglas, come anche gli altri che si sono occupati della ristampa in formato cd del catalogo hendrixiano, ha utilizzato nastri non di prima generazione (ovvero quelli in cui i suoni sono stati incisi), ma di seconda o terza generazione (ovvero copie e addirittura copie di copie dei nastri originali!), con una resa sonora quindi inferiore. E questo è quello che gli ignari appassionati, acquistando questi dischi così come le ristampe in cd degli stessi, hanno ascoltato per anni.
Per fortuna le cose cambiano quando nel 1995 l’opera omnia registrata da Hendrix passa dopo lunghe battaglie legali nelle mani dei suoi eredi, il padre James 'Al' Hendrix e la sorella Janie.
Finalmente, grazie ad un paziente e certosino lavoro di ricerca, per la masterizzazione e la stampa dei cd si utilizzano per la prima volta nastri di prima generazione e il risultato si sente! All’epoca della pubblicazione comprai, appena licenziato dalla Experience Hendrix L.L.C. (la società fondata dagli eredi di Hendrix per ripubblicare il suo catalogo), "Are You Experienced" e confrontai (abbastanza scettico a dire il vero) la mia 'vecchia' copia in cd con quella pubblicata dalla Experience. Il risultato del raffronto, fin dall’iniziale Foxy Lady, fu sbalorditivo: nella vecchia copia il suono risultava più scuro, ovvero c’erano più frequenze basse a scapito delle frequenze medie (quelle che danno 'calore' al suono) andate perse nella duplicazione del nastro, laddove la brillantezza della nuova versione, data dal fatto che tutte le frequenze erano conservate, era a dir poco entusiasmante.
Andiamo quindi con ordine nel ripercorrere la pubblicazione del materiale hendrixiano da parte della Experience Hendrix.
L’operazione comincia nell’ormai lontano 1997. Vengono pubblicati in questa scintillante edizione gli album usciti ancora vivo Hendrix, ovvero "Are You Experienced (1967), Axis: Bold As Love (1967)"(Up from the skies), il capolavoro "Electric Ladyland (1968)" (Crosstown traffic) e il live "Band Of Gypsys (1970)". In una discoteca rock (e non solo) non possono certo mancare.
Sound spettacolare, booklet coloratissimi in sintonia con l’anima psichedelica del Nostro, foto magnifiche, note di copertina esaustive: cosa volere di più? Ma non è finita qui. Chiaro che, anche da un punto di vista puramente commerciale, l’operazione richiede un quid novi che possa attirare l’attenzione degli appassionati e dei media. Ecco che, strombazzatissimo, viene inoltre pubblicato quel "First Rays Of The New Rising Sun" (Earth Blues) che nell’intenzioni di Hendrix doveva essere il doppio album degno successore di Electric Ladyland, i cui brani, sparsi qua e là, erano finiti principalmente in "The Cry Of Love (1971)" ed altri dischi postumi. Una vera manna, testimone, tra l’altro, dell’inesausta creatività di Jimi e del suo tuffarsi sempre più nella musica nera, ed in particolare nel funk.
Di lì a poco, sempre nel 1997, a sorpresa viene pubblicato "South Saturn Delta" (15 Midnight Lightning), che contiene ben 15 brani inediti.
Nel 1998 vede la luce "Blues" (Mannish Boy), disco che, come ricordato sopra, era originariamente uscito con la produzione di Alan Douglas. Remixato per l’occasione, il lavoro esplora i legami inscindibili di Hendrix col blues attraverso 11 tracce. Disco, inutile dirlo, imperdibile anche per gli amanti della 'musica del diavolo'.
Sempre nello stesso anno (l’Experience Hendrix viaggia ormai a pieno regime!), viene pubblicato "BBC Sessions" (Driving South), doppio cd che contiene le esibizioni della Jimi Hendrix Experience alla BBC.
Nel 1999 viene dato alle stampe lo splendido "Live At The Fillmore East", doppio cd contenente estratti dai concerti di Capodanno del 1969 tenuti da Jimi con la Band Of Gypsys, esecuzioni non contenute in Band Of Gypsys ma sempre di livello stratosferico, e quindi "Live At Woodstock", altro doppio cd che documenta la storica esibizione di Hendrix al celeberrimo festival.
Nel 2000 esce "The Jimi Hendrix Experience", un elegante cofanetto in confezione vellutata viola costituito da 4 cd: una cornucopia di inediti di studio e folgoranti esibizioni dal vivo.
E’ il momento di tornare a riproporre i grandi live, ed ecco che la Experience Hendrix pubblica nel 2002 "Blue Wild Angel", documento dell’esibizione all’Isola di Wight il 30 agosto del 1970, l’ultimo grande - e sofferto - concerto del Nostro. Nel 2003 invece è la volta di "Live At Berkeley", un concerto fenomenale: lo show presentato è il secondo tenutosi il 30 maggio 1970.
Buon ultimo sul versante live (almeno per ora), nel 2007 esce "Live At Monterey", il Big Bang di Hendrix, vera pietra miliare della storia del rock.
Sembrava che non vi fossero altre notizie degne di nota da parte dell’Experience Hendrix, e invece nel 2010 viene pubblicato "Valleys Of Neptune". Accolto da molti con non particolare entusiasmo: a chi scrive il cd è piaciuto e anche parecchio.
Concludiamo la carrellata con la recente uscita di "West Coast Seattle Boy" (Help me-Get that feeling), altro lussuoso cofanetto con una miriade di inediti di studio e dal vivo. E la saga sembra essere destinata a continuare, pare che ci sia ancora moltissimo materiale…
In questo breve excursus non abbiamo dato finora conto, perché discorso a sè, delle raccolte. Provvediamo: "Smash Hits, Experience Hendrix – The Best Of Jimi Hendrix" e "Voodoo Child - The Jimi Hendrix Collection", quest’ultima di maggior interesse perché contenente numerose tracce live. L’Experience pubblica anche concerti di Hendrix nella collana Dagger, con qualità della registrazione più approssimativa, che si possono ordinare attraverso il sito ufficiale. Poi ci sono i DVD, ma questo è chiaramente un capitolo a parte.
S’impone, in chiusura, una riflessione su pregi e limiti di questa gigantesca operazione discografica, forse la più complessa della storia della discografia in campo rock.
Il fatto che la gestione di questo tesoro artistico sia passata nelle mani della famiglia Hendrix ha garantito una maggiore cura per quanto riguarda l’aspetto sonoro. Tuttavia l’esigenza di mantenere desta l’attenzione su Jimi da un lato e quella ineludibile di creare dischi comunque fruibili dall’altro hanno comunque disperso il repertorio, laddove chi nutre esigenze di carattere filologico (come chi scrive) avrebbe senz’altro preferito una pubblicazione degli inediti in rigoroso ordine cronologico di realizzazione.
Rimane poi l’interrogativo se sia giusto pubblicare materiale che Hendrix stesso in alcuni casi non avrebbe licenziato, o avrebbe pubblicato in modo diverso. Pensiamo solo a tutti i brani inediti il cui missaggio non è stato supervisionato da Jimi, che era quanto mai creativo anche in questa fase della produzione di un disco, col risultato che l’ascoltatore è privo dell’esperienza del mix come lo avrebbe voluto il Nostro.
Chi scrive ritiene comunque positivo che tutto questo materiale inedito, di ottima e talvolta straordinaria qualità – parliamo di un genio, ricordiamocelo –, sia reso comunque disponibile agli amanti della grande musica.
E’ assodato: basta mettere nel lettore cd un qualunque brano di Jimi, noto o ancora sconosciuto, e la MAGIA ritorna SEMPRE, tanta è la forza di questo straordinario artista.
E allora ... keep on playing Voodoo Child...

Ruben

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