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sabato 6 novembre 2010

LIVE REPORT : "SONGS WITH OTHER STRANGERS" - Torino, Hiroshima Mon Amour 22 ottobre 2010


Songs with other strangers non e' un gruppo, ne’ tantomeno un 'supergruppo', ma invece l'occasione che (cant)autori e musicisti con percorsi e passaporti diversi colgono, da qualche anno a questa parte, per condividere pezzi della propria creativita' individuale, tra di loro e con chi li va ad ascoltare ai concerti, senza operazioni discografiche alle spalle e con un approccio libero nell'imbracciare gli strumenti. 

Marta Collica
L'idea iniziale di Marta Collica (autrice, componente dei Sepiatone e della band di John Parish) è del 2004 e nello stesso anno viene raccolta da Hugo Race (con lei pure nei Sepiatone, fondatore con Nick Cave dei Bad Seeds oltreche' frontman dei True Spirit), Cesare Basile (cantautore, già in Candida Lilith e Kim Squad, di lui collaboratrice storica), John Parish (autore, strumentista, partner musicale di PJ Harvey e suo produttore, ruolo in cui vanta collaborazioni con Eels, Sparklehorses e Giant Sand) e Manuel Agnelli, leader degli Afterhours. Con l'aggiunta di Giorgia Poli al basso (già tra i fondatori degli Scisma e poi nella band di Parish), di un batterista e di una violoncellista il progetto prende vita e nel 2005 si arricchisce della collaborazione di Stef Kamil Carlens, co-fondatore dei dEUS e ora componente di Zita Swoon.
Basile, Agnelli, D'Erasmo, Race, Carlens
Sono questi stessi musicisti a presentarsi sul palco dell'Hiroshima Mon Amour di Torino, senza pero' un batterista vero e proprio, con Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours e il suo violino al posto del violoncello e con in piu' Steve Wynn, già leader dei Dream Syndacate
La line-up cosi’ composta durante il concerto varia però di assetto a ogni pezzo: infatti tutti passano dalla chitarra alla tastiera (e viceversa), si scambiano il ruolo di voce solista e si impegnano alle seconde voci o nei cori. Parish e Basile in piu’ a turno siedono anche dietro la batteria.

John Parish
L'inizio e' affidato alla voce di John Parish, con Baby’s coming, scritta da lui appositamente per il tour. Quindi tocca a Hugo Race con High in love, dei True Spitrit, seguito da Marta Collica che presenta la sua Anger. Con il brano “urlato” da Basile, Strofe della guaritrice e l'entrata sul palco di Steve Wynn alla chitarra, il concerto s'infuria: e prende poi fuoco con Manhattan fault line di Wynn medesimo, seguito da Stef Kamil Carlens in una versione blues-psichedelica di This is love di PJ Harvey.

Steve Wynn
Poi è la volta di Race con Shallow tears e quindi di John Parish con Rachel, dopodiché il microfono principale passa all'attesissimo Manuel Agnelli: che esegue Pelle, degli Afterhours, naturalmente accompagnato da Rodrigo D'Erasmo (alle prese, durante il resto del concerto, anche con chitarra, tastiera e cori). Ritorna quindi alla voce Basile per L'orvu, in dialetto siciliano e prosegue Carlsen in una cover della dylaniana Big city sorretta da eterei pizzicati di chitarra elettrica. Tocca poi a Marta Collica duettare con John Parish in Just water, di sua composizione, giusto prima della versione inglese di Ballata per la mia piccola iena, sempre degli Afterhours, cantata da Agnelli e sorretta da D'Erasmo con solidi e avvolgenti tappeti di violino.
Kamil Stefen Carlens
Resolution, song recente di Wynn, ipnotica e tirata nella tradizione Dream Syndacate, chiude poi ufficialmente la scaletta: ma dopo i saluti e il solito richiamo da parte del pubblico, non intenzionato ad andarsene subito, arrivano ancora il dark-blues Mida's touch di Race, l'altrettanto scura To speack of love di Basile, cantata con Race all'unisono e, per ultima, una versione corale ed energetica della Everybody knows di Leonard Cohen. Che nonostante le apparenze non conclude pero’ ancora  la serata: perché, dopo essere usciti nuovamente dal palco, i musicisti rientrano ed eseguono, passando dallo psichedelico allo psicotico, tra vuoti e pieni, una Black eyes dog di Nick Drake che si conclude con un crescendo noise strumentale.
Giorgia Poli
La sequenza di canzoni, ognuna frutto delle differenti individualità artistiche presenti sul palco, ha trovato un comune denominatore nelle sonorità costruiteci attorno dal lavoro dei musicisti, lavoro che ha  ridotto le differenze stilistiche tra un brano e l’altro dando al tutto un senso di assieme. Forse risultati ancora diversi (e ancora migliori), nell’opera di condivisione delle singole creatività, avrebbe dato il far cantare i brani non dai rispettivi autori, aggiungendo così anche nuovi punti vista non solamente strumentali.

Cesare Basile
Songs with other strangers non è sembrata pero’ una jam session a cui ognuno contribuiva sul momento: le singole parti sembravano strutturate e studiate per essere funzionali le une alle altre, con margini per l’improvvisazione limitati e individuati. Per ottenere questo si sarà reso un lavoro preparatorio adeguato, che andrebbe ulteriormente esteso se coinvolgesse altri aspetti delle esecuzioni: ll 2010 ha visto solo quattro date, in Italia, ma per il 2011 si è sentito parlare di tour europeo e chissà che questo non possa voler dire altri e più ampi sviluppi nel repertorio e nelle esecuzioni.
Rosalba Guastella e Claudio Decastelli


fotografie di Rosalba Guastella


John Parish e Manuel Agnelli
con Rosalba Guastella e Claudio Belletti (Rubbersouldischi, Torino)


"Songs with other strangers: un progetto fatto da - e - di gente vera, alla mano e semplice, di persone che non se la tirano affatto e credono in quello che fanno ... con l'amore per la musica e per la condivisione"
  (Rosalba Guastella)


Songs With Other Strangers live in Ravenna 20ott2010 - My Little Hyena
Songs With Other Strangers - Everybody Knows (Leonard Cohen) - Roma - 24 Ottobre 2010
Songs With Other Strangers - This is Love (PJ Harvey) - Roma - Teatro Palladium - 24 Ottobre 2010


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